L’immagine femminile nell’arena dei social

Dove va la percezione del corpo femminile.

Curioso come un semplice spot di intimo possa creare tanta indignazione. Qualche giorno fa sul profilo FB di una grande azienda di e-commerce nel campo dell’abbigliamento compare l’immagine qui sotto.

Apriti cielo. Centinaia di post furenti di donne divise, come sulle curve degli stadi, tra la difesa del modello estetico rappresentato dalla ragazza, “la normalità”, e la condanna delle altre – per inciso: del prodotto non ne parla quasi nessuna –. L’azienda interviene presto con un post: «Ci piace rappresentare e RISPETTARE la bellezza autentica e la diversità delle persone…»

Perché tanto clamore? Di sicuro il brand del completo ringrazia, anche se non è detto che il clamore porti anche vendite. È in corso un conflitto sotterraneo, però, tra l’immaginario usuale, che si rispecchia nei modelli femminili scelti dai marchi storici di abiti e di intimo e un modello femminile invece improntato alla presunta “normalità”, con forme più morbide e comunque non tonico.

Ma chi decide questi modelli? A leggere i commenti, sembra quasi che gli esperti di marketing, e quelli che scelgono i testimonial, vedano nel primo tipo, magro se non anoressico, quello più adatto per non distrarre dall’abito e in grado di accendere l’uomo medio e a cui le donne cercano di tendere. Di contro, ribolle nei social quell’ampia fetta di donne che nel modello precedente non si ritrova esteticamente sia per abitudini che per struttura fisica e che chiede al marketing di adeguarsi ai canoni della loro realtà. Ma basta questo per modificare l’immaginario maschile?

Il desiderio dell’uomo. Di fatto, parrebbe non essercene bisogno. Un sondaggio tedesco, che ha interessato il sesso maschile europeo, rivela che «il 70% degli uomini preferisce la donna formosa, meglio se in carne, con curve abbondanti e forme genuine» [1]. E allora? Ci troviamo di fronte a una situazione curiosa: il mondo della moda che propone alle donne, attraverso i suoi prodotti, un corpo femminile ridotto all’essenziale apparato scheletrico, quasi androgino; il mondo delle donne che, attraverso diete e chirurgia, aspira a quel modello essenziale, che non è quello preferito dai maschi. L’uomo, in tutto questo, è il grande assente. Pochi commenti in genere: è tutta una battaglia tra donne. Incredibilmente, è lui stavolta l’oggetto del desiderio.

E della sua opinione – quella del maschio silente –tengono conto le donne, specie in situazioni in cui c’è molto più in ballo della semplice questione estetica, ma anche il tenore di vita. Qualche tempo fa, la trasmissione Le Iene (Italia 1) aveva diffuso un video che testimoniava come molte donne del Congo, assecondando un modello di femminilità alla Venere di Willendorf, interpretato come di agiatezza e prosperità economica, assumessero con una siringa per via rettale il dado da cucina Maggi per ingrandirsi il sedere.

Una pratica pericolosa: ma la salute sembra relativamente importante quando in mezzo c’è in gioco l’immagine di sé e il giudizio degli altri. Basta vedere quanto sui canali generalisti dilaghino programmi che hanno per oggetto il gusto vestire, il peso corporeo, la chirurgia estetica. Un’imponente taglia? Aggiusta, cuci, copri, scopri. L’obiettivo, ovviamente, è sempre quello: la magrezza e la bellezza, ovvero la felicità. 

Ieri come oggi sul sedere si gioca la grande partita della bellezza e dell’attrazione; ora più che mai si diffondono balli per metterlo in mostra e corsi di fitness per farlo crescere e modellarlo. Perché? Per la sessuologa Ingelore Ebberfeld, è ciò che, in natura, eccita l’uomo fin prima dal bipedismo. È la prima cosa che, per vista e odorato, attirava il maschio per l’accoppiamento e, inoltre, risponde nella sua forma al dogma biologico per cui l’elemento che determina maggiormente l’attrazione sessuale per ogni specie è la simmetria. Più del seno, che risente maggiormente delle mode, è lui la ruota per il pavone [2].

Il labirinto moderno. Alla fine, per una giovane donna non sembra un momento semplice per scegliere un modello al quale adeguarsi, nell’ottica dell’accettazione e del successo sociale. Non siamo più ai tempi dello schiavismo ottocentesco, durante il quale per il gentiluomo la bellezza canonica era la diafana dama dell’alta società e le schiave di colore un capriccio, un esotico sfogo per l’istinto. Mentre nel Nord Europa la femminilità sembra mantenersi sul tipo androgino, magro e bianco, l’Italia si trova in una situazione più complessa sia per l’essere storicamente una colonia statunitense che per essere crocevia di migrazioni e cultura. Sarà per l’influsso dei programmi americani, specie quelli musicali – che propongono come modelli femminili sudamericani o, comunque, dalle forme decise e negroidi [3], soprattutto nelle sottoculture musical del rap e della trap – o per il gusto dei migranti che prediligono donne abbondanti, tuttavia il panorama è comunque molto eterogeneo.
In tutto questo, un’adolescente italiana, oggi, che tipo di bellezza sceglierebbe?

[1] Massimo Melan, Gli uomini preferiscono le donne “abbondanti” o, come si dice oggi “curvy”. Lo confermano vari sondaggi, 26 febbraio 2018.

[2] L’esempio ovviamente è approssimativo perché in natura è quasi sempre il maschio quello che deve attirare con qualche espediente o caratteristica fisica la femmina.

[3] Il termine è stato usato solamente per mancanza di sinonimi.

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Stefano Magrella

Veronese d'origine, vanta ascendenze cimbre tutte da dimostrare. Docente di lettere, viene definito amorevolmente dai suoi cari come polemico, pesante, pedante e pignolo. Nel tempo libero assapora ogni sfumatura della noia.

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