Test d’ingresso, l’amara Medicina

Stamattina all’Università di Verona sono cominciati i corsi di preparazione all’esame d’ammissione a Medicina e Chirurgia. Sono divisi in due turni, ma i posti disponibili sono già sold out anche per la seconda tranche, che si svolgerà dopo Ferragosto. In totale si sono iscritti 750 ragazzi e ragazze.

Tutti aspiranti camici bianchi che, al netto dei ripensamenti, il 3 settembre si contenderanno l’accesso all’università dei loro sogni. Naturalmente dovranno fare i conti anche con altri candidati, fra cui i “ripetenti” che l’anno scorso non hanno superato il test, e vogliono riprovarci, e i diplomati fuorisede che indicheranno l’ateneo scaligero come prima preferenza e verranno qui a sostenere l’esame.

Con una premessa tale, facilmente anche quest’anno sarà boom di aspiranti dottori. Sarà per il fascino che la professione emana, fatto sta che Medicina è il corso di laurea a numero chiuso che registra l’affluenza più alta al test d’accesso e, alla fine della “lotteria”, anche il maggior numero di esclusi. Nel 2018, per 180 posti a disposizione, in riva all’Adige hanno affrontato l’esame 1.615 candidati.

I posti disponibili per l’anno accademico 2019/20 sono ancora in attesa di definizione da parte del ministero dell’Istruzione, così si legge sul sito dell’università di Verona. Ma è possibile che aumentino di qualche unità: Viale Trastevere ha chiesto uno sforzo a tutti gli atenei, ovvero alzare la capienza del 20 per cento, anche se non tutti ce l’hanno fatta, alcuni erano già al limite massimo di saturazione. Il risultato finale è un +18 per cento rispetto al 2019, che in termini assoluti corrisponde a 1.789 posti. Questi i numeri ufficiali: 11.568 per Medicina (erano 9.779) e 1.133 per Odontoiatria (erano 1.096).

Meglio di nulla, sebbene sia tutt’altra cosa rispetto all’abolizione del numero chiuso di cui l’attuale Governo ha fatto un gran parlare. Com’era prevedibile, a Medicina continuerà ad esserci il test d’ingresso. Del resto cancellarlo dall’oggi al domani sarebbe stato impossibile: mancano le risorse, sia umane che strutturali, per accogliere tutti gli studenti che vorrebbero iscriversi. 

Allo stato attuale, per rispettare il fabbisogno del sistema sanitario nazionale, più che di laureati in Medicina c’è bisogno di medici specialisti, perciò ai laureati serve l’opportunità concreta di completare il proprio percorso, superando l’imbuto formativo postlaurea che fa sì che non possano esercitare.

La buona notizia è che il Miur ha di recente aumentato del 30 per cento la disponibilità dei contratti di specializzazione. Rispetto alle 6.934 borse assegnate lo scorso anno, ora sono 8.935: + 2.001. Lo scorso 2 luglio – una settimana prima che arrivasse il decreto firmato dal ministro Marco Bussetti con la distribuzione dei posti nelle Scuole di specializzazioni – s’è svolto il concorso a cui hanno partecipato 17.600 candidati. Un po’ perché si sono accumulati gli esclusi annuali e un po’ perché, a forza di ritardi, il concorso ha di fatto saltato un anno, i candidati sono oltre il doppio delle borse di studio a disposizione.

Resta ancora il gap della carenza di posti per oltre la metà dei candidati che sostengono la prova d’ammissione e restano i cosiddetti “camici grigi”, giovani medici che non trovano posto nelle scuole di specializzazione, né alla Scuola di formazione in Medicina generale.

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Laura Perina

Giornalista dall'alba al tramonto, nel resto del tempo cerco di ingannare la Morte evitando di farmi trovare troppo a lungo nello stesso posto. Esprimo qualità apparentemente contraddittore e mi comporto in modo stravagante solo per una buona causa.

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