La sfida di Zelenskiy

Volodymyr Oleksandrovyč Zelenskiy non sarà il primo né l’ultimo attore prestato alla politica. Neppure il più celebre, almeno a livello mondiale. Tuttavia il suo compito non sarà, per livello di difficoltà, inferiore a quello che si trovò ad affrontare nel 1981 Ronald Reagan, attore hollywoodiano che indossò i panni di Presidente degli Stati Uniti nel pieno della Guerra Fredda e con un’economia americana in fase di stallo.

La questione delle relazioni con Mosca è probabilmente l’unico vero punto in comune tra i due capi del governo, oltre alla capacità oratoria derivata dalle tecniche recitative sul set. La gestione di Reagan fu premiata dai risultati. Per il neoeletto presidente ucraino, la sfida comincia ora.

Dalla fiction alla realtà

Per Zelenskiy, che domenica scorsa festeggiava una straripante vittoria che gli è valsa la nomina di presidente dell’Ucraina, ora si tratta di trasformare la seconda parte della fiction in realtà. Solo un anno fa era un comico, un personaggio di una serie televisiva, che ritraeva un uomo semplice diventato presidente per caso dopo che una registrazione video di una sua sfuriata sulla corruzione era diventata virale.

Quando si dice che la realtà supera la fantasia: domenica scorsa tutto ciò si è trasformato in un Paese esausto da una classe politica corrotta e inefficace. Contro tutti, un attore di 41 anni, abile comunicatore quanto capace di intercettare il sentire comune, ha spazzato via ogni rivale.

Zelenskiy (a sinistra) e Poroshenko (a destra)

Mentre la serie tv, in cui recita la parte di un capo di stato onesto capace di destreggiarsi in situazioni critiche e detrattori senza scrupoli, continuava ad andare in onda, Zelenskiy demoliva a parole Petro Poroshenko, l’ultimo antagonista rimasto in corsa a cui è stata attribuita l’etichetta di esponente della vecchia politica. Una sorta di marchio che gli è costato una sconfitta in tutte le regioni dell’Ucraina tranne una.

Claudio Bisio in versione ucraina

Una scena del film “Benvenuto Presidente!” con Claudio Bisio

Claudio Bisio, protagonista del film Benvenuto Presidente!, interpretava un ruolo non molto diverso da quello di Volodymyr Oleksandrovyč nel 
“Servitore del Popolo”. Le elezioni ucraine confermano una serie di elementi che stanno modificando l’atteggiamento degli elettori nei confronti della classe politica a livello mondiale.

Innanzitutto, che l’esperienza nel settore specifico è vista oggi come un punto di debolezza. A quanto pare, per intercettare il voto delle masse meglio arrivare da altri mondi, con esperienza zero. Anzi: più il candidato è assimilabile alla “vecchia” gestione del potere, meno appeal si ritrova nei confronti dell’elettorato.

Frase culto della campagna, resta una domanda retorica utilizzata nel faccia a faccia col rivale. Una battuta studiata. Un’affermazione che valorizzava ciò che un tempo sarebbe stato un limite. Una faccia nuova, un uomo del popolo, era arrivato fino a competere per la vittoria contro un esponente delle vecchie élite politiche: «Avrei mai potuto immaginare che un ragazzo semplice di Kryvyi Rih sarebbe mai arrivato a gareggiare per la presidenza?»

Le scelte politiche e la realtà

Il paradosso è che Poroshenko nel 2014 cavalcò analogamente una necessità di cambiamento piuttosto simile. L’allora presidente fu costretto alla fuga con corruzione e malgoverno in cima all’agenda politica. Poi le cose peggiorarono con il conflitto con la Russia, la guerra nell’est del Paese, l’annessione della Crimea da parte di Mosca.

Alle elezioni di domenica a Kiev la necessità di chiudere col passato era evidente: l’instabilità sociale, la guerra ma soprattutto la corruzione di chi tira le fila e gestisce il potere hanno superato ogni livello di tolleranza.
Il compito dello “Ze Team” – il soprannome autoassegnatosi dalla squadra di governo appena eletta – non sarà semplice.

Modificare l’andamento economico e ridurre la povertà così come i costi dei servizi pubblici non è impresa da poco e soprattutto nel breve periodo. Di più: è fuori dalla possibilità di controllo del Governo. Con ogni probabilità ci si dedicherà innanzitutto ad aspetti più semplici e soprattutto richiesti a gran voce dagli elettori e telespettatori di “Servitore del Popolo”.

Ovvero, a togliere l’immunità a parlamentari, giudici e allo stesso presidente, così come ad accelerare  le indagini sui casi di corruzione più importanti. Un punto interessante resta il rapporto tra Igor Kolomoisky e Zelenskiy. L’oligarca e l’attore-presidente sono soci in affari – caso che ricorda qualcosa di simile in altri angoli del mondo – col principale canale televisivo di Kolomoisky, 1 + 1, che copre con attenzione gli spettacoli e le notizie su Zelenskiy. Una relazione che indubbiamente ha agevolato la corsa elettorale di un rappresentante della cosiddetta antipolitica che oggi si trova a dover trasformare una fiction in realtà.

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Paolo Sacchi

Nato a Genova, ha scoperto quasi subito che le Scienze Politiche non facevano per lui. Viaggiatore e calciofilo, già ufficio stampa, come giornalista collabora con diverse testate cartacee, web e radiofoniche e da anni racconta dal vivo in diretta alla radio le partite del ChievoVerona. Esperto di turismo e di sport britannici, è felice di dover rifare spesso il suo bagaglio a mano.

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