Le tante domande che ci ha lasciato il flop di “Adrian”

Dopo la sospensione e il rinvio in autunno della trasmissione poniamo alcune domande all’Amministrazione Comunale di Verona e al Clan Celentano

Finalmente è arrivato l’atteso comunicato stampa da parte del Clan Celentano e di Mediaset che informa della sospensione temporanea di Adrian, show e proiezione cinematografica in diretta dal Teatro Camploy di Verona. La genesi, da subito, ha suscitato un plebiscito di pareri che hanno animato i media – in particolare i social network – in maniera sempre più esponenziale. Verona, teatro della diretta televisiva, è stata ancor più partecipe al dibattito, anche per le aspettative dei veronesi in seguito alle garanzie – da parte degli organizzatori – di un ampio coinvolgimento del quartiere di Veronetta, sede del Camploy appunto.

Un frame tratto dal cartone animato Adrian


L’operazione, al suo avvio, è stata lodevole, e l’ipotesi di ospitare nove dirette televisive appariva come una scommessa non facile da vincere. Portare Celentano a Veronetta – in un teatro bellissimo ma pur sempre da trasformarsi in uno studio televisivo “di quartiere” – poteva sembrare un azzardo dall’esito incerto. E invece, limando qua e là, il progetto si è sempre più concretizzato, fino a una prima battuta d’arresto: la concomitanza con altri eventi già programmati. Sede di importanti rassegne, come avrebbe potuto il Camploy ospitare nello stesso periodo, il Molleggiato? Semplice, si fa per dire… spostando le compagnie teatrali nei teatri limitrofi che, a onor del vero, risultavano più capienti, facilmente raggiungibili e serviti da parcheggi. Ciononostante le compagnie ospiti delle varie rassegne, pur avendo qualche ragione circa le confuse modalità di gestione dei rapporti – ragioni decisamente minoritarie rispetto l’interesse generale che avrebbe caratterizzato la presenza di Celentano – hanno avuto un eco tale che sembrava prevalesse la linea del rifiuto.

L’ipotesi Adrian, così come confezionata e come raccontata successivamente per placare gli animi, sembrava una buona occasione per vari motivi. A proprie spese, la produzione avrebbe provveduto a mettere in sicurezza alcune funzionalità compromesse dall’usura degli anni e ad adeguare il Camploy alle recenti normative di sicurezza. Ma soprattutto, come accennato, avrebbe contribuito a rivalorizzare il quartiere e le attività commerciali dando voce ai suoi abitanti, anche attraverso dirette esterne tra le vie che lo compongono. Un compromesso più che sufficiente ad ammorbidire gli animi e a stemperare le polemiche che continuavano ad animare il dibattito socio politico.

Adriano Celentano

Ecco che Adrian, in prima serata, sulla rete ammiraglia di Mediaset, da ipotesi che appariva come “fantascientifica” si concretizza nella città di Verona e non in un anonimo studio televisivo di Cologno Monzese.
Poi il “malanno”! Dalla prima puntata fino alla quarta – e ultima prima della sospensione – lo show è stato poco convincente. Una prima parte – quella dal vivo – decisamente improvvisata, a tratti imbarazzante e con la presenza altalenante di un Celentano che canta solo due canzoni nella terza puntata, nel tentativo, dopo uno share in caduta libera, di testare nuovi dati Auditel. Una seconda parte, quella della proiezione cinematografica, che proprio non decolla. Un cartone animato che risulta lento, anche nella prospettiva di nove puntate della lunghezza ipotetica di 50 minuti abbondanti ciascuna.

Poi lo stop, poco chiaro e nebuloso. Un primo rinvio e un ipotetico slittamento di altre settimane ha fatto “tremare” gli artisti delle rassegne che nel frattempo, dopo i primi avvii negli altri teatri, sarebbero tornati al Camploy. Cosa sarebbe accaduto se la produzione avesse deciso di riprendere la trasmissione? Si sarebbero dovute spostare nuovamente le compagnie teatrali? Appare inoltre più che lecito chiedersi di quali interventi di restauro necessitasse il Camploy per essere tolto alle compagnie teatrali diversi mesi prima dell’inizio dello show… nemmeno si dovesse ricostruire il palcoscenico! Se si fosse trattato di rifacimenti importanti – ma ne dubito – lo stop preventivo sarebbe stato giustificato, diversamente perché non sospendere solo qualche settimana prima? Tanto alle prove sono stati destinati pochi momenti nell’imminenza degli spettacoli… e tutti se ne sono resi conto.

Perché Clan Celentano e Mediaset non comunicano gli interventi sostenuti per la messa in sicurezza dello spazio? La pioggia di critiche piombata sull’Amministrazione è discutibile: è evidente che l’operazione è stata confezionata bene nell’intento di dare a Verona una nuova opportunità di promozione territoriale, come fu per il concerto in diretta televisiva che diversi anni fa, in diretta da Verona, emozionò tutti per la riprese televisive che Mediaset realizzò con elicotteri e telecamere speciali.
Un maxi progetto talmente allettante da far valere il detto “ti lascio le chiavi, fai come fossi a casa tua”. Se si vuole discutere nel merito si sarebbe potuto operare diversamente una forma di tutela “artistica” ma il succo del discorso è che l’operazione – lato Comune – era più che mai appetibile e credo che qualsiasi amministratore l’avrebbe avvallata.

Se c’è una “colpa” è l’essersi fidati troppo del coinvolgimento artistico di coloro che apparivano come i protagonisti di un’operazione che aveva tutte le carte in regola per essere di successo: l’arte dell’internazionale Milo Manara, sceso poi in maniera imbarazzante e contraddittoria dal carro dei vinti, le musiche di Nicola Piovani e la sceneggiatura del compianto Vincenzo Cerami. Ecco che appare altrettanto naturale chiedersi perché il “guru” dello spettacolo Gianmarco Mazzi, che sembra abbia avuto un ruolo importante nell’evento, non abbia ancora rilasciato una dichiarazione tecnica. Va bene il mistero legato alle singole puntate, va bene il tira e molla al quale Celentano ha sempre giocato – pur avendo stufato parecchio con questa tiritera – ma non va bene prendere in giro la gente, gli operatori culturali e coloro che il Camploy lo amano per la sua vocazione prettamente teatrale e territoriale. Lo stesso Mazzi – eccellente direttore artistico di numerosi eventi – avrebbe dovuto tutelare il “suo” Comune e invece…

Gianmarco Mazzi

Allora caro Clan, cara Mediaset, caro Gianmarco Mazzi dato il fallimento dell’operazione – che ora si vocifera riprenderà a ottobre – possiamo sapere quale sarebbe stato l’ampio coinvolgimento del quartiere di Veronetta che tanto avete sbandierato quando vi siete apprestati a chiedere al Comune il Teatro? Si parlava di coinvolgimento in studio e dal vivo, tra le vie del quartiere. Volate le prime quattro puntate, senza alcun riferimento alla città, se non nella sigla iniziale con la scritta “In diretta dal Teatro Camploy di Verona”, quando si sarebbero verificati questi collegamenti esterni? Quale la valorizzazione? Alle prime quattro messe in onda dello show ho notato solo un tavolino da osteria preso a prestito da uno dei locali limitrofi. Altro non ho visto e sinceramente sembra ben poco. Chiaramente, se tutto fosse andato come doveva, queste sarebbero solo inutili chiacchiere, ma ciò che era stato promesso dagli organizzatori all’Amministrazione non si è verificato in alcun punto. E questo non si può accettare!

Chi era preposto a garantire all’Amministrazione – e quindi ai cittadini – un prodotto di qualità non l’ha fatto, pertanto merita di vedersi tolta la fiducia. Qualcuno ha specificato al Comune che Celentano, per le clausole concesse a Mediaset, poteva anche esimersi dal partecipare allo show (la gente lo vuole sentir cantare!)? Se queste opzioni non fossero state valutate e comunicate dalla direzione artistica sarebbe grave e non giustificherebbero il blocco di un Teatro solo per una “proiezione cinematografica”, in diretta televisiva. Si vocifera che tutto riprenderà a ottobre 2019, sempre nel mistero. E le compagnie teatrali? Saranno di nuovo spostate? E se Celentano cambierà ancora idea e non canterà come promesso? Chi sarà il garante della qualità del prodotto che la Città di Verona ospiterà? Per ora chi doveva garantire non apre bocca.

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Federico Martinelli

Sono nato a Verona alcuni anni fa, tanti da permettermi di essere un giovanissimo pubblicista nel remoto 2006. Fin da piccolo "coltivo" la passione per l'Arte, il Teatro e la Natura. Nel corso degli anni ho organizzato decine di rassegne teatrali e numerose mostre d'arte tra Verona e provincia. Fuori dai confini ho organizzato mostre a Treviso, Lodi, Belluno, Desenzano, Cantù. Ho scritto per Verona Teatro, Verona Time e tutt'ora sono responsabile delle pagine "Cultura e Spettacoli" del bimestrale Mantova Chiama Garda. Credo che l'Arte sia una necessità per la società, come una vitamina da mettere in circolo. Nel 2018 ho interrato oltre 700 semi tra Cedro del Libano, Sequoia, Ginko, Melograno, Agrume, Cotone, Albero del Latte, nella "speranza" che non germoglino tutti per evidenti questioni logistiche.

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