Il leone di Fiorenzuola

La ricordo come fosse ieri, quella mattina di un settembre di tanti anni fa.  L’aria in classe era rarefatta, fosse volata una mosca, si sarebbe beccata persino lei una nota sul registro, se non un paio di giorni di sospensione. Era il primo giorno di ginnasio, il mio debutto al liceo classico e il nostro nuovo professore di greco si presentò con queste parole guardandoci fisso: «Oh, mettiamo subito in chiaro una cosa: io non sarò mai vostro amico. Voi arriverete ad odiarmi». Pallori, occhi sbarrati, e respiri affannati. «Ma dove son capitato?» pensai. Ero venuto ad Atene, ma mi ritrovai a Sparta. Tolleranza zero: Rudolph Giuliani, al confronto, un hippie di Venice Beach. Ricambiai l’ostilità in effetti da subito, poi via via, giorno dopo giorno, mutai il mio atteggiamento nei suoi confronti, e così anziché odiarlo, arrivai ad apprezzarlo.

Duro e severo, ma era un bravo professore. Non gli importava come trascorressi i miei pomeriggi e che idea politica stessi maturando, quelli in fondo erano fatti miei, ma pretendeva solo che in classe sapessi tradurre Plutarco e Senofonte. Il greco me lo fece entrare nella zucca quanto mia nonna il dialetto, a tal punto che all’esame di maturità lo avrei portato come prima materia nell’orale. E, sovvertendo ogni pronostico, timbrai il 2 che mi valse il 13 in schedina: fu proprio grazie all’esibizione in greco, che uscii vivo da quelle Forche Caudine.

Nella vicenda che ha visto per misero protagonista un docente del liceo di Fiorenzuola, quel tizio che ha minacciato i suoi studenti qualora avessero partecipato alla chiamata a raccolta del popolo delle Sardine Se vi becco fra le Sardine il 6 lo vedrete col binocolo. Vi renderò la vita un inferno perché di idioti in classe non ne voglio» gli ha scritto su quello scannatoio che è Facebook), ho pensato a quel mio vecchio professore e ne ho convenuto come un conto sia essere duri e severi, un altro sia invece atteggiarsi ad esserlo fino ad affogare nel mare mosso dell’idiozia. Si fosse rivolto ai Pinguini amici di Salvini, tanto ormai al posto del parlamento pare di stare al mercato ittico, nulla cambierebbe. Perché, non è il colore della scemenza il punto. Comunque la si pensi, se spunta una generazione che crede e si adopera nell’impegno e nella partecipazione (la libertà cantata da Gaber), non è che un bene per tutti. Ed è su questa «meglio gioventù» che almeno non si lobotomizza a colpi di telefonino e reality in tv, che dovremmo tutti trovarci per una volta d’accordo.

Di fronte all’ondata d’indignazione, il professore di Fiorenzuola ha provato a metterci una toppa, scrivendo parole d’imbarazzate scuse. Tardive, perchè la frittata l’aveva già bella che servita. E non era nemmeno la prima che spadellava nelle sue serate da leone della tastiera. Leggo, e umanamente mi dispiace, che il docente ha accusato un malore ed è stato trasportato in ospedale per accertamenti: nulla di grave. Nell’augurargli una pronta guarigione, non lo vorrei tuttavia vedere far ritorno in cattedra. Bene sarebbe che il suo sproloquio social rimanesse la sua ultima lezione. Se per Albert Einstein «l’arte dell’insegnamento è risvegliare la gioia della creatività e della conoscenza», questo signore ha solo sbagliato mestiere. Quel mio austero professore di greco, duro e severo che fosse, no. Lui era semplicemente bravo.

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Lorenzo Fabiano

Sono nato a Verona, dove vivo, nell'ormai (ahimè) lontano 1966; giornalista pubblicista, collaboro con il Corriere del Veneto, Gazzetta dello Sport, Hellas 1903, Distretto Panathlon Italia, Athleta e ovviamente qui su Il Nazionale. Amo soprattutto raccontare vecchie storie di sport. Ho scritto finora sette libri e sto ora lavorando all'ottavo. Altri ne verranno. Detesto urla e fenomeni di turno; la vera rivoluzione nasce dal recupero del buon senso, cosa che questo paese pare aver perso di vista da un po'. Citando Oscar Wilde, "amo parlare di niente, perchè è l'unica cosa di cui so tutto"

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