Stanlio e Ollio sono tornati, ma questa volta per commuovere

“Hey, c’è un biopic sulla coppia più divertente della Storia del Cinema, prepariamo i fazzoletti!”

Purtroppo è inevitabile: l’approccio biografico, che si tratti di libri o di film, alla vita di un comico ha sempre un che di triste o di tragico. Se proprio va bene potreste cavarvela con una botta di malinconia, ma se sperate di ridere a crepapelle avete sbagliato tutto; per questo esiste un’intera filmografia e quella di Stan Laurel e Oliver Hardy è pressoché sconfinata, tra “comiche” e lungometraggi: 106 pellicole insieme, ma prima di formare la quasi inossidabile coppia il primo partecipò a ben 50 produzioni, mentre il secondo addirittura a 250. Strano che durante la tournée in Inghilterra del 1953, il periodo sul quale si concentra questo Stanlio e Ollio di Jon S. Baird, fossero un po’ “stanchetti”, vero?

Il film si apre con un bellissimo piano sequenza che ci catapulta nell’Hollywood del 1937, esattamente negli studi cinematografici di Hal Roach, durante la lavorazione de I fanciulli del West; i nostri due eroi erano ancora all’apice del successo, ma la loro situazione economica non è mai stata così brillante come quella di altri più lungimiranti colleghi che detenevano i diritti delle proprie opere, perciò chi guadagnava veramente era il produttore, mentre loro si dovevano limitare a fare gli autori, gli interpreti e, qualche volta, i montatori e i registi. Esatto, proprio una cosa da poco…
Neanche il tempo per entusiasmarci dell’atmosfera degli studios che si passa direttamente a sedici anni dopo, ritrovando Stan e Oliver inevitabilmente più invecchiati, acciaccati e con qualche sassolino di troppo nelle scarpe, mentre attorno a loro il mondo è cambiato e, con esso, il pubblico che ora si diverte con Bud Abbott e Lou Costello (da noi “Gianni e Pinotto”); non so come la pensiate voi, ma per me la nuova coppia non vale un’unghia incarnita della vecchia…

Sorvolando sul resto della trama, il film ha degli indubbi pregi e dei prevedibili difetti dovuti proprio al soggetto: tra i primi sicuramente la favolosa performance di Steve Coogan e John C. Reilly che saranno anche aiutati dal trucco, ma la loro grandezza di interpreti la si vede nelle piccole cose, come i gesti, gli sguardi, la capacità nel ricreare i perfetti tempi comici e la giusta alchimia, il fatto di non voler mai strafare, ma di restare sempre su toni più pacati rendendo così umani i loro personaggi. Fantastiche anche le loro mogli, ma in generale tutto il cast è inattaccabile sotto ogni punto di vista.

Stan Laurel e Oliver Hardy

Le cose che non mi sono piaciute, come dicevo, sono legate più che altro al periodo preso in esame: tralasciando alcuni aspetti tecnici e stilistici (la sceneggiatura non sempre evita il banale e la regia non è delle più brillanti, anzi), possibile che con tutto quello che ci sarebbe stato da raccontare, tra altro per la prima volta al Cinema e con alle spalle un’ottima produzione, si sia scelto proprio quello della morte artistica della coppia? Capisco far leva sulla malinconia, sulla vecchiaia che avanza, sulla fine di un’era, ma tutto quello che c’era prima chi ce lo racconterà? Stanlio e Ollio, come tutti i grandi comici, saranno stati anche degli artisti problematici e seri (far ridere è sempre una cosa maledettamente seria!), ma la mia infanzia è stata costellata anche da tantissimi momenti di ilarità che mi hanno saputo regalare grazie alle loro gag e di ciò nel film non vi è traccia, al limite giusto delle sbiadite ombre sullo sfondo di vecchi e polverosi teatri… Lo so, è una scelta ben precisa e quello che avrei voluto io sarebbe stato probabilmente un altro film, ma al cinema mi sono recato accompagnando i miei adorati genitori ultraottantenni e furono proprio loro a svezzarmi cinematograficamente fin dalla tenera età, insegnandomi ad amare Chaplin, Keaton, Stanlio e Ollio e tanti altri; avrei solo desiderato uscire dalla sala osservando sui loro volti un sorriso più leggero e meno amaro, tutto qui.

John C. Reilly e Steve Coogan

La didascalia finale per poco non mi faceva singhiozzare vergognosamente; più o meno diceva così (non so se si possa considerare uno SPOILER, ma nel caso saltatela): «Oliver Hardy morì pochi anni dopo le vicende narrate dal film, nel 1957. Stan Laurel si rifiutò sempre di tornare in scena con un altro partner, ma fino alla data della sua morte, avvenuta nel 1965, continuò a scrivere sketch di Stanlio e Ollio.

Voto: 3/5

Stanlio e Ollio
Regia di Jon S. Baird
Con Steve Coogan, John C. Reilly, Nina Arianda, Shirley Henderson, Danny Huston, Rufus Jones, Stephanie Hyam, Susy Kane, Bentley Kalu e Ella Kenion

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Corrado Benanzioli

Corrado Benanzioli viene alla luce nel 1968, ma da lì a poco si renderà conto che l’unica luce veramente interessante per lui è quella del proiettore cinematografico. Malgrado la sua memoria degna di un criceto un po’ stordito, riesce a ricordarsi tutti i cinema nei quali ha visto le migliaia di film fino ad oggi, ma ancora non ha capito a cosa gli potrà servire questo super potere.

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