Solo al cinema si può tifare contro l’Italia?

I distributori cinematografici italiani sono una razza strana, antropologicamente indefinibili nel loro inspiegabile accanimento nel voler cambiare i titoli alle pellicole straniere proiettate nel nostro Paese. Ora, io non dico che l’originale Ford v Ferrari fosse tanto meglio di Le Mans ’66 – La grande sfida, ma perché sacrificare la sintesi in nome di un pseudowertmülleriano sbrodolamento, che se mi chiedi cosa andrò a vedere col cavolo che poi saprei risponderti? Di cosa avevano paura, forse di urtare l’animo sensibile delle frotte di appassionati della Ferrari che si sarebbero riversate nei cinema? Dai, su…

All’annuncio di un nuovo film sui garini di auto, di solito reagisco come mia moglie e la maggior parte dell’universo femminile: alzo gli occhi al cielo e mi fingo morto. Però sì, confesso che è la stessa cosa che capita con qualsiasi pellicola che tratti di sport, ma poi l’animo di appassionato di Cinema ha sempre la meglio, altrimenti non mi sarei mai goduto la visione di Rush (2013), Veloce come il vento (2016) e la serie sulle avventure di Dick Dastardly e Muttley (1968).

Il successo di Logan – The Wolverine (2017) ha aperto al regista James Mangold le tasche dei produttori che gli hanno concesso anche il lusso di realizzare un “film-evento”. Allora: nel corrente pensiero comune dicasi “film-evento” qualsiasi pellicola che raggiunga almeno i 150 minuti di durata, indipendentemente dal livello qualitativo della stessa, poiché l’uomo della strada sarà tenuto a credere che solo un minutaggio elevato possa giustificare la visione al cinema di un nuovo titolo, anziché attenderlo comodamente sul proprio televisore da cinquantacinque pollici appena acquistato.

Le Mans ’66 – La grande sfida dura 152 minuti, ma per fortuna è un buon film – forse giusto un tantinello lunghetto – fotografato con classe e diretto con la giusta dose di grinta, adrenalina e attenzione per i personaggi.

Un discorso a parte meriterebbe l’intero cast, dagli splendidi attori impiegati nei ruoli minori, tra i quali c’è anche il nostro Remo Girone nei panni di Enzo Ferrari (che, però, a Le Mans nel 1966 proprio non ci andò: quella sullo schermo è una “licenza poetica” degli sceneggiatori…), ai due protagonisti: se Christian Bale – di nuovo vistosamente dimagrito – è un gigante come quasi sempre in ogni sua interpretazione, anche Matt Damon risulta credibile e viene distanziato giusto di un paio di giri dal suo compare.

La cosa un po’ fastidiosa, è che Le Mans ’66 – La grande sfida mette noi spettatori italiani in una posizione a dir poco strana: per tutto il tempo siamo lì a tifare per il team americano della Ford che cerca di fare le scarpe a tutti i costi a quello italiano della Ferrari, tra l’altro descritto in modo superficialmente antipatico, e quasi non ce ne rendiamo conto perché restiamo abbagliati e incantati dall’esaltante competizione a 300 km/h percependone quasi l’odore di asfalto, freni surriscaldati e benzina bruciata. Sarà anche per questo che si parla della magia del Cinema?

Voto: 3,5/5

Le Mans ’66 – La grande sfida

Regia di James Mangold
Con Christian Bale, Matt Damon, Caitriona Balfe, Jon Bernthal, JJ Feild, Josh Lucas, Ray McKinnon e Noah Jupe

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Corrado Benanzioli

Corrado Benanzioli viene alla luce nel 1968, ma da lì a poco si renderà conto che l’unica luce veramente interessante per lui è quella del proiettore cinematografico. Malgrado la sua memoria degna di un criceto un po’ stordito, riesce a ricordarsi tutti i cinema nei quali ha visto le migliaia di film fino ad oggi, ma ancora non ha capito a cosa gli potrà servire questo super potere.

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