Virus cinese – effetti collaterali

L’epidemia da coronavirus partita dalla Cina ha ormai raggiunto 25 paesi in tutto il mondo e le stime delle persone colpite o con casi sospetti aumenta a ritmi vertiginosi, tanto che scrivere un numero ormai ha perso di reale significato. L’OMS sembra ancora riluttante a definire la questione un problema da allarme rosso, probabilmente più per evitare panico incontrollato che per ragioni di sottostima del pericolo. Sulla sua scia, i Governi del mondo democratico sono allineati a trattare la questione come una massima priorità ma senza introdurre soluzioni drastiche.

In Cina, invece, le autorità hanno imposto  coprifuoco e isolamento a intere città, prima fra tutte Wuhan City, dove tutto ha avuto origine. Wuhan è oggi una città formalmente in quarantena: 11 milioni di persone non possono oltrepassarne i confini, i mezzi di trasporto sono fermi e viene sconsigliato qualsiasi luogo di aggregazione. A Shanghai, oltre 30 milioni di persone (metà Italia, per capirsi) sono invitate a restare in casa e le immagini rubate mostrano strade deserte, scenari apocalittici con gli enormi grattacieli che si stagliano sul nulla, su asfalto inerte. La prima impressione è di trovarsi in un plastico.

un’arteria di Shanghai

Tutto è fermo, ma niente è immobile. La Cina non è proprio capace di stare con le mani in mano e già le grandi società si sono mobilitate per far fronte all’emergenza. Nel terziario (il settore dei servizi con banche, assicurazioni, commercio, ecc), interi sistemi di telecomunicazioni e sicurezza sono stati messi sottosopra, modificati in modo da permettere ai dipendenti di lavorare da casa. Le catene della grande distribuzione alimentare hanno dirottato i lavoratori dei supermercati al nuovo ruolo di rider, nella consegna del cibo a domicilio. I giganti dei servizi di consegne hanno apportato modifiche alle app solitamente utilizzate per ordinare, includendo opzioni libere sulla modalità: si può ora scegliere tra far lasciare il pacco sulla propria porta o in un’area dedicata del grattacielo, così da evitare ogni possibile contatto con l’esterno.

consegne a domicilio

Non dimentichiamo l’ospedale che si sta costruendo a Wuhan City per ospitare in sicurezza tutti i malati. Molti ritengono impossibile riuscire nell’intento in sei giorni ma la Cina non è nuova a queste sfide: edifici di cento piani in poche settimane, ponti di dieci chilometri in un mese e il precedente dell’ospedale tirato su in sette giorni nel 2003, per la SARS. Fu riportato che al tempo fossero impiegati nei lavori 4.000 tra operai, ingegneri e tecnici specializzati prelevati da tutta la Cina, che lavoravano in 4 turni sulle 24 ore: 1.000 persone all’opera contemporaneamente, senza contare gli incalcolabili macchinari, generatori, attrezzi e veicoli in movimento. Eh no, da noi è proprio impensabile. Come sempre in Cina, vengono raccontate le imprese, i record battuti, ma niente è possibile sapere sul tasso di mortalità o di incidenti di cantiere, sul costo reale, economico e umano, delle megacostruzioni.

stime IMF – fonte: BBC News

Le principali agenzie internazionali stanno rivedendo le previsioni sui principali indicatori macroeconomici, con il PIL (che misura la crescita di un Paese) atteso per la prima volta nel decennio sotto il 6%. Si tratta ancora di una crescita interessante, specie se confrontata con i Paesi occidentali vicini a zero, ma il dato sembra nascondere alcune insidie.

Generalizzando per amor di brevità, si può dire che la crescita di un Paese dipende dall’apporto dei suoi attori principali: Stato, famiglie e imprese. Se nel caso cinese il problema della ricchezza pubblica non si pone, grazie alle sue enormi riserve e capacità finanziarie, si trovano però in grossa crisi gli altri due. I consumi privati, che contribuiscono per oltre il 60% del PIL cinese, sono in caduta libera: niente più viaggi e turismo, le uscite ridotte al minimo indispensabile, così come gli acquisti personali. Sul fronte delle imprese, se il terziario si sta organizzando, i settori produttivi (pensiamo al tessile/abbigliamento, al manifatturiero o ai prodotti elettronici) subirà una frenata importante anche solo per la mancanza fisica di operai in fabbrica.

Ai tempi della SARS, il rimbalzo dei consumi a crisi finita riportò la Cina alla tranquillità in un tempo relativamente breve; stavolta la ripresa potrebbe non essere così immediata, in quanto la nuova recessione si innesta in un momento già critico, nel più ampio rallentamento legato alle dispute commerciali con gli Stati Uniti. Tra le 20 province cinesi continentali, Hubei (l’epicentro dell’epidemia) è al nono posto per popolazione e al settimo per PIL regionale e svolge un importante ruolo di interscambio logistico tra il polo produttivo del Delta del Fiume Azzurro e le regioni occidentali, che rischiano quindi un effetto contagio anche economico.

lo sviluppo del contagio

Lo Stato centrale e i Governi locali hanno già annunciato un pacchetto di misure a sostegno della ripresa, ovviamente intervenendo  sulla liquidità a sistema (che si traduce in finanziamenti a tassi calmierati a famiglie e imprese) e sull’imposizione fiscale, concedendo sussidi sui beni di consumo e agevolazioni o tagli sulle imposte. Tutto questo ha naturalmente un costo e influirà sulla posizione debitoria del Paese, che già aveva iniziato ad allargarsi negli ultimi anni e, in caso di crisi prolungata, potrebbe creare seri problemi al bilancio statale. Considerato che stiamo parlando della seconda potenza mondiale per PIL nominale, dopo gli USA, è evidente che il virus economico potrebbe avere effetti devastanti, non soltanto nel Sudest asiatico.

Non è solo buon cuore, quindi, quello che ha spinto numerosi super-giganti dell’economia globale (Facebook, Amazon, Alibaba, tra i più noti) a fare donazioni miliardarie per materiale medico, forniture di cibo agli ospedali e prezzi convenzionati sulle consegne di generi alimentari di base a domicilio. A questi si aggiungeranno altri filantropi ma soprattutto gli organismi sovranazionali e la Cina potrà risollevarsi.

È una nazione molto ricca e forte, sostenuta da una base popolare che quasi non conosce il significato di dissenso, che nuota veloce e tutta nella stessa direzione: forse non subito, ma il Dragone si rialzerà.

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Barbara Salazer

Gira il mondo da una vita, collezionando facce e storie, ma torna sempre a casa, prima o dopo. Ha forse sbagliato studi e lavoro, ma non rinnega nulla e crede fermamente nel dare a se stessi una seconda (e terza...) opportunità. Ama la vita, la musica, i libri, il caffè e la stout. Odia la gente, ma non può farne a meno. Sta scrivendo una "Teoria della Lentezza" che potrebbe anche arrivare in libreria, con molta calma. Ha un solo difetto: l'Hellas Verona.

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