Schermi d’Amore: quando gli amori sono in “corto”

Intervista al regista Luca Caserta, curatore di una delle sezioni più attese del Festival

Dopo l’emozionante inaugurazione di martedì sera, “Schermi d’Amore” riprende venerdì 15 febbraio, con un intenso programma di lungo e corto-metraggi. Proprio la sezione dedicata ai cortometraggi rappresenta uno dei momenti più intensi della manifestazione. Si tratta di “Amori in Corto”, curata interamente dal noto regista veronese Luca Caserta. Che abbiamo sentito per l’occasione.

Il regista Luca Caserta

Luca, innanzitutto raccontaci quali emozioni hai provato, martedì sera, quando è stata inaugurata la quindicesima edizione di “Schermi d’Amore”?

«È stata una bella sensazione, molto intensa, vedere concretizzarsi il frutto delle ultime frenetiche ed estenuanti settimane di preparativi, che hanno coinvolto non solo me e gli altri curatori, ma soprattutto l’intero staff del Verona Film Festival che, insieme all’Assessorato alla Cultura di Francesca Briani, organizza l’evento. Per me, che vengo dal mondo del teatro e sono poi passato al cinema, vedere la sala del Teatro Ristori gremita di persone e percepire anche la loro attesa e le aspettative per il ritorno, dopo nove anni di assenza, di un festival così amato, apprezzato e raffinato, è stato gratificante. Già al momento della proiezione dei trailer di presentazione iniziali i miei occhi e il mio cuore si sono riempiti dello stupore e dell’emozione che la settima arte sa trasmettere e mi ha convinto ancora una volta che lo schermo cinematografico sia l’unico modo autentico per sperimentare un film. La proiezione dei cortometraggi di apertura, Carmen di Reininger del 1933 (dalla sezione “Tutte le Carmen del mondo”) e Invention of Love di Shushkov del 2010 (dalla sezione “Amori in corto”), è stato un meraviglioso “incastro”, perché il primo è realizzato con la tecnica delle ombre cinesi e il secondo in computer grafica con uno stile d’animazione che ricorda appunto le ombre cinesi. Un vero e proprio ponte tra passato e presente, che il pubblico ha accolto calorosamente. Un altro tuffo nel passato/presente, è stato anche poter assistere alla proiezione del lungometraggio The Phantom of the Opera di Julian del 1925 (dalla sezione “Amori impossibili nel cinema fantastico”), film muto, ma egregiamente accompagnato dal vivo in sala dal Maestro Antonio Coppola al pianoforte. È stato come tornare agli albori del cinema, quando la magia di questa arte ha avuto inizio.»

Caserta sul set de “L’altra faccia della luna”

Di questo Festival tu sei stato chiamato a curare la sezione dei cortometraggi “Amori in corto”. Una collaborazione con il Comune che nasce da lontano, vista anche la rassegna di cortometraggi “Corti a Palazzo”, che si teneva alla Gran Guardia di Verona ogni anno…

«“Corti a Palazzo” è stato un evento molto interessante, organizzato per l’appunto dal Verona Film Festival e dal Comune di Verona. Si tratta di una rassegna incentrata su cortometraggi girati in Veneto o realizzati da autori veneti. Insieme ad Adamo Dagradi mi sono occupato della selezione dei film, cosa che nel corso degli anni (sono state quattro le edizioni) ci ha permesso di vedere e proporre al pubblico molte opere suddivise tra i generi più disparati (drammatico, comico, thriller, documentaristico ecc.), che ha acceso i riflettori sul nostro territorio e messo in luce autori che da esso provengono. Abbiamo sempre cercato di proporre film di alto livello sia qualitativo e artistico, che spesso si sono rivelati ricchi di stile, fascino e talento.»

È comunque arrivata una chiamata che ti ha fatto particolarmente piacere e che ci vuoi raccontare?

«La chiamata nello specifico è arrivata da Paolo Romano, direttore artistico del Festival. Mi è stata affidata la sezione “Amori in corto”, con la richiesta di individuare otto cortometraggi da inserire nella programmazione, incarico che ho assunto fin da subito con la massima serietà e impegno con l’obiettivo di trovare il meglio che si potesse offrire in visione agli spettatori. La mia professione di regista e filmmaker e l’esperienza maturata in questo settore nel corso degli anni mi hanno permesso infatti di sviluppare un occhio attento nel cercare prodotti filmici validi sia sotto il profilo estetico che tematico, ovviamente secondo il mio gusto personale. Spesso si crede che il cortometraggio sia un modo più “facile” di fare cinema, mentre non è affatto così: si tratta a tutti gli effetti di un film breve, che si realizza con le stesse modalità professionali di un lungometraggio, e spesso è anzi molto più difficile raccontare una storia ben strutturata su una durata ridotta che su un minutaggio più esteso, come nel caso del lungometraggio, perché tutto l’arco narrativo deve essere concentrato in quello spazio. I cortometraggi sono un microcosmo in cui è possibile trovare racchiuse tutte le emozioni di una vita. Spero che i film che ho selezionato per “Amori in corto” riescano a trasmettere anche questo messaggio agli spettatori.»

Quanto è importante, secondo te, per Verona che la città abbia finalmente recuperato il “suo” festival di cinema?

«Sono felice che Verona abbia nuovamente un festival cinematografico di così lunga e consolidata fama. La presenza di un evento dedicato al cinema melò e sentimentale credo sia significativo per una città come Verona, che per tradizione è legata all’amore soprattutto grazie anche all’eredità che l’opera di Shakespeare le ha lasciato, garantendole fama internazionale. Ma ciò che mi rende più felice è che vedo “Schermi d’Amore” come una vera e propria festa del cinema per la città, un riavvicinare gli spettatori di varie generazioni alla sala cinematografica e al linguaggio comunicativo della settima arte, in un’epoca in cui essa è schiacciata dal Web, dalle serialità online, dal video on demand, dallo streaming, che hanno sicuramente i loro pregi e sono canali interessantissimi e in continua evoluzione, ma non sono cinema. Il cinema è quel fascio di luce che squarcia il buio attraversando la sala e andando a imprimere l’immagine con tutta la sua potenza sullo schermo cinematografico. In questo senso considero quindi “Schermi d’Amore” non solo un festival sull’amore, ma un atto d’amore verso il cinema.»

Veniamo alla rassegna di cortometraggi. Spiegaci le tue scelte…

«È stato un lavoro impegnativo e per nulla facile, che ho svolto in modo meticoloso, cercando i film su più fronti. Ho guardato più di 150 cortometraggi, perché volevo trovare qualcosa di veramente unico, delle gemme preziose. Ho ristretto la cerchia attorno a un numero più ridotto di opere, ma ti garantisco che arrivare a quegli otto film non è per niente indolore, perché ho dovuto escludere cortometraggi che mi piacevano davvero molto. Per questo credo che la selezione a cui sono giunto rappresenti realmente la crème de la crème. Lo so che potrei sembrare di parte, ma ti garantisco che sono tutti a loro modo speciali e bellissimi.»

Che tipo di percorso hai voluto proporre al pubblico veronese e come si inserisce all’interno dell’intera rassegna?

«Sono partito proprio dall’immagine dello storico logo di “Schermi d’Amore”: una rosa. Volevo che ognuno di questi cortometraggi rappresentasse un petalo di quella rosa, per poter raccontare le molteplici sfumature con cui l’amore può travolgere, sconvolgere e spesso cambiare per sempre la nostra vita. L’amore è un’alchimia intangibile che s’insinua tra le persone, una lente d’ingrandimento e un vero e proprio acceleratore delle emozioni più profonde. In questo senso i film d’amore possono diventare spunto per riflessioni su noi stessi e sulla realtà che ci circonda. Credo che dentro ognuno di noi ci sia un vuoto da colmare e provare gioia, amare, baciare intensamente sono un atto di fede nei confronti di quell’istante in equilibrio sopra la follia che è la vita. Volevo, inoltre, che ogni film si differenziasse per genere e stile, attraversando un ampio spettro emotivo e tematico: ecco quindi che dalla passione per una donna androide in un mondo cyberpunk alla Blade Runner si passa al divertente “matrimonio” per gioco di una coppia di bambini dell’asilo, ai primi turbamenti dell’adolescenza, ad atmosfere romantiche, magiche e poetiche o a situazioni tragicomiche e a molto altro ancora. Otto cortometraggi d’amore, quindi, per otto modi d’amare.»

C’è qualche “chicca”, fra queste opere, che vorresti segnalare ai nostri lettori?

«Ognuno di questi cortometraggi è speciale e unico. Vengono da varie parti del mondo, Russia, Stati Uniti, Gran Bretagna. Ce n’è anche uno italiano, Due mesi e mezzo di Giuseppe Cardaci, deliziosamente metacinematografico. Sono sicuro che ognuno di questi film sia a suo modo in grado di stupire, coinvolgere ed emozionare lo spettatore con forza, coraggio, fantasia e talvolta anche un pizzico di ironia. Ho trovato in essi e nei loro autori notevole talento, visionarietà e genialità. Si tratta di cortometraggi che hanno tutti partecipato a festival nazionali o internazionali di prestigio, vincendo anche premi importanti. Se proprio vuoi una chicca, ti posso citare un film che ci tenevo molto fosse presente e farà la gioia di tutti gli appassionati di Star Wars: si tratta di George Lucas in Love di Joe Nussbaum, un film addirittura del 1999, girato in pellicola. Ambientato nel 1967, vede come protagonista un giovane George Lucas, studente del corso di Cinema alla University of Southern California, alle prese con un blocco creativo che gli impedisce di completare la sua sceneggiatura di laurea. Il film inventa quindi con esilarante ironia le peripezie che avrebbero portato alla creazione della saga di Star Wars. Quando uscì, in un’epoca preYoutube, presocial e in cui Internet non era ancora così radicato nelle vite di tutti noi come lo è invece oggi, il film fu un vero e proprio caso con tanto di VHS pirata che circolavano tra le persone, arrivando addirittura sulle scrivanie dei produttori di Hollywood, conquistandola e lanciando così la carriera cinematografica dei suoi autori. Il cortometraggio fu apprezzato anche dal vero George Lucas, che, innamoratosene, scrisse di suo pugno una lettera di complimenti al regista.»

Veniamo a te. Sei un infaticabile regista, cinematografico e teatrale, ma non solo. A quale progetto ti stai dedicando in questo momento e quali sono, più in generale, i tuoi prossimi passi?

«In realtà mi sto dedicando a più progetti contemporaneamente. Abbiamo da poco iniziato la distribuzione nei festival di Dimmi chi sono, il mio nuovo cortometraggio prodotto da Nuove Officine Cinematografiche. È un film di genere drammatico, con protagonista Elisa Bertato. Ci sarebbero altri dettagli molto importanti da aggiungere su questo film, ma al momento preferisco non svelare di più. Oltretutto non si è ancora esaurita “la trilogia del doppio”, che comprende Dentro lo specchio, Dal profondo e L’altra faccia della luna, perché, sebbene abbia ormai qualche anno sulle spalle, è ancora molto richiesta nelle rassegne e nei festival. Dal profondo è tuttora distribuito con successo negli USA e worldwide da IndiePix Films. Ho poi alcune sceneggiature di cortometraggi già pronte, altre ne sto scrivendo, altre ancora ne ho in mente. Si tratta di opere differenti negli stili e nelle tematiche, perché mi piace sperimentare e spaziare tra i generi. Un paio di questi penso che potrebbero avere le potenzialità per concretizzarsi. Sto anche lavorando da tempo su due documentari, che hanno avuto uno stop per un po’, e uno di questi, Mariska, sembra che si stia sbloccando. Sono, poi, al lavoro sul mio primo lungometraggio, di genere drammatico-romantico e di cui sto scrivendo la sceneggiatura insieme a una talentuosa sceneggiatrice di Modena, con cui ho raggiunto una perfetta sintonia artistica. Infine, dal 2017 sono uno dei giurati del “Sunset Film Festival” di Los Angeles, il che mi tiene costantemente occupato a guardare e valutare film di ogni tipo (lungometraggi, cortometraggi e documentari) provenienti da ogni angolo del pianeta. Sono tantissimi, ma è un lavoro che faccio con estremo piacere, perché mi permette spesso di scoprire film belli e preziosi, veri e propri capolavori nascosti. E, non ci crederai, riesco anche a trovare il tempo di andare al cinema!»

Programma completo del Festival Schermi d’Amore 2019:
https://www.mokazine.com/read/veronafilmfestival/calendario-programma-schermi-d-amore-2019

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Ernesto Kieffer

Inizia nel 2000 a collaborare per alcuni periodici veronesi come “L’Altro Giornale”, “L’Adige” e “Verona Fedele” e ottiene nel 2002 il patentino di Giornalista Pubblicista. Laureato in Giurisprudenza nel 2003, è da quello stesso anno addetto stampa, organizzatore e presentatore di eventi. Oggi è radiocronista sportivo e giornalista - fra gli altri - de "Il Nazionale - Verona" dove è caporedattore Politica&Attualità. Si è dedicato, nel corso di tutti questi anni, al cinema, alla musica, allo sport, senza disdegnare l'approfondimento e la cronaca. Pratica con “inequivocabili” risultati il calcio e millanta di essere un musicista. Ma sono notizie false e tendenziose.

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