“Voglio parlare di Bibbiano”

Lo so. Da mesi l’imperativo social è questo, la gente si interroga su una questione che morde una parte molto interna di noi, il nostro bene più grande; il popolo lancia accuse di insabbiamento, pretende se ne parli e si porti alla luce la Verità. L’omonimo quotidiano ci fa uno strillone sì e l’altro pure, l’argomento viene cavalcato per sobillare gli animi politicamente sensibili degli italiani. La strumentalizzazione politica non è una novità nel nostro Paese, ma in questo caso ha raggiunto nuove, inesplorate vette. Indipendentemente dalle preferenze di ognuno, fa male sentire che un intero partito viene definito “Quelli di Bibbiano” a causa della sigla PD del Sindaco del paesino reggiano, elemento che secondo alcuni tinge tutta la vicenda di rosso; se saranno provate le accuse a carico del sig. Andrea Carletti, il colpevole da punire sarà l’uomo, non certo il politico.  

Chi mi segue da un po’ ormai avrà capito che detesto le etichette, rifiuto le marchiature e soprattutto non mi lascio influenzare dalle opinioni altrui su qualcuno, ancor meno dalla fede di questi, religiosa o politica che sia. Quindi mi fa solo sorridere che così tante amicizie su Facebook mettano la foto profilo a banda gialla bibbianese o esser inondata di tweet (generalmente copia incollati) con la supplica di non dimenticare Bibbiano.

Come se fosse possibile, poi.

Non si può dimenticare neanche per un momento quello che è successo, è necessario  arrivare a comprendere e distruggere dalle fondamenta un sistema corrotto, ignobile e sprezzante dei diritti fondamentali alla famiglia e alla felicità. Allo stesso modo, però, non si deve “parlare di Bibbiano” solo per dare aria alla bocca: non era corretto, né utile – se non per le casse dei giornali – riempire le pagine di “titoloni” e articoli vuoti, senza la conoscenza di quanto nelle mani della Procura. Per coerenza, anche adesso sarebbe presto: nonostante le indagini siano avanzate e molti degli indagati siano ora imputati, è prematuro trarre conclusioni. Solo che non ce la faccio più, non ne posso più, il mostro alieno che mi cresce in pancia deve uscire o mi mangerà viva.  

Sulla vicenda giudiziaria poco nulla da eccepire. È giusto che i carabinieri siano intervenuti notando un aumento anomalo di abusi sessuali su minori, specie in un paesino di provincia; giusta la loro indagine delicata e sotto traccia, a sola e meravigliosa protezione delle piccole vittime. Hanno gradualmente scoperto e provato un sistema pervertito e malsano, che strappava i bimbi a genitori disagiati per affidarli a famiglie compiacenti, utilizzando metodi coercitivi e manipolazione psicologica per portare i piccoli a denunciare abusi inesistenti; sono state trovate anche evidenze di contraffazione nei disegni ed è una cosa che fa più male dell’elettrochoc (invenzione giornalistica, subito smentita) o di essere abbandonati dalla madre affidataria sotto la pioggia (evento ahimè documentato) a meditare su cosa dire nella seduta psicologica successiva.

I bambini, anche chi non riesce a parlare, comunicano le proprie emozioni attraverso i disegni: stilizzati e imprecisi, colorati a grandi linee e fuori dai contorni, oppure con elementi dalle dimensioni fuori proporzione, con case minuscole e papà giganteschi, animali inventati e mostri sconfitti. Ricevere da un bambino un disegno, specie se ci viene comunicato di esservi ritratti, è aprire una finestra sulla sua anima, avere accesso ai suoi sogni e alle sue certezze, alle sue paure. Chi ha deliberatamente modificato e stravolto il senso di quei disegnini, chi ha tenuto nelle sue mani la mente di quei bimbi mentre disegnavano, deve rispondere e pagare per tutto.

Claudio Foti

L’inchiesta si chiama “Angeli e Demoni” e davvero non è difficile immaginare persone così abiette nelle sembianze dei diavoli medievali, quelli che spesso si trovano nelle chiese, sconfitti o pronti ad essere uccisi. Possiamo immaginare i loro occhi accendersi come fiamme mentre giocano con le vite dei bambini, indifesi per natura, e degli adulti che non possono proteggerli. La loro cupidigia meriterebbe un’integrazione postuma nell’Inferno dantesco: vite distrutte forse in modo irreparabile, nonostante la revisione di alcuni casi abbia già riportato i bimbi dai genitori, solo in nome del denaro. È stato dimostrato che le perizie psicologiche venivano gonfiate, che il rimborso spese alle famiglie affidatarie dei casi sospetti era fino a 10 volte il normale e che esisteva una rete impenetrabile di amicizie e sodalizi finalizzata ad arricchire l’associazione Hansel & Gretel, i cui esponenti di spicco sono persone affermate e portate a modello virtuoso per il recupero e reinserimento di bambini vittima di abusi familiari. Primo fra tutti, il direttore scientifico Claudio Foti, per il quale è stato disposto recentemente il solo obbligo di dimora, anziché i domiciliari. L’iniziale senso di nausea per l’attenuazione della misura cautelare viene sconfitto dalla lettura delle motivazioni del giudice del Riesame, che definisce in modo inequivocabile l’operato del Foti come «connotato da elementi di forte pressione e forzatura, nonché ingerenza nella vita privata dei minori, in violazione della “Carta di Noto”» evidenziando inoltre la «trattazione di questioni delicatissime su eventuali abusi sessuali e maltrattamenti subiti, da parte di una persona che non risulta in modo certo dotata delle competenze professionali e scientifiche per esercitare l’attività di psicoterapeuta». Insomma, se non è una sentenza di colpevolezza definitiva, possiamo dire che spiani la strada in quella direzione.

Certo è pesante leggere tra i capi di imputazione accuse da buteleti come abuso di ufficio, peculato o depistaggio; sembra sleale, una sorta di ridimensionamento dell’orrore, assimilandolo a casi – ben comuni in Italia – come alterare l’appalto per la fontana del paese o favorire un parente nel concorso per vigile urbano. Questo sistema infame, queste persone sub-umane, hanno violentato la fragile psiche di bambini inermi, hanno distrutto famiglie di sicuro non perfette (ma quale famiglia lo è?) approfittando dello stato di indigenza o vulnerabilità per assicurarsi che non avrebbero potuto reagire. Lo hanno fatto a quanto pare senza un rimorso, da bestie; guardando le loro vittime negli occhi, addirittura cercando la loro fiducia e facendosi gioco del loro enorme bisogno d’amore. Hanno pervertito la natura stessa di un sistema nato per proteggere e dare una seconda chance a chi ha preso le carte sbagliate dalla vita, a chi si rivolge agli assistenti sociali in cerca di sostegno. Hanno distrutto l’operato delle tantissime persone oneste che credono nel proprio lavoro, nella possibilità di dare una mano; tutti gli operatori e consulenti che si sbattono giornalmente per i propri assistiti, che perdono il sonno su problemi e soluzioni, e costituiscono una spina dorsale importantissima a cui milioni di persone si affidano per aiuto.

Hanno tradito me, noi, chi crede all’onestà intellettuale e professionale, nel fondo di bontà che dimora nell’anima degli esseri umani. Non ci sono le parole per esprimere i sentimenti che questa storia suscita in tutti noi, mancano proprio gli aggettivi adatti, sembra tutto sbiadito e inefficace. Doveroso ovviamente attendere gli esiti processuali, evitando facili spinte giustizialiste; doveroso informarsi e non cedere alla violenza mediatica, alla legge del taglione. Tutto giusto.

Ma il rognoso Alien cresciuto nella mia pancia adesso è fuori. E ha molta fame.

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Barbara Salazer

Gira il mondo da una vita, collezionando facce e storie, ma torna sempre a casa, prima o dopo. Ha forse sbagliato studi e lavoro, ma non rinnega nulla e crede fermamente nel dare a se stessi una seconda (e terza...) opportunità. Ama la vita, la musica, i libri, il caffè e la stout. Odia la gente, ma non può farne a meno. Sta scrivendo una "Teoria della Lentezza" che potrebbe anche arrivare in libreria, con molta calma. Ha un solo difetto: l'Hellas Verona.

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