La cima immacolata di maria

Ha suscitato una forte eco mediatica, oltre alla solita caciara in parlamento, la decisione della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati di stralciare, tra gli altri (che andrebbero analizzati, peraltro, per non cedere alla distrazione di massa), l’emendamento alla legge di bilancio che intendeva regolamentare e tassare la coltivazione e commercializzazione della canapa. Su segnalazione della cassazione, che lo scorso luglio rilevò un vuoto normativo, i senatori M5S Matteo Mantero e Francesco Mollame avevano proposto di fissare il limite oltre il quale uno dei componenti psicoattivi della cannabis dovesse essere considerato droga, limite che avrebbe di fatto escluso dalla lista delle sostanze proibite la versione light.

La destra si è sciolta in applausi scroscianti, ovviamente felice di poter mettere in crisi altri 12.000 lavoratori italiani (paese da sempre produttore di canapa, per i più molteplici usi) e grati di poter rinunciare a nuove entrate fiscali. La sinistra, come spesso accade quando la realtà si discosta dal suo sogno, si è afflosciata su se stessa, in un risveglio lento da pennichella domenicale. Nel mezzo, cittadini tifosi dell’uno o dell’altro schieramento a sentirne e spararne di tutti i colori, con grandissima, deliberata confusione tra termini complessi e anatemi fuori bersaglio. In questo caos di opinioni e valutazioni, vogliamo fare, alla nostra simpatica maniera, un poco di chiarezza.

Nella marijuana, intesa come sostanza drogante, convivono felicemente due componenti con nomi chimici complessi, che noi, qui, chiameremo il Calmo – per i suoi benefici effetti sull’umore, diverse forme di epilessia e mialgia cronica, perfino sulle bizze cardiologiche – e lo Sballato, quel fetente che altera la percezione del mondo, costringe a mezzore intere ridendo del nulla e provoca una fame assassina. Con la manipolazione genetica, si sono ottenute piante che, con un contenuto massimo dello 0,5% di Sballato, garantiscono solo gli effetti positivi del Calmo, senza costituire una vera e propria droga. Questo mirava a fissare sulla pietra l’emendamento stralciato, un dato certo, comprovato da basi scientifiche.

A sentire le strumentalizzazioni della destra, con Salvini che rivendica di aver “frenato la droga di Stato”  e Meloni a rimarcare il suo personale “schifo per lo Stato spacciatore”, viene solo un pensiero: la logica e soprattutto la coerenza non abitano più le aule di Montecitorio.

il Tweet di qualche giorno fa

La marijuana – la droga, con un’alto livello di Sballato – è stata a lungo studiata dal professor Antonello Bonci, rinomato neurologo e psicofarmacologo americano, e le sue conclusioni riportate anche sul sito del professor Roberto Burioni, MedicalFacts.it. Se ne ricava un quadro a tinte lievi, un acquerello di blandi effetti psicoattivi, con rari effetti collaterali. E, soprattutto, emerge che solo il 9% dei consumatori, anche incalliti, mostra segni di dipendenza fisica o psicologica; solo la metà ha crisi di astinenza in caso di riduzione o astensione improvvisa, ma si tratta di sintomi come nervosismo o irrequietudine. Il confronto con le altre droghe, insomma, è veramente impietoso: la cannabis è completamente naturale, non viene tagliata con acidi, catrame o calcinacci, non dà allucinazioni o perdita di contatto con la realtà, non lascia il bisogno di consumarne ancora e in quantità sempre maggiori. È una droga, certo, guai dimenticarlo, ma lascia liberi di decidere se usarla, quanto spesso e di smettere in qualsiasi momento. A differenza di tutte le altre, poi, è uno stupefacente sociale e socievole, che rilassa anziché rendere frenetici, che rende allegri anziché chiudere in lunghi silenzi e solitudine.

Avrà mica ragione quello spiritello fastidioso di Natalino Balasso? Recentemente sulla sua pagina Facebook ha scritto: «A me che la tipa abbia fermato la cannabis legale non me ne frega un (censura!). Utile sarebbe rendere legale quell’altra». In effetti, quando lo “Stato spacciatore” già fornisce sostanze ben più pesanti e pericolose, non si capisce davvero perché ancora non si sia legalizzata l’unica che non ha mai provocato un solo morto. Alcol e tabacco, legalmente disponibili, con il prezioso bollino dei Monopoli, distruggono chi li assume, creano danni fisici irreparabili e provocano l’escalation del consumo, con crisi di astinenza in tutto simili a quelle da eroina. Ci sono malati terminali di cancro ai polmoni che, anche dopo aver perso ogni altra parvenza umana, ridotti alla semi-incoscienza, mantengono l’antico gesto di portarsi una sigaretta fantasma alla bocca. In Italia sono quasi 450.000 i morti a causa del fumo di legali sigarette negli ultimi dieci anni. Ma va ancora bene; basta pensare agli effetti collaterali dell’alcolismo, che si spandono ben oltre il singolo consumatore. Gli scatti d’ira e i violenti sbalzi di umore sono il prezzo che paga tutta la famiglia, gli amici e talvolta anche gli sconosciuti; per non parlare delle migliaia di vittime innocenti causate dalla guida sotto l’effetto dell’alcol (e delle droghe, spesso in combinata). Sono numeri impressionanti, quasi nove morti al giorno. Nove morti, ogni giorno.

Olio di canapa terapeutica

La politica spesso sostiene che legalizzare le droghe leggere si traduca in una sorta di induzione al consumo, mentre i dati relativi ai Paesi dove già è legale (USA e Canada) mostrano addirittura una diminuzione, sulla scia di quella che viene definita “noia della legalità”. Vantano al contempo maggiori entrate fiscali, da dedicare anche ad interventi di recupero e prevenzione, così come minor delinquenza. Se si toglie alla mafia il controllo della droga, si decapita almeno una delle sue teste; se chi ha voglia di “rollarsi una canna prima di dormire”, come direbbe l’adorabile Ornella Vanoni, può farlo senza sentirsi per questo un fuorilegge, sarà meno incline a delinquere a sua volta.

Sia chiaro e illuminato al neon: non si sta qui in alcun modo suggerendo l’uso di alcuna sostanza psicotropa, leggera, pesante o mortale che sia. Chi scrive, in effetti, detesta e considera sintomo di debolezza ogni forma di dipendenza; dopo essersi faticosamente disintossicata dalla Nutella nel lontano 1990, la vostra giornalista non ha più ammesso nella sua vita qualcosa (o qualcuno) che decidesse al posto suo, fossero anche le voglie in gravidanza. Allo stesso tempo, però, trova che la strumentalizzazione fatta dalla politica sul tema della legalizzazione sia un assurdo, specie ora che gli studi confermano da un lato gli enormi benefici del cannabidiolo (il buon vecchio Calmo, di cui sopra) nella terapia del dolore e in molte patologie neurologiche talvolta anche senza una reale cura e, dall’altro, la serenità senza troppe complicazioni che può dare, con il giusto autocontrollo e altrettanta consapevolezza, la legalizzata combustione di un’immacolata cima di maria.

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Barbara Salazer

Gira il mondo da una vita, collezionando facce e storie, ma torna sempre a casa, prima o dopo. Ha forse sbagliato studi e lavoro, ma non rinnega nulla e crede fermamente nel dare a se stessi una seconda (e terza...) opportunità. Ama la vita, la musica, i libri, il caffè e la stout. Odia la gente, ma non può farne a meno. Sta scrivendo una "Teoria della Lentezza" che potrebbe anche arrivare in libreria, con molta calma. Ha un solo difetto: l'Hellas Verona.

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