Almodovar: un ritorno in grande stile… tra dolore e gloria


«Allora, quelli invecchiati male per favore si mettano di qua, sì, esatto, proprio dietro all’attore rimbambito che si è ridotto a parlare con le galline, mentre chi se ne fa un baffo della senilità può accomodarsi dietro a Clint e al suo cavallo…»

Il mondo può essere ingiusto, la vita può essere ingiusta, ma almeno questa breve recensione dovrà cercare di essere corretta ed equilibrata, specialmente dopo le emozioni che mi ha regalato la visione dell’ultima perla di Almodóvar, quindi scordatevi la sciocca introduzione, perché era solo l’invidia che parlava: il personale alter ego del regista, Banderas, è un gigante e si gioca alla grande uno dei migliori ruoli della sua vita, alla faccia della pennuta Rosita. E sì, sta pure invecchiando benissimo, il maledetto.

Dolore, perdita, memoria, conflitti, malattie, depressione e dipendenze, il regista madrileno di adozione non ci risparmia nulla (neppure le sue imbarazzanti camicette) della sua romanzata pseudo autobiografia tratta da una storia vera o forse no, ma un soggetto che in mano a chiunque altro sarebbe diventato quasi sicuramente l’ennesimo filmaccio strappalacrime alla Sparks, tra le sue dita si plasma trasformandosi in magia e la sofferenza solo un passaggio dell’esistenza che non può mai essere solamente dramma.
L’autore spagnolo, specialmente con il suo cinema più “maturo”, è sempre riuscito a raccontarci storie drammatiche con un sorriso quasi di accettazione sulle labbra, l’unica via possibile per non impazzire e per rendere digeribile questa strana cosa chiamata “vita”, ma con Dolor y Gloria fa un passo in più spogliandosi senza alcun pudore davanti al proprio pubblico che, giustamente, lo applaude.

Saper scrivere bene una sceneggiatura e rendere credibili ed appassionanti dei lunghi dialoghi non è una cosa da tutti, ma Almodóvar ha l’indubbia capacità di trascinare nel racconto lo spettatore che, per quanto possa essere lontano dal mondo colorato ed eccessivo del protagonista, non fa alcuna fatica a provare empatia per lui, uno stato d’animo sempre troppo sottovalutato.

Pur non essendo una commedia, Dolor y Gloria non vi lascerà uscire dal cinema tristi e sulla via di una serata all’insegna della depressione, ma, al contrario, vi donerà un sorriso di speranza che vi accompagnerà ogni volta che ne consiglierete la visione.

Voto: 4/5

Dolor y Gloria
Regia di Pedro Almodóvar
Con Antonio Banderas, Penélope Cruz, Asier Etxeandia, Leonardo Sbaraglia, Nora Navas, Raúl Arévalo, Cecilia Roth e Julián López

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Corrado Benanzioli

Corrado Benanzioli viene alla luce nel 1968, ma da lì a poco si renderà conto che l’unica luce veramente interessante per lui è quella del proiettore cinematografico. Malgrado la sua memoria degna di un criceto un po’ stordito, riesce a ricordarsi tutti i cinema nei quali ha visto le migliaia di film fino ad oggi, ma ancora non ha capito a cosa gli potrà servire questo super potere.

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