Un “parassita” agli Oscar

Seguendo le orme dei protagonisti del suo film, il regista coreano Bong Joon Ho si è imbucato a una festa tutta americana e ne è diventato il protagonista assoluto.

Parasite vince le statuette nelle categorie più ambite malgrado produzione e lingua non anglofona e nessuno ha avuto qualcosa da ridire, perché si tratta di grande Cinema, che piaccia o meno. Che poi il fatto che non possa piacere un storia con una messa in scena dal sapore internazionale è un mistero, ma i gusti sono gusti e non siamo certo qui per contestarli.

Se non si era capito da queste parti si faceva il tifo proprio per Parasite, reputata la pellicola più originale dello scorso anno (anche se inevitabilmente debitrice di altri titoli e autori), sebbene le speranze che potesse sbancare erano pressoché nulle; ma come, un film in una lingua straniera di un regista straniero che batte dei mostri sacri come Scorsese, che lascia al palo le circensi evoluzioni registiche del Sam Mendes di 1917, che surclassa addirittura un suo fan della prima ora come Quentin Tarantino? Impossibile! Eppure…

Il buon Bong Joon Ho sale sul palco per ben quattro volte e, molto carinamente, non manca di omaggiare i registi sconfitti in questa sobria notte degli Oscar, lodandoli e dichiarando tutta la sua riconoscenza nei loro confronti, addirittura asserendo che vorrebbe avere una motosega per poter dividere l’eunuco dorato in cinque per assegnarne a ciascuno un pezzetto.

Joaquin Phoenix

Ma veniamo ai premi assegnati nelle principali categorie.

Miglior Film:

Parasite

Le Mans ’66 – La grande sfida

The Irishman

Jojo Rabbit

Joker

Piccole donne

Storia di un matrimonio

1917

C’era una volta… a Hollywood

La vittoria di Parasite risulta inaspettata, ma pur apprezzando gli altri titoli (su tutti Jojo Rabbit e The Irishman), personalmente era quella desideravo di più.

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Miglior film in lingua straniera:

Parasite, di Bong Joon Ho

Corpus Christi, di Jan Komasa

Honeyland, di Tamara Kotevska e Ljubo Stefanov

Les Miserables, di Ladj Ly

Dolor y gloria, di Pedro Almodovar

Strana doppietta in una strana edizione dove le regole sono state sovvertite: è, infatti, la prima volta che un Oscar viene assegnato sia al miglior film che al miglior film in lingua straniera. Peccato per Almodovar, perché il suo è davvero un ottimo lavoro.

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Miglior attore protagonista:

Joaquin Phoenix, per Joker

Antonio Banderas, per Pain and Glory

Leonardo DiCaprio, per C’era una volta… a Hollywood

Adam Driver, per Storia di un Matrimonio

Jonathan Pryce, per I Due Papi

Premio dato all’unanimità, quasi a furor di social, sempre che i social possano considerarsi lo specchio dei gusti della società. Sicuramente fa molta più impressione un attore disposto a dimagrire e a trasfigurarsi per un personaggio, seppur poi supportato da una sceneggiatura troppo semplicisticamente schematica. Ma va bene così, anche se dispiace per l’ottima prova di un ritrovato Antonio Banderas.

Reneé Zellweger

Miglior attrice protagonista:

Renée Zellweger, per Judy

Cynthia Erivo, per Harriet

Scarlett Johansson, per Storia di un Matrimonio

Saoirse Ronan, per Piccole Donne

Charlize Theron, per Bombshell

Alzo le mani perché devo ancora vedere la plastificata ex Bridget Jones nei panni sgualciti dell’ex Signora Minnelli, ma dicono che la sua sia un’interpretazione straordinaria e, visto il premio, ci si può fidare.

Brad Pitt

Miglior attore non protagonista:

Brad Pitt, per C’era una volta… a Hollywood

Tom Hanks, per Un amico straordinario

Anthony Hopkins, per I Due Papi

Al Pacino, per The Irishman

Joe Pesci, per The Irishman

Pur con tutta la simpatia per il bravo Pitt, carismatico e convincente nel ruolo di uno stuntman dell’Hollywood che fu, non posso non rammaricarmi per la mancata premiazione di uno spettacolare Joe Pesci; ma la delusione è minima, perché tutti gli attori nominati sono dei mostri sacri che lo scorso anno hanno dimostrato a tutti che “non esistono piccoli ruoli, esistono piccoli attori”, come diceva quel tizio di nome Stanislavskij.

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Miglior attrice non protagonista:

Laura Dern

Laura Dern, per Storia di un Matrimonio

Kathy Bates, per Richard Jewell

Scarlett Johannson, per Jojo Rabbit

Florence Pugh, per Piccole Donne

Margot Robbie, per Bombshell

Laura Dern raccoglie i frutti di una ritrovata carriera artistica, che la vede in prima fila negli ultimi anni anche in serie televisive di grande successo come Big Little Lies.

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Miglior regista:

Bong Joon Ho, per Parasite

Martin Scorsese, per The Irishman

Todd Phillips, per Joker

Sam Mendes, per 1917

Quentin Tarantino, per C’era una volta… a Hollywood

Bong Joon Ho sbaraglia l’illustre concorrenza, ma lo fa con garbo e classe. Come il suo film.

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Miglior sceneggiatura originale:

Parasite, di Bong Joon-ho e Jin Won Han

Cena con Delitto – Knives Out, di Rian Johnson

Storia di un Matrimonio, di Noah Baumbach

1917, di Sam Mendes e Krysty Wilson-Cairns

C’era una volta… a Hollywood, di Quentin Tarantino

Fa un po’ ridere la presenza nella cinquina delle migliore sceneggiature quella di 1917, ma pure quella di Cena con delitto non scherza. Possibile che non ci fossero altri titoli da nominare? Possibilissimo, visto che una buona sceneggiatura ormai è merce rara, quasi che nel magico mondo del Cinema si fossero scordati che una sapiente scrittura rappresenta almeno l’80% della riuscita di un film.

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Miglior sceneggiatura non originale:

Jojo Rabbit, di Taika Waititi

The Irishman, di Steven Zaillian

Joker, di Todd Phillips, Scott Silver

Just Mercy, di Destin Daniel Cretton e Andrew Lanham

Piccole Donne, di Greta Gerwig

I Due Papi, di Anthony McCarten

Il comico Taika Waititi è una rivelazione e ne sentiremo parlare a lungo, sempre che il bravo regista-sceneggiatore-attore riesca a mantenere alti i suoi standard produttivi (ma, vista la sua filmografia qualitativamente sempre in crescita, le speranze sembrerebbero ben riposte).

Le statuette vinte durante la serata degli Oscar 2020 credo che siano state tra le più difficili da contestare tra quelle degli ultimi anni, forse per le sorprese riservate dovute al coraggio dimostrato dai membri dell’Academy, ma se si guardano nel dettaglio anche i premi alle categorie considerate minori non può che sorgere il sospetto di qualche “contentino” assegnato qua e là per non inimicarsi nessuno. D’altronde questa è Hollywood, cosa si può pretendere di più di così? La sincerità? Non scherziamo e vediamo di accontentarci anche dei sorrisi di chi sul palco non è salito, ricordandoci che un bravo attore sa sempre come celare una cocente delusione dietro una maschera da professionista.

Appuntamento al prossimo anno, incrociando tutte le dita a disposizione nella speranza di poter vedere in questo 2020 non solo sequel, prequel, remake e reboot, ma anche del vero, grande Cinema come ogni spettatore meriterebbe ogni volta che varca l’ingresso di una sala.

Per i vincitori nelle altre categorie fate riferimento alla pagina ufficiale degli Oscar: https://oscar.go.com/winners.

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Corrado Benanzioli

Corrado Benanzioli viene alla luce nel 1968, ma da lì a poco si renderà conto che l’unica luce veramente interessante per lui è quella del proiettore cinematografico. Malgrado la sua memoria degna di un criceto un po’ stordito, riesce a ricordarsi tutti i cinema nei quali ha visto le migliaia di film fino ad oggi, ma ancora non ha capito a cosa gli potrà servire questo super potere.

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