Allen è come il Natale: una certezza, ogni anno. Ma…

Sono sempre i migliori che se ne vanno e Allen è da un po’ di anni che va e viene come ad un appuntamento dal suo analista, tra filmetti non alla sua altezza (siamo stati viziati per troppo tempo con piccoli e grandi capolavori) ed altri che ancora riescono a stupirci per classe e freschezza di scrittura.

Un giorno di pioggia a New York non verrà annoverato tra i suoi lavori migliori, ma – come si dice quando non si vuole ammettere che il tempo passa per tutti, anche per gli apparentemente inesauribili artisti – “si può vedere”; sì, non so se questo suoni più come un’offesa o un complimento, ma di sicuro con Woody Allen è una frase che troppo spesso abbiamo usato, soprattutto dalla seconda metà degli anni ’90, quando la sua produzione si è fatta qualitativamente più discontinua (un film all’anno per oltre 50 anni di carriera non è cosa da tutti, ammettiamolo).

Il suo ultimo film vorrebbe dare una sferzata di gioventù alle sue usuali “New York Stories”, ma non basta scegliere come protagonisti degli attori giovani, bravi e belli, se poi lo sceneggiatore Allen li fa parlare tutti allo stesso modo, come dei vecchi e saggi eruditi: dal personaggio più colto a quello che dovrebbe essere il più ignorante, è tutta una dotta citazione di polverose pellicole, di rimandi letterari, di richiami a musicisti che difficilmente dei ventenni potrebbero conoscere, cosa che rende l’Autore un ingombrante ventriloquo onnipresente in scena. Se questo suo tipico metodo di scrittura poteva risultare plausibile, o almeno accettabile, in altri precedenti lavori, purtroppo in Un giorno di pioggia a New York stona non poco.

I 92 minuti (incredibile, si riesce ad andare al cinema anche per meno di due ore e mezza!), scorrono sufficientemente piacevoli, tra tour nelle “Case da sogno di New York”, glamour come se piovesse, pioggia su ombrelli trasparenti, vecchi marpioni del mondo del Cinema che vorrebbero tanto farsi l’ingenua ventunenne arrivata dalla provincia, pianoforti a coda, brani jazz, dollari che non danno la felicità, tormenti da finto ribelle radical chic con ciuffo ribelle radical chic, confessioni scioccanti (probabilmente uno dei passaggi migliori) e amori prevedibili. Stupisce – e questa volta non in positivo – la fotografia di Storaro, che sembrerebbe fregarsene di volti sovraesposti, di campi e controcampi illuminati a casaccio, di tagli di luce che non giustificano alcuna nuvola in cielo; molto strano, a dire il vero anche troppo.

In Un giorno di pioggia a New York la mano di Allen c’è tutta, ma giudicate voi se è ancora abbastanza ferma o eccessivamente tremolante per i vostri gusti.

Voto: 3/5

Un giorno di pioggia a New York

Regia di Woody Allen con Timothée Chalamet, Elle Fanning, Selena Gomez, Jude Law, Rebecca Hall, Kelly Rohrbach, Suki Waterhouse, Diego Luna, Liev Schreiber, Annaleigh Ashford e Cherry Jones.

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Corrado Benanzioli

Corrado Benanzioli viene alla luce nel 1968, ma da lì a poco si renderà conto che l’unica luce veramente interessante per lui è quella del proiettore cinematografico. Malgrado la sua memoria degna di un criceto un po’ stordito, riesce a ricordarsi tutti i cinema nei quali ha visto le migliaia di film fino ad oggi, ma ancora non ha capito a cosa gli potrà servire questo super potere.

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