“Quando i robot si arrugginiscono, tutto cigola”

Terminator – Destino oscuro parte benissimo: un breve prologo con ringiovanimento digitale che azzera tutto quello visto fino ad ora sugli schermi (Scorsese addio, mi dispiace che per gli effetti speciali di The Irishman ti abbiano dato solo la mancetta, credimi…) e poi una gran bella scena d’azione che ti fa esclamare un «Ci voleva proprio il ritorno di Cameron alla produzione per poter vedere un filmone così!», anche se la sensazione che si stia ricalcando un po’ troppo il secondo episodio c’è tutta.

Poi passa la prima mezzora e Cameron se ne va al bar con gli amici a fare una gara di rutti, lasciando lì – con la pagliuzza più corta stretta nel pugno –  il povero regista Tim Miller a dirigere una sceneggiatura scritta da troppa gente su un soggetto di troppa gente. Tutti maschi per una storia con tre donne protagoniste. Che poi, come l’avranno scritta? Probabilmente sarà andata così:

«Dai dai, una riga a testa finché non ci portiamo a casa la pagnotta!»

«No no, facciamo che ai dialoghi delle tre tipe ci penso io che ho molta più sensibilità femminile di voi, a quelli del cattivo ci pensi tu che tanto dirà due parole, a quelli del cane l’altro e alle urla delle comparse quel tizio in fondo che si sta nascondendo dietro al divano.»

«Ok, ma a Arnold chi ci pensa?»

«Ah già. Ma sì, tranquillo che ci penserà lui, tanto è convinto di essere un cabarettista e vorrà infilarci qualche battutona delle sue…».

«Ancora confonde Terminator con Junior, ma davvero?!?»

«Lascia stare, ha 72 anni ed è ancora pieno di steroidi, fossi in te non ci discuterei…»

L’idea geniale venne, però, proprio a Cameron, il papà del robottone più amato da quel bellissimo 1984, anno di uscita del primo film: «Facciamo finta che dal secondo episodio in poi non ci siano state altre pellicole con Terminator, ok?». Tutto fantastico. Cioè, io potrei anche essere d’accordo, mi sta bene, è il portafogli a non essere molto convinto di ‘sta cosa e non credo che scrivendo un reclamo al Sig. Hollywood potrei mai riavere indietro i soldi che ho speso per tutti gli altri seguiti, dvd compresi. Ma non facciamo i venali e vediamo di spiegare seriamente perché questo atteso seguito ha deluso le aspettative di un fan come il sottoscritto che è riuscito a salvare persino un Terminator Genisys in preda ad uno sconsiderato effetto nostalgia.

I motivi per affossare questo Terminator – Destino oscuro sono tanti, tutti legati a spoiler che amerei farvi solo per deriderlo come meriterebbe, però il rispetto per chi vorrà comunque vedere il film è più forte e mi limiterò solo a riassumere il tutto in un enorme… “WTF?!?”. Se l’acronimo vi dovesse risultare ignoto, ecco che corre in aiuto Internet spiegandolo per bene: “WTF è un acronimo (cioè una parola formata da una o più lettere iniziali di altre parole) che significa “What the fuck”. Ma che cosa significa appunto What The Fuck (WTF)? È una espressione americana che possiamo tradurre in “ma che c***o” oppure “ma che diavolo” o “ma che accidenti”.”. Tutto chiaro? Andiamo avanti.

Se, come già detto, l’inizio del film lasciava presagire un voto decisamente buono, è proprio quando entra in scena il serafico Schwarzenegger che le cose precipitano e la sceneggiatura è tra quelle. Per una battuta che faceva tanta simpatia in Terminator 2 – Il giorno del giudizio (1991) non si può pensare di rendere completamente ironico un personaggio come Terminator, no, no e ancora no. Le motivazioni per questo cambio di carattere e per giustificare la presenza di Arnold, tra l’altro, sono da occhi al cielo e imprecazioni soffocate e non si può far finta di non averle sentite. I successivi minuti non compensano minimamente questa débâcle e le tre eroine si rimpallano battute che potevano passare magari in una sceneggiatura degli anni ’80 o ’90, ma non oggi, non con tutto quello che abbiamo visto sul grande e piccolo schermo nel frattempo, a meno di non considerare dei cerebrolesi i sostenitori della saga.

All’epoca dei primi due film Cameron inventò un modo nuovo, adrenalinico, sontuoso e persino nobile di mettere in scena un action movie dal sapore fantascientifico, ma a distanza di tanti anni ha ancora un senso? Puoi fare tutti i tagliandi che vuoi, ma anche Terminator prima o poi sarà da rottamare, con o senza supervalutazione dell’usato.

Di buono in Terminator – Destino oscuro c’è che i soldi investiti sono tanti e si vedono tutti solo nelle scene d’azione, per non parlare del fatto che ritrovare Sarah Connor con la sua nemesi è stato bello, mentre il regista Tim Miller (Deadpool, 2016) dirige anonimamente – ma con ritmo – il compitino affidatogli senza fare grossi danni.

Giuro che a questo punto non saprei davvero se salvare il film, perché in fondo i 128 minuti trascorrono senza annoiare troppo (si è visto di peggio, diciamolo), oppure bocciarlo per l’eccessiva leggerezza di scrittura. Vedete voi se considerare il voto una quasi sufficienza o una sufficienza scarsa…

Voto: 2,5/5

Terminator – Destino oscuro

Regia di Tim Miller con Arnold Schwarzenegger, Linda Hamilton, Mackenzie Davis, Diego Boneta, Gabriel Luna, Steven Cree e Natalia Reyes.

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Corrado Benanzioli

Corrado Benanzioli viene alla luce nel 1968, ma da lì a poco si renderà conto che l’unica luce veramente interessante per lui è quella del proiettore cinematografico. Malgrado la sua memoria degna di un criceto un po’ stordito, riesce a ricordarsi tutti i cinema nei quali ha visto le migliaia di film fino ad oggi, ma ancora non ha capito a cosa gli potrà servire questo super potere.

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