Il film censurato dal Viminale arriva a Verona

Che ci fa un film appaltato, prodotto e pagato dal Ministero dell’Interno chiuso dentro a un cassetto? Se lo stanno chiedendo dal 2016 i cinque registi di ZaLab, i realizzatori dei 6 cortometraggi che compongono la pellicola Paese Nostro e mai ancora distribuita. Il bando nell’ambito del Fami, cioè il Fondo Asilo Migrazione Integrazione, prevedeva «l’affidamento del servizio di realizzazione di film documentari che raccontino il tema dell’accoglienza di richiedenti e titolari di protezione internazionale». Il 17 marzo scorso, per la prima volta, avviene un atto di forza, si decide di farlo vedere in anteprima al Viminale con una richiesta da parte di Andrea Segre, uno dei registi: «All’Italia di oggi, dell’accoglienza e non, facciamo appello per chiederci queste sei storie, per chiunque volesse vederle.» Da allora sono arrivate più di 150 richieste, tra cui quella dell’associazione veronetta129 che porta a Verona gratuitamente lunedì 15 aprile alle 20.30 al Cinema Nuovo San Michele, in via Monti 7/c.

La prima di “Paese Nostro” al Viminale

Paese nostro, il film che avremmo voluto mostrarvi è un documentario di Michele Aiello, Matteo Calore, Stefano Collizzolli, Andrea Segre, Sara Zavarise sull’accoglienza diffusa per il racconto delle realtà dei progetti Sprar (acronimo di Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Ritrae sei operatori sociali impegnati a diverso titolo e in diverse regioni italiane nei progetti di Schio (Vicenza), Chiesanuova (Torino), Porto San Giorgio (Fermo), Caserta, Lamezia Terme e Palermo. Discutono insieme di accoglienza diffusa e del futuro, alla fine della proiezione, gli operatori dello Sprar La Cordata di Corbiolo (Bosco Chiesanuova, VR), alcuni componenti del forum Per Cambiare l’Ordine delle Cose – Verona e alcune cooperative di accoglienza del territorio.

Gli Sprar, istituti di seconda accoglienza attivati dalla rete degli enti locali in collaborazione con le realtà del terzo settore, accedono al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo (a differenza dei sistemi di prima accoglienza come Cas e Cara che sono a gestione privata, ma realizzati con soldi pubblici). Avevamo approfondito la differenza tra Cas e Sprar con i punti di vista di chi ci lavora. I numeri aggiornati a gennaio 2019 dicono che in Italia ci sono 875 progetti, con 746 enti locali titolari di progetto sparsi in 1800 comuni, coinvolgendo fino a 35650 persone (3730 minori non accompagnati e 704 per persone con disagio mentale o disabilità). Il Veneto accoglie 784 persone, di cui 63 minori non accompagnati, e gli enti locali titolari dei 25 progetti in atto sono 21.

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Stefano Collizzoli, uno dei cinque registi coinvolti, si chiede ancora «perché non sia stata possibile la distribuzione in un momento cruciale come quello che stiamo vivendo, in cui la confusione in Italia è tanta, tra l’accoglienza indiscriminata, la pressione migratoria, la comunicazione su questo tema molto urlata quando non si tratta di un’emergenza ma di un tema ormai costante». Sicuramente una questione da affrontare a mente lucida, con storie che riguardano la Penisola, da Nord a Sud.

Le sei esperienze raccontate nel documentario

Porto San Giorgio, Fermo. All’inizio del 2016, nel corso di una lunga crisi esistenziale, Federica accetta l’offerta di coordinare il progetto dedicato al disagio mentale di Porto San Giorgio, Fermo. Vive la decisione come una scelta etica, come cambiamento di vita personale, in parte come forma di espiazione. Delusa dalla reazione dei vecchi colleghi, che non capiscono la sua scelta, annuncia il cambiamento di lavoro ad alcune sue amiche durante un aperitivo al mare. Il periodo è lo stesso dell’omicidio di Emmanuel: parlare di rifugiati non è proprio facile e le persone sono divise sull’argomento.
Con Federica Pietracci, Jamil Hussain, Ehis Enaruna, Foday Diof, Anthony Francis, Abdul Basi Amiri, Maria Gabriella Laurenza, Marco Mancini. Soggetto di Michele Aiello e Sara Zavarise, regia di Sara Zavarise. Fotografia di Matteo Calore, suono di Michele Aiello. Riprese e suono giornate aggiuntive di Martina Cocco e Francesco Geraci.

Palermo. Lucia ha 27 anni; è rientrata a Palermo dopo un periodo di studio a Milano, desiderosa di dare il suo contributo al riscatto della città, ma un po’ scettica rispetto alle reali possibilità di farlo. Scopre che il progetto in cui ha investito due anni di vita, che ha contribuito a far crescere, ma soprattutto dentro al quale è cresciuta, ha ancora un mese davanti e che non vi è alcuna certezza delle possibilità di proseguire oltre il 31 dicembre. La sua incertezza ed il suo smarrimento sono soprattutto per i beneficiari e le beneficiarie del progetto, alcune delle quali vengono da complessi percorsi di tratta, e che Lucia non si sente di poter abbandonare da un giorno all’altro.
Con Lucia Pepe, Yodith Abraha, Luca Cumbo, Ibrahim Akuwono, Davide Pepe. Scritto e diretto da Stefano Collizzolli, fotografia di Sebastiano Facco, suono di Alberto Cagol, montaggio di Stefano Collizzolli, musiche di Sergio Marchesini.

Chiesanuova (Torino). Hassan, giovanissimo, lascia l’Iran per il Giappone. In Giappone conosce Monica, colombiana, che diventerà sua moglie. I due vivono fra Giappone, Iran e Colombia. Quando, in Iran, nasce la prima figlia, Najeli, Monica chiede di spostarsi: non vuole far crescere una femmina nel paese islamico. È difficile, tuttavia, trovare un paese che dia il visto sia ad una colombiana che ad un iraniano; e, dopo una serie di peripezie, la giovane famiglia si trova in Italia, senza permesso di soggiorno e senza possibilità di proseguire il viaggio. Vengono accolti a Chiesanuova, piccolo paese del Piemonte, e dopo Tokyo, Teheran e Medellin, l’impatto con un paese di 200 abitanti non è facile. Hassan racconta che voleva ripartire il giorno successivo… e che poi è rimasto otto anni, ed ora non ha nessuna intenzione di andarsene. Al contrario, ha appena ottenuto la cittadinanza italiana ed è operatore di un progetto Sprar.
Con Hassan Vaezi, Annalisa Fontana, Fabio Donna Bedino, Gordana Vujovjc, Monica Vaezi, Najeli Vaezi, Vita Navratilova, Sirafi Cham, Alina Aintablian. Soggetto e regia di Stefano Collizzolli, fotografia di Sebastiano Facco, suono di Alberto Cagol, montaggio di Giuseppe Duca, musiche di Sergio Marchesini.

Schio (Vicenza). Alice ha 25 anni, è omosessuale e convive da un anno con Giulia, la sua compagna. Si è affacciata al mondo dell’accoglienza da pochi mesi, cominciando a lavorare come operatrice per il progetto Sprar di Santorso. Le sfide che questa professione comporta la costringono ad un lavoro profondo sulle sue fragilità, le sue paure e i suoi ideali, portandola a vivere durante tutto il film un suo piccolo e personalissimo romanzo di formazione.
Con Alice Bedin, Giulia Marangoni, Ermanno Marogna, Maurizio Bicocchi, Lidia Dellai, Davide Dal Prà, Arafa Lone, Taofik Ahmad, Jean Daniel Foutou, Toto Kossi Shella, Sarah Foutou, Daniela Zago, Elena De Zen, Chiara Ragni, Ilaria Bedin. Soggetto e regia di Matteo Calore, fotografia di Sebastiano Facco, suono di Alberto Cagol, montaggio di Sara Zavarise e Chiara Russo, musiche di Sergio Marchesini.

Lamezia Terme. Rosanna e Fabio lavorano come operatori legali del progetto Sprar “Due Soli” di Lamezia Terme. Entrambi condividono e affrontano le sfide continue dell’accoglienza in Italia e lo fanno con lo stesso sguardo e la stessa attenzione verso “la persona”, mettendo al centro il rispetto per la dignità, le aspirazioni ed i progetti individuali di chi viene accolto. L’essere operatori legali per entrambi è molto più di un semplice lavoro che inizia e finisce in ufficio: l’obiettivo che muove entrambi è la tutela dei diritti umani e la consapevolezza di quanto un documento possa cambiare la vita di una persona.
Con Rosanna Liotti e Fabio Saliceti. Regia e montaggio di Matteo Calore, fotografia di Sebastiano Facco, suono di Alberto Cagol.

Caserta. Mamadou viene dalla Costa D’Avorio e lavora come operatore dell’accoglienza. La sua esperienza migratoria e la sensibilità verso le difficoltà burocratiche e quotidiane vissute dai beneficiari (di cui lui stesso ha avuto esperienza negli scorsi anni, prima di ottenere il permesso di soggiorno e questo lavoro), lo aiutano a comprendere e risolvere i problemi che di giorno in giorno lo Sprar si trova ad affrontare. Ma, allo stesso tempo, Mamadou si confronta con la diversità, che emerge nel suo rapporto con Mariarita, operatrice legale dello stesso lavoro e sua fidanzata.
Con Kouassi Pli Adama Mamadou, Mariarita Cardillo, Imma D’Amico, Morò Musah, Malik Donkor, Virginia Crovella, Federica Crovella, Massimo Cocciardo, Prosper Doe, Vincenzo Fiano, Giovanni Paolo Mosca. Regia e fotografia di Matteo Calore e Andrea Segre, montaggio di Sara Zavarise, suono di Alberto Cagol, musiche di Sergio Marchesini.

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Elena Guerra

Elena Guerra

Elena Guerra, giornalista e addetta stampa, laureata magistrale in Giornalismo, ha svolto ricerche nell’ambito del giornalismo interculturale grazie al gruppo di ricerca Prosmedia di cui è co-fondatrice. Si occupa di media relations, organizzazione di eventi culturali al fine di promuovere l’incontro di persone e culture diverse.

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