A volte ritornano, o Della nuova vita di Schermi d’Amore

E poi accade che, un giorno, Schermi d’Amore ritorni. Come una love story di quelle che si vedono al cinema, sapete no? Quelle in cui due amanti che non si vedevano da tanto, e che nel frattempo avevano percorso strade diverse e vissuto vite intere senza l’altro, si ritrovano e la scintilla scocca di nuovo. Ci siamo sentiti un po’ così all’annuncio del ritorno del festival del melò veronese, e deve essersi sentito così anche il direttore artistico Paolo Romano che, in occasione della conferenza stampa di presentazione della nuova edizione, è apparso raggiante come un bambino a cui i genitori abbiano appena regalato il giocattolo che sognava da tempo.

Una scena del film Weldi

Schermi d’Amore, dicevamo, torna. Torna a nove anni dalla chiusura, con un’edizione che si svolgerà al Teatro Ristori, finalmente e giustamente nella settimana di San Valentino, dal 12 al 19 febbraio. Una scelta che appare più che mai sensata, visto quanto le amministrazioni veronesi hanno puntato sugli eventi legati al giorno degli innamorati, negli ultimi anni. Addirittura un no brainer, come dicono in America: sembra impossibile che a nessuno fosse venuto in mente di spostare il festival da aprile a febbraio. E infatti qualcuno ci aveva pure pensato: Nicola Fedrigoni, direttore del Love Film Fest. Una rassegna nata proprio con l’idea di tastare il terreno per la creazione di un nuovo festival veronese e che, all’annuncio del ritorno di Schermi d’Amore, si è fatta da parte con classe. Fedrigoni, va detto, era presente alla conferenza e contribuirà con il suo studio di produzione K+ ai workshop di cinema organizzati in concomitanza con Schermi (dal 4 al 9 febbraio). Dunque nessun rancore, anzi, no brainer.

Il mostro della laguna nera

Il programma della nuova edizione di Schermi include 35 titoli, tra lunghi e corti, divisi in quattro sezioni. “Passato/presente” accorpa le vecchie sezioni “Concorso” e “Panorama” e include 14 titoli, di cui 9 inediti (come Weldi di Mohamed Ben Attia e Asako I & II di Ryusuke Hamaguchi) e 5 restauri. Tra questi The Rose di Mark Rydell, biopic non autorizzato di Janis Joplin, e All American Boys di Peter Yates. La sezione “Amori impossibili nel cinema fantastico” si ispira a La forma dell’acqua di Guillermo del Toro per andare alle origini del film, cercando storie d’amore tra umani ed esseri sovrannaturali. In programma classici come Il mostro della laguna nera di Jack Arnold e La bella e la bestia di Jean Cocteau. Nella serata di apertura del 12 febbraio (a inviti), verrà proiettato, invece, Il fantasma dell’opera, la versione del 1925 restaurata e accompagnata dal vivo dalle musiche dirette da Antonio Coppola.

Si prosegue con la sezione “Tutte le Carmen del mondo”, con cinque pellicole dedicate alla Carmen (perché siamo nella città dell’Arena, vuoi farti mancare l’opera?). E, infine, la sezione “Amori in corto”, che, come suggerisce il nome, sarà una selezione di cortometraggi («Tutti con la parola “love” nel titolo» promette Romano). «Sono molto soddisfatto del programma, e lo dico come spettatore» confessa il direttore. Che conserva per la fine della presentazione una bella sorpresa: l’ospite d’onore dell’edizione 2019 sarà il regista Claude Lelouch, che riceverà un premio alla carriera nel giorno di chiusura, il 19 febbraio.

Claude Lelouch

«Il nuovo Schermi d’Amore avrà un profilo diverso ma altrettanto prezioso», interviene l’assessore a cultura, turismo e politiche giovanili Francesca Briani. Il suo sorriso, durato per tutta la presentazione, la dice lunga circa l’importanza di questo momento nel mondo della cultura della nostra città. Paolo Romano stesso non nasconde un certo piacere in questa tardiva rivincita: «Le persone che cancellarono con un colpo di spugna quindici anni di lavoro dovranno rivedere la loro posizione». «Oggi la sala non ha più un ruolo privilegiato – conclude il direttore artistico – e ci sono molti più supporti per vedere i film. Cosa può fare oggi un piccolo festival? Noi siamo come quelle produzioni di serie B americane degli anni Cinquanta, magari mediocri ma che oggi sono considerate cult movie. Vogliamo essere un po’ questo: una produzione di serie B di qualità». Una dichiarazione d’intenti chiara e semplice, che speriamo sia anche vincente.

Marco Triolo

Marco Triolo

Marco Triolo lavora ormai da dieci anni nell'ambito del giornalismo cinematografico. Ha scritto su ScreenWeek.it, Ciak, Nocturno e tutt'ora collabora con Film.it, il sito di cinema de LaStampa.it, e con il magazine online i400Calci.com. Nel tempo libero divora film, serie televisive e fumetti, e collabora con l'associazione culturale veronese Cyrano Comics scrivendo e disegnando storie di supereroi.

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