Il poliziesco esemplare che non ti aspetti

Una delle regole del bravo casalingo sarebbe quella di non fare mai, ma proprio mai, la spesa al supermercato prima di pranzo e prima di cena, cioè in genere quando si ha una fame tale da pensare di sgranocchiare persino l’addetto al banco gastronomia, perché l’eccitazione del momento ci spingerebbe a riempire il carrello delle cose più inimmaginabili, prevalentemente sciocchezze ipercaloriche.
Un po’ la stessa cosa dovrebbe valere per i film: mai, ma proprio mai, scrivere una recensione sull’onda dell’entusiasmo o della delusione provata all’uscita dal cinema perché, quando a distanza di qualche tempo si rivedrà quel titolo, come minimo ci si domanderà cosa e quanto si aveva bevuto quella sera.

Peccato che il sottoscritto abbia la dispensa di casa piena di creme spalmabili da seimila chilocalorie a cucchiaino, tutte rigorosamente aperte e poi abbandonate a causa di inutili rigurgiti di coscienza perciò, se scrivo qualcosa su The Informer – Tre secondi per sopravvivere poco dopo la visione, posso giustificarmi solo dicendo che lo faccio per avvisarvi prima che lo tolgano dalle sale; questa sera, al primo spettacolo del secondo giorno di programmazione, eravamo in sette a vederlo e – ci potrei giurare – almeno in due credevano di aver scelto un altro film e i cinema dove lo proiettano sono solamente due, entrambi dei multisala fuori città. The Informer – Tre secondi per sopravvivere è quella pellicola che sui titoli di coda ti fa esclamare delle cose del tipo “Cacchio che bel film!” e “Ma ‘sto Andrea Di Stefano chi cacchio è?!?”. Come avrete capito ho limitato le scurrilità espressive in omaggio agli sceneggiatori americani che, con i loro ripetuti “fuck!”, riassumono in un solo termine interi tomi di parolacce italiane.

Avviso fin da subito che il voto più corretto sarebbe un onestissimo 3,5/5 (tradotto: più che buono), però siccome c’è sempre il simpatico puntigliosetto che non legge mai neppure una riga e va subito a vedere in fondo i numerini solo per il gusto di rinfacciarmi che sono ripetitivo con i giudizi, è da mesi che ho deciso di farlo soffrire sopprimendo – per ora – il mezzo punto sopra al 3. Quindi darò 4/5 che, in realtà, sarebbe anche motivato da elementi positivi non di poco conto: una bella storia (tratta dal romanzo svedese Tre secondi di Anders Roslund e Börge Hellström, uscito cinque anni fa), una solida sceneggiatura senza tanti fronzoli né umorismo a cura dello stesso regista insieme ad altri autori che nei curriculum non hanno certo un Amleto (però attenzione che Matt Cook ha al suo attivo l’interessante Codice 999), un cast perfetto che non stona mai in nessun momento (sarebbe anche ora di cominciare a memorizzare il nome dell’ottimo protagonista Joel Kinnaman, perché lo si sta vedendo in tante cose belle negli ultimi anni, tra serie televisive e film) ed una regia che non ti aspetti da un autore che al suo attivo ha solo un altro film di produzione francese come Escobar (2014).

Già, perché la principale carriera di Andrea Di Stefano è sempre stata quella di attore, anche di serie italiane tipo Medicina generale, quindi non proprio titoli da Oscar, se escludiamo la sua partecipazione a Vita di Pi nel 2012; eppure ce l’ha fatta a girare un poliziesco non “all’americana”, ma proprio americano al 100% inteso nella sua accezione migliore, con risvolti drammatici quasi sempre credibili e ben calibrati, mettendosi al servizio del racconto senza strafare con inutili vezzi autoriali che fanno tanto provincia, dirigendo in modo secco, asciutto, con polso sicuro e una buona dose di realismo sempre meno presente nelle pellicole di genere.

Per chi è in cerca di eroi o di rassicuranti personaggi empatici e positivi è meglio che si rivolga altrove, ma per tutti gli altri… Che altro vi devo dire se non di recuperarlo prima che sia troppo tardi?

Voto: 4/5

The Informer – Tre secondi per sopravvivere
Regia di Andrea Di Stefano con Joel Kinnaman, Rosamund Pike, Ana de Armas, Clive Owen, Common, Arturo Castro, Ruth Bradley, Sam Spruell e Martin McCann.

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Corrado Benanzioli

Corrado Benanzioli viene alla luce nel 1968, ma da lì a poco si renderà conto che l’unica luce veramente interessante per lui è quella del proiettore cinematografico. Malgrado la sua memoria degna di un criceto un po’ stordito, riesce a ricordarsi tutti i cinema nei quali ha visto le migliaia di film fino ad oggi, ma ancora non ha capito a cosa gli potrà servire questo super potere.

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