La famiglia Addams in versione animata

Per un adulto di oggi, che da bambino vedeva le repliche della I serie TV degli anni sessanta, già la versione del ’91 con Angelica Huston era una polpetta avvelenata anche se condita da buone intenzioni. Sul sequel del ’93 meglio tacere.

Ora, questa nuova versione animata, diretta da Greg Tiernan e Conrad Vernon, deve contemperare più esigenze: gestire una materia sì fumettisticamente horror ma potenzialmente violenta per i più piccoli, interessare i meno piccoli ma non abbastanza grandi, non annoiare i genitori che li accompagnano. E non colpisce del tutto nel segno anche se gli ambiziosi piani erano di “presentare la famiglia Addams alle nuove generazioni“.

Non basta, per gli adulti, il citazionismo evidente da Frankestein Junior (1974) o i dettagli rubacchiati alla Mummia (1999). Non basta, per gli freschi adolescenti, l’ennesima eroina femminile in versione emo/dark in brodo buoni sentimenti con, sullo sfondo, il complesso di Elettra. Per i più piccoli, gli effetti visivi digitali non mascherano abbastanza l’atmosfera oscura e satura di violenza, giocata finché si vuole, ma che è nelle cose.

Certo, un rassicurante moralismo – essendo un film americano nel senso più profondo del termine – gronda grasso. Da prodotto per famiglie del post ideologico, il tema è il non conformismo, la non omologazione attraverso modelli fintamente alternativi ma che, di fatto, sono altrettanto omologanti nella loro vacuità. Ovvero, il messaggio è più o meno questo: combatti per essere te stesso, ovvero vestiti di scuro e diffida di chi si veste normalmente. Vai oltre l’apparenza con un’altra apparenza, ma meno anni ’60. I bambini non sanno leggere questo messaggio: ma, intanto, si stratifica nel loro profondo.

Un attimo, però: ricordiamoci che è un film per bambini, che non conoscono la storia cinematografica degli Addams e che vogliono solo sognare e divertirsi ed è un film per genitori che hanno bisogno di almeno due ore d’aria per sopravvivere alle belve in una giornata di pioggia. Obiettivo, dalle facce in sala, non del tutto raggiunto.

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Stefano Magrella

Veronese d'origine, vanta ascendenze cimbre tutte da dimostrare. Docente di lettere, viene definito amorevolmente dai suoi cari come polemico, pesante, pedante e pignolo. Nel tempo libero assapora ogni sfumatura della noia.

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