Lo “stadio dell’arte”

Nell’opera apocrifa compilata da Peter Gast, Nietzsche al primo paragrafo scriveva:
«le grandi cose esigono che se ne taccia o se ne parli con grandezza;
con grandezza, cioè con innocenza: cinicamente».

Noi parleremo quindi con innocenza di un evento grandioso che è in incubazione nella città dove il butelismo, come abbiamo visto (https://ilnazionale.net/attualita-e-politica/il-butelismo-categoria-dello-spirito/) è una categoria dello spirito. Autentica peculiarità veronese, come la pearà, nella città di Giulietta e Romeo il butelismo è praticamente una religione civile. E come ogni religione civile che si rispetti, esso ha un tempio ove ne vengano officiati i riti: lo stadio. Tempio che ormai, (ahimè ahimè), è logorato da mille e mille celebrazioni. Pertanto è con tono non meno che grandioso, cioè come Nietzsche ci insegna, “innocente”, che occorre parlare della proposta per la realizzazione di un nuovo tempio, forse non la proposta che ci meritiamo, ma quella di cui avevamo bisogno (semicit.).

Dunque veniamo ai fatti, sebbene essi non esistano più, essendo stati sostituiti dalle opinioni, talvolta di un clown.

Tramite una mail di posta elettronica certificata (ovverosia una PEC) sarebbe arrivata all’attenzione dell’amministrazione comunale la proposta da parte una «società di scopo di diritto italiano» (primalitalianismo is the new black everywhere) riguardante la costruzione del nuovo stadio. Ciò a detta dell’amministrazione cittadina dovrebbe dimostrare che «l’interesse del proponente sia effettivo». Il passaggio in realtà non è chiarissimo, dato che non si capisce bene se a certificare la serietà dell’interesse sia la ragione sociale dei proponenti (ribadiamo: di “diritto ITALIANO”) oppure l’invio tramite posta certificata. Perché, per amor di verità, era una società di scopo pure quella che ha proposto di fare il traforo, e non è finita benissimo, per usare un eufemismo. Inviare poi un “#gnègnègnè” tramite posta certificata non lo fa diventare la formula della fusione fredda, lo fa diventare un “#gnègnègnè” di cui è certa la trasmissione e la ricezione.

Lo stadio di Cagliari, che verrà presto sostituito da un nuovo impianto

Ma adiamo avanti. Apprendiamo che lo stadio sarebbe della capienza sufficiente per ospitare 25-30mila posti. Per realizzare uno stadio delle medesime dimensioni, quello di Cagliari, l’investimento previsto risulta essere pari a 55 milioni di euro. Quattrini che nel caso dello stadio di Verona parrebbe siano sborsati in toto dalla «società di scopo» proponente, dato che dalla stampa cittadina  apprendiamo che l’intervento lo «pagheranno tutto i realizzatori». Ciò svela lo “scopo” della “società di scopo”: fallire. La morte come strategia evolutiva. Il butelismo evidentemente ha trovato dei mecenati così disinteressati da suicidarsi economicamente per erigere il suo santuario. Allievi ed emuli di Wittgenstein. Il quale ha scritto una sola opera della quale, per usare un francesismo, non si capisce una mazza.  Giusto per inquadrare la matrice.

Non è chiarissima la sostenibilità di un intervento che prevede che chi lo esegua sborsi 55 milioni di euro, per avere in compensazione la possibilità di fare quelle che sono descritte come “quisquilie”: due negozietti, un ristorante e l’albergo con “vista sul campo da calcio”. Ci si figura già le falangi di turisti “Rich and Affluent” che si contenderanno la suite all’ultimo piano per poter vedere a scrocco le partite dell’Hellas e del Chievo. Chi non verrebbe a Verona solo per quello? L’albergo, inoltre, dovrebbe venire realizzato in una zona della città in cui il (valido a tempo indeterminato) PAT – che, essendo  stato approvato dalla Giunta Regionale Veneta nel dicembre del 2007, «ormai ha più di vent’anni» (cit.) – prevede un incremento di attività alberghiere e ricettive pari a 0 (in lettere: “zero”) metri quadrati.

Uno dei tanti progetti di ristrutturazione del Bentegodi, l’attuale stadio comunale

ll tempio del butelismo, poi, condivide con i Re Merovingi un’importante caratteristica: ha proprietà taumaturgiche. Infatti la sua costruzione sarà ecofriendly perché ad assoluta sostenibilità ambientale» (fateci caso: ogni cosa che è “assolutamente sostenibile ambientalmente” in genere è una boiata pazzesca) e «riqualificherà il quartiere». Cosa della quale il quartiere, in effetti, aveva disperatamente bisogno, dato che in alcuni giorni della settimana viene invaso da torme di tifosi di calcio che bevono in maniera deplorevole, occasionalmente si  impegnano nell’arte del tafferuglio e della distruzione della proprietà altrui, lasciano in giro cumuli di rifiuti e di liquidi organici e intasano pure la viabilità della zona. Il nuovo stadio attiverà taumaturgicamente un processo virtuoso grazie al quale tutto questo sarà una storia del passato e al suo posto avremo torme di tifosi di calcio che bevono in maniera deplorevole, occasionalmente si  impegnano nell’arte del tafferuglio e della distruzione della proprietà altrui, lasciano in giro cumuli di rifiuti e di liquidi organici e intasano pure la viabilità del quartiere. Per un quartiere finalmente #degradofree!

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Luca Comper

Architetto, sta al giornalismo come uno scafista sta alla marineria. Appassionato osservatore delle cose, resta umile servitore nella Vigna del Signore, oltre che manipolatore seriale. Il suo motto è «ho costruito la mia causa sulla molestia»

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