Schermi d’Amore, «low budget ma con qualità»

Un festival «low budget». Un festival «classico». Ma soprattutto un festival, si spera, giovane. Il direttore artistico di Schermi d’Amore, Paolo Romano, non lesina sugli aggettivi quando gli viene data la parola durante la conferenza stampa di presentazione della sedicesima edizione del festival del cinema mélo veronese. La seconda da quando, l’anno scorso, Schermi d’Amore è finalmente tornato.

Anche quest’anno si terrà al Teatro Ristori (e alla Gran Guardia lunedì 24), anche se non nella settimana di San Valentino, come l’anno scorso, ma dal 22 al 28 febbraio. Romano lo sottolinea più di una volta: si è fatto il possibile con i mezzi a disposizione. Via, dunque, gli orpelli: niente ospiti (avrebbe dovuto esserci Neil Jordan, ma ha dovuto annullare per motivi di lavoro), niente orchestra (What Happened to Jones?, chicca del muto che verrà presentata in chiusura, il 28 febbraio, sarà accompagnata da una colonna sonora non live). Solo ed esclusivamente cinema. E di certo non ci si può lamentare.

Torna il concorso, con sette titoli proposti in anteprima, da Deux Moi di Cédric Klapisch a The Souvenir di Joanna Hogg. Due saranno le giurie: quella del pubblico e la giuria giovani, composta da una ventina di ragazzi che Romano ha definito una delle «sorprese» di quest’anno. Le altre? Da una parte le 52 opere realizzate da allievi della Scuola del Fumetto e dedicate al cinema di Kenji Mizoguchi, protagonista di una delle retrospettive del festival. Dall’altra la collaborazione con il Circolo del Cinema, che non ha solamente aiutato ma ha proprio permesso di realizzare un festival che altrimenti avrebbe avuto «grossi problemi, anche burocratici».

«Sarà un’edizione all’insegna della qualità, della collaborazione e dell’amore, naturalmente», commenta l’assessore alla cultura Francesca Briani. In totale saranno 32 le opere presentate, tra anteprime e retrospettive. A parte quella sui film di Mizoguchi, restaurati in 4K, le altre saranno dedicate a Douglas Sirk e Rainer Werner Fassbinder (un confronto tra le due filmografie), alla collaborazione tra Joseph Losey e Alain Delon (tra cui il film Mr. Klein) e a Paul Mazursky, «uno dei grandi registi degli anni ’70, molto sottovalutato». La sezione Panorama, infine, conterrà una serie di classici dal muto a oggi, tra cui Il lago delle oche selvatiche (che sarà presentato in anteprima al cinema Kappadue giovedì 13 febbraio, per gli iscritti al Circolo del Cinema) e un restauro di Lolita di Stanley Kubrick (un modo per rendere anche omaggio alla star Sue Lyon, da poco scomparsa). Non ci saranno invece i corti, ma Romano è sicuro che «torneranno l’anno prossimo».

«Spero di recuperare il pubblico giovane», confessa il direttore artistico Paolo Romano, presentando un festival in cui le coppie giovani saranno al centro di molte storie. «Sono certo che, con il contributo del Circolo e della giuria giovani, riusciremo ad avere risultati ancora migliori».

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Marco Triolo

Marco Triolo lavora ormai da dieci anni nell'ambito del giornalismo cinematografico. Ha scritto su ScreenWeek.it, Ciak, Nocturno e tutt'ora collabora con Film.it, il sito di cinema de LaStampa.it, e con il magazine online i400Calci.com. Nel tempo libero divora film, serie televisive e fumetti, e collabora con l'associazione culturale veronese Cyrano Comics scrivendo e disegnando storie di supereroi.

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