Domani inizia il Verona International Film Festival

Torna alla Multisala Rivoli di Verona il “Verona International Film Festival”. L’edizione 2019 presenterà una selezione di 24 film provenienti da tutto il mondo. Il tema, come ogni anno, è Gli umani e la complessità delle relazioni. Dal 10 al 12 settembre dalle 19.30 alle 21.30, l’ingresso è gratuito. Le pellicole sono in lingua originale con sottotitoli in inglese.

Per approfondire le tematiche della rassegna abbiamo posto alcune domande a Cecilia Piva, manager del Festival.

“Deternity” (Austria)

Ci puoi illustrare come è nata l’idea del festival?
«Dalla volontà di dare spazio a dei film che non rientrano tra le grandi produzioni e distribuzioni, ma che sono comunque interessanti. Per diversi registi infatti è molto difficile far conoscere le proprie opere perché non supportate da strutture di diffusione adeguata. Con il “Verona International Film Festival“ si cerca di creare una opportunità per questi autori e, allo stesso tempo, grazie all’entrata libera, di invogliare il pubblico a venire a curiosare nella sala del cinema e vedere qualcosa che potrebbe risultare fuori dal comune.»

Quali sono state le ragioni che vi hanno portato a scegliere Verona come sede della manifestazione?
«Perché è una città che risponde bene alle nostre esigenze organizzative: è conosciuta a livello internazionale e ha molta partecipazione alle manifestazioni culturali. Degli amici che avevano studiato a Verona si ricordavano di aver aderito a cineforum e altri eventi (all’Arena, al Teatro Romano…) dove avevano notato una buona affluenza da parte del pubblico. Anche per noi è stato così: nell’ultima edizione del festival abbiamo avuto la sala quasi sempre piena.»

Senza alcun dubbio la rassegna ha un respiro internazionale vista la scelta di proporre le pellicole in lingua originale con sottotitoli in lingua inglese? Come mai questa decisione?
«Accettare film in lingua originale con sottotitoli in inglese è un modo per facilitare la partecipazione al festival di autori che non conoscono l’italiano, ma che comunque vogliono sottometterci i loro lavori. Diciamo che siamo arrivati in un momento fortunato, in cui anche il pubblico italiano è disposto a venire in sala a vedere film stranieri non doppiati. Questa è una tendenza abbastanza recente in Italia.»

“Il Principe di Ostia Bronx” (Italia)

Perché scegliere come tema portante Gli umani e la complessità delle relazioni?
«La tematica delle relazioni tra persone è stata “suggerita“ dalla storia di Romeo e Giulietta che si svolge appunto a Verona. Il titolo è un modo per non limitare il discorso all’amore di coppia, ma dare spazio a una più ampia interpretazione dell’idea di rapporto tra persone che può variare da individuo a individuo, da società a società.»

Perché proporre più cortometraggi/mediometraggi che lungometraggi?
«Trattandosi di prodotti non destinati ai circuiti cinematografici convenzionali, non si è imposto nessun limite temporale ai film, preferendo focalizzarci sulla “qualità” e “originalità“ dei loro contenuti piuttosto che sulla loro durata. Probabilmente per questa ragione, ci sono stati proposti complessivamente più corto e mediometraggi che quindi risultano essere in maggioranza anche nella selezione finale.»

Ci illustri qual è stata la ricezione da parte del pubblico nelle varie edizioni?
«Abbiamo avuto una buona risposta dal pubblico: in sala c’è stata una buona affluenza e abbiamo anche ricevuto diversi messaggi di ringraziamento per aver portato un festival di “cinema alternativo” a Verona. È un bel traguardo.»

Per il programma completo: www.veronafilmfestival.org/program

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Nicola Barin

Nicola Barin è da sempre un appassionato di musica jazz e di cinema. Dal 2008 al 2017 ha condotto il programma di musica jazz "Impulse Jazz" per l'emittente radiofonica Radio Popolare Verona. Dal 2016 conduce per la radio web www.yastaradio.com il programma di musica jazz "Storie di Jazz" Collabora inoltre con i magazine on-line: www.jazzconvention.net, www.jazzitalia.net, www.distorsioni.net, www.silenzioinsala.com e per la testata giornalistica di cultura musicale www.sound36.com. Rimasto folgorato dalla lettura del libro "La Nausea" di Jean-Paul Sartre in adolescenza si intestardisce e continua gli studi scellerati laureandosi in filosofia. Il cinema diventa la sua missione e, dopo la scoperta del programma Fuori Orario di Enrico Ghezzi, si appassiona al cinema d'autore. Frequentatore assiduo di sale cinematografiche è paradossalmente convinto che, citando Godard, ....il cinema è la verità 24 volte al secondo.

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