La miglior startupper

Lucia Dal Negro si è aggiudicata venerdì 13 dicembre il primo posto nella competizione del SESA, South Europe Startup Awards, per essersi contraddistinta tra le donne influenti delle startup, fondatrice di DeLab, oggi società Benefit, nell’ambito del business inclusivo, di cui avevamo già parlato in queste pagine. L’abbiamo raggiunta all’indomani di questa impresa, ancora emozionata.

Lucia Dal Negro

Lucia, ti sei aggiudicata nel giorno del tuo onomastico il primo posto nazionale per la categoria “Female Role Model of the Year”. Come ci si sente a essere premiata come donna più influente tra le startupper, riconoscendo il tuo eccezionale impegno e professionalità nel campo dell’impresa innovativa?

«Sono sincera, sono quasi incredula. È un concorso internazionale molto importante e ora mi confronterò con la vincitrice spagnola, portoghese, greca e francese. Una sorta di “campionato europeo”, dove sono felice di rappresentare l’Italia in una categoria che ha un significato rilevante: “Ruolo femminile dell’anno” implica l’avere avuto qualcosa da dire, aver ispirato qualcuno, aver persino stupito. È un premio che ripaga di tanti sacrifici.» 

Quando hai saputo della candidatura ti aspettavi questo risultato?

«No, assolutamente. Poi quando mi hanno comunicato di essere tra le 5 candidate italiane ho affiancato al mio stupore un po’ di orgoglio e mi sono detta: “Ok, vada come vada… (e io pensavo veramente di non vincere) ma giocatela” e ho continuato a fare il mio lavoro con qualche scintilla in più e con il supporto di tanti colleghi e amici che mi hanno dimostrato il loro apprezzamento sostenendo la mia candidatura. Colgo l’occasione di questa intervista per ringraziarli, uno per uno.»

Sai già quando ritirerai il premio e dove?

«A Torino il 27 e 28 febbraio, quando ci saranno le finali del premio StartUp Award per il Sud-Europa. Si riapriranno a breve le votazioni e si ricomincerà la selezione a livello europeo… è ancora lunga.»

Chi sono le altre candidate che concorrevano con te e cosa vuoi dire loro? Le conosci personalmente?

«Non le conosco personalmente ma immagino siano altre donne impegnate a raggiungere un obiettivo grande, un risultato che riempie gli occhi. Saranno anche loro delle apripista e mi piacerebbe conoscerle di persona. Sono sicura che avremmo molto da raccontarci. »

In questo finale di 2019 cosa rappresenta questo riconoscimento per te?

«Rappresenta la consapevolezza che alcune scelte difficili sono state quelle giuste e che la sfida di fondare un’agenzia indipendente attiva su Responsabilità Sociale d’Impresa (CSR), Sostenibilità Ambientale  e progettazione di modelli di business contro la Povertà era la mia vera strada.  I progetti DeLab non sono mai uguali agli altri, vengono studiati nei dettagli e disegnati ad-hoc per migliorare il posizionamento del brand grazie al valore sociale ed ambientale del proprio business. Il confine tra le chiacchiere e la progettazione seria sta nei metodi che usiamo, nelle soluzioni che identifichiamo e negli obiettivi che poniamo ai nostri clienti. In inglese c’è un detto: “It takes two to tango”, cioè per ballare bisogna essere in due. Ecco, mi piace pensare che i progetti migliori partano da progettisti seri come noi, ma trovino terreno fertile in clienti coraggiosi, che hanno fame di futuro. Noi saremo sempre accanto a quel tipo di imprenditoria, quella che non ripete litanie, ma tenta di cambiare la musica. Questo premio significa che il mio impegno e questa visione hanno ispirato chi lavora con me: il percorso è quello giusto.»

Oltre a Kokono di cui poco tempo fa abbiamo parlato in queste pagine online, quali sono i tuoi prossimi obiettivi professionali?

«Fare di DeLab un’agenzia di progettazione sociale a 360° a servizio del profit su temi sociali ed ambientali. A volte mi ispiro al lavoro dei grandi architetti: loro disegnano edifici, noi disegniamo reputazione… entrambi i progetti necessitano di metriche per stare in piedi, forma estetica e sostanza funzionale. Sogno uno spazio fisico, un laboratorio di sviluppo, da cui il nome DeLab (Development LAB), in cui professionisti di diversa formazione possano prendere per mano le aziende più visionarie e sporcarsi con loro le mani. Generare valore e innovazione mentre si fa impresa è la cosa più entusiasmante. Di recente abbiamo condiviso il progetto “BLOOM” con il Politecnico di Milano per misurare gli impatti economici della reputazione aziendale; stiamo ragionando di portare a Verona il nostro progetto “LOL-LeftOver Lovers” per la riduzione dello spreco alimentare nella ristorazione turistica e stiamo lavorando nel Digital 4 Development e nel coaching per il Terzo Settore: c’è tanta frontiera da esplorare.» 

Hai ancora sogni nel cassetto?

«Direi di sì, un’infinità. E ho tutti i cassetti aperti.»

A chi dedichi questo importante premio?

«A tutti quelli per i quali non ero mai abbastanza, oppure ero troppo.»

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Elena Guerra

Elena Guerra, giornalista e addetta stampa, laureata magistrale in Giornalismo, ha svolto ricerche nell’ambito del giornalismo interculturale grazie al gruppo di ricerca Prosmedia di cui è co-fondatrice. Si occupa di media relations, organizzazione di eventi culturali al fine di promuovere l’incontro di persone e culture diverse.

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