La Turchia non è un Paese per donne

Gaye Su Akyol è una cantautrice e antropologa turca che ha rivoluzionato la scena musicale non solo grazie alla reinterpretazione del genere psichedelico-anatolico, ma anche tramite i testi profondamente filosofici e fortemente critici delle dinamiche politiche contemporanee delle sue canzoni. La sua visione è particolarmente influenzata dal postmodernismo di Baudrillard e gioca con il concetto di “verità” come questione filosofica primaria e centrale. La sua musica è stata definita “un matrimonio fra la musica folk ottomana e il dinamismo post-punk” e lei stessa “la nuova voce di Istanbul”. Iggy Pop ha definito la sua produzione “molto più musicale e appagante rispetto a ogni tipo di musica popolare del nostro impoverito occidente”.

Manifestazione a Istanbul

Conosciuta anche per il suo attivismo per i diritti delle donne e delle persone LGBT, Akyol, il 5 dicembre scorso, ricevendo il premio di “Music Star del 2019” in occasione degli ELLE Style Awards, ha tenuto un discorso rivolto all’inquietante aumento degli episodi di violenza contro le donne e contro chi si definisce donna in Turchia. Sono 400 gli episodi di femminicidio nel Paese da inizio 2019 e solo due giorni fa, martedì 10 dicembre, durante una manifestazione organizzata dalla piattaforma Kadın Cinayetlerini Durduracağız (Noi fermeremo i femminicidi), le forze dell’ordine hanno arrestato sette donne, colpevoli di aver cantato il brano El violador eres tú con la relativa coreografia (canto popolare nato a Santiago del Cile in occasione del 25 novembre).

Un discorso quello di Gaye Su Akyol di denuncia di un sistema repressivo e patriarcale, ma anche d’incoraggiamento a costruire un mondo diverso con l’arte, con il coraggio di essere se stesse, con il sorriso e un forte senso di giustizia che non abbandona mai le speranze. Il discorso termina con il titolo di uno dei suoi singoli più noti: “Istikrarlı hayat, hakikattır” – “Un sogno costante è verità!”

Gaye Su Akyol

«Signore e signori, trans, lubunya (neologismo che fa riferimento alle persone LGBT), queer, vagabonde e vagabondi, viaggiatori e viaggiatrici, navigant* in acque incerte, persone che danzano con il fuoco, oscur* passegger* di questo mondo relativo… Vorrei dedicare questo premio a tutt* coloro che, nonostante tutto, lottano per esistere in questo mondo patriarcale, tremendamente noioso, e a coloro che si riconoscono come donne. È meraviglioso essere insieme qui oggi e ricevere questo premio! Sono emozionata, piena di speranza, ma la mia rabbia, la mia tristezza, la mia delusione superano di gran lunga il mio entusiasmo e la mia speranza.

Mentre l’universo è colmo di cose a cui interessarsi, di cui gioire, su cui costruire i propri sogni, sono affranta dal dolore di fronte a ciò che accade in questo lato del mondo. Nel mio paese, le persone vengono uccise sistematicamente. È davvero una coincidenza che le persone che perdono la vita in questi omicidi siano sempre donne…

Coloro che riescono a rimanere in vita vengono sminuite, trattate come cittadini di seconda classe, zittite da un sistema oppressivo e patriarcale. Abbandonano i loro sogni, costrette ad autocensurarsi di fronte ai ruoli di genere prestabiliti. Alcuni uomini si proteggono l’un l’altro come in un’organizzazione mafiosa. Vivono vite terribili, in un ordine che loro stessi hanno stabilito e costringendo anche noi a vivere in questo incubo. Possiamo dirci disgustate, possiamo pensare “no, a me non accadrà!”, ma ognuna di noi è stata ed è vittima ogni giorno di questa violenza, anche se in modi diversi, alcune in modo aperto, altre in modo velato. Non cerchiamo una soluzione a colpi di slogan, ma una soluzione che si basi sulla giustizia, su misure di prevenzione, e sull’istruzione. 

Voglio dedicare questo premio a coloro che nonostante tutto si battono per vivere in questo mondo patriarcale e terribilmente noioso, a coloro che hanno il coraggio di essere se stesse al di là di ogni pregiudizio, a coloro che intraprendono rischi senza curarsi del giudizio degli altri. A coloro che danno vita, che creano, che si muovono, che danzano, che ridono a crepapelle, che si ribellano, a coloro che si riconoscono come donne. Continuiamo a lavorare per la nostra rivoluzione con l’eternità e le ali libere dell’arte, senza preoccuparci di essere ridicole, senza vantarci delle lodi ricevute, continuiamo a sognare, a creare, a fare musica, a provare a cambiare questo mondo! Nietzsche ha detto “L’arte esiste perché l’uomo non muoia a causa della verità” – Jean Luc Godard  ha detto “La verità esiste anche per vivere con essa”. E rispetto al mondo assurdo in cui viviamo io dico: “Un sogno costante è verità!”»

Per chi vuole ascoltare la musicalità del discorso dalla voce di Gaye Su Akyol in lingua originale, è disponibile a questo link.

L’articolo è stato scritto in collaborazione con Ipek Demirsu, dottoranda all’Universita di Padova in Scienze Sociali.

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Emanuela Pergolizzi

Traduttrice, è laureata in Studi del Medio e Vicino Oriente alla SOAS di Londra.

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