All’armi… con i Bucaneve!

La Galanthus Nivalis della famiglia delle Amaryllidaceae, più comunemente conosciuta come Bucaneve, è tornata a fiorire, come ogni fine inverno, facendo capolino qua e là tra chiazze di neve ormai primaverile, sopravvissuta ai raggi del sole sulle vette delle nostre montagne. Anche sul Monte Baldo, in queste prime settimane di marzo, se ne possono ammirare in gran quantità, con il solo sforzo di risalire i pendii che partono dagli ultimi centri abitati per arrivare fino alle creste sommitali. Una delle escursioni più panoramiche, classiche e relativamente semplici, segue la vecchia seggiovia di Prada fino al rifugio Chierego e poi alla cima Costabella, ma sono tanti gli itinerari che possono essere intrapresi, dando prima uno sguardo alle condizioni meteo. Camminando fuori dal bosco, tra malghe e prati, non è il clima o la temperatura a segnalare all’escursionista l’arrivo della primavera, non le marmotte che escono dal letargo e popolano terreni e prati montani in numero sempre crescente, ma pigre a sufficienza per aspettare ancora un pò prima di destarsi, non gli onnipresenti camosci. È lei invece, la Galanthus Nivalis, a non sbagliare mai, vero metronomo del passaggio di stagione. Esce a fine inverno, prima tra tutte le piante a fiorire, più lesta della fauna in letargo, pronta a segnalarci il cambio di stagione con una regolarità disarmante in questi anni di sconvolgimenti climatici.

Il Rifugio Chierego ubicato sulla spalla che porta a cima Costabella durante il disgelo

Il Bucaneve è una pianta strana: la notiamo nel periodo di fioritura, quando i suoi petali bianchi sovente si mimetizzano con la neve ancora al suolo e pensiamo che sia stagionale, perché per il resto dell’anno nessuno la cura, nemmeno lei forse si prende sul serio, eppure è una pianta perenne. Resiste all’inverno, resiste all’estate; sboccia per un breve periodo, bucando con notevole sforzo la coltre bianca sferzata e indurita dal vento. Il suo compito nel creato, o quantomeno ci piace pensare che sia così, è proprio quello di avvisarci dell’imminente primavera: conscia e responsabile di questo compito, si prepara tutto l’anno e, puntualissima, la ritroviamo ad animare i profili montani, giusto per il tempo dell’annunciazione. Non deve essere una vita facile la sua, sempre contro vento, con pochi giorni di gloria in un anno intero, guadagnati con notevoli fatiche e senza nemmeno la possibilità di indossare un abito sgargiante, obbligata al candore delle vesti, in perfetto stile Wimbledon.

Prati innevati sul Monte Baldo in una giornata di tardo inverno

“Che vitaccia, poverina!”, penserà assorto l’escursionista che, a capo chino e con passo lento e incessante, risale i ripidi pendii, dimora del Bucaneve. Forse a causa della fatica dell’ascesa o più probabilmente per un senso di sconforto montante, figlio di un’inverno che se ne va senza nemmeno la gioia di un’epica nevicata, l’escursionista non può non provare un certo trasporto per le sorti del bianco fiore e immedesimarsi in lui per il tempo di qualche pensiero. Lui, l’escursionista, così inorridito dalle magre e inquietanti vicende quotidiane, dove montano aggressività, odio ingiustificato, intolleranza generalizzata e sfiducia, lui che assiste attonito al declino di valori, istituzioni e ambiente circostante, sventurato ambasciatore di un’etica ormai minoritaria da decenni, troppi, quasi da sentirsi a rischio estinzione, prova a piegarsi sotto alla neve in quest’inverno culturale nel quale la società contemporanea sembra stata risucchiata. Richiama energie e forze in attesa di una nuova Primavera.

Panorama dal versante lacustre del Monte Baldo con vista sulla sponda bresciana

Serve pazienza, perseveranza, sicurezza nella propria natura, la medesima che adotta il Bucaneve per resistere un anno intero; occorre moderazione e lucidità per prepararsi al momento, quello in cui si potrà bucare la neve, in cui sarà tempo di rifiorire e urlare alla montagna e al creato che è Primavera, che l’inverno è alle spalle. Per un attimo forse si tornerà a parlare di diversità come valore, di famiglia senza alimentare dietrologie o campanili politici, di etica, di sviluppo, di capacità professionali e non di visibilità o di like, di ponti da costruire e non di porti chiusi. Sarà per un attimo, perché poi nuove stagioni avanzeranno e il Bucaneve tornerà nell’anonimato, offuscato dalle Genziane, dai Rododendri, dagli Asfodeli che coloreranno i profili orografici del Baldo nelle stagioni successive. È sempre stato così, non solo per il Bucaneve, ma anche nella storia umana: periodi di abbacinante e vacuo splendore e ricchezza – l’estate – sono stati premessa per un impoverimento culturale e di costumi tali da generare momenti di buio, di oscurantismo, di guerre – l’inverno –. La Natura è ciclica e i ritmi dell’uomo non se ne discostano. L’escursionista, a questo pensiero, si rinfranca: i Bucaneve sono un chiaro segnale, la Primavera sta tornando, occorre prepararsi. All’armi!

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Lorenzo Mori

Lorenzo Mori

Lorenzo Mori, nato a Verona 11 anni dopo l'alluvione di Firenze e pochi mesi prima del rapimento Moro, si alterna tra la professione di consulente free lance (un po' commercialista, un po' controller) e il ruolo di allenatore di pallavolo. Papa' da qualche anno, ha sempre sognato di scrivere un trattato sulla città ideale, ma non lo farà mai; nel frattempo importuna gli amici di Facebook con post di lunghezza immane e pesantezza insopportabile. Nostalgico quanto basta della "polis" greca e dei campioni alla Roberto Baggio, è soprattutto appassionato di neve e boschi e il suo motto preferito, di gucciniana memoria, è: "Uscir di casa a vent'anni è quasi un obbligo, quasi un dovere"

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