Una risata vi seppellirà. In ogni senso

Vi ricordate di Christian Bale (fatalità il Batman dei tre film di Nolan) quando interpretò quel personaggio maaagro maaagro in L’uomo senza sonno che, a un certo punto, dovette restare a torso nudo per farvi esclamare “Mannaggia, ma da quanto tempo è che non passa da sua nonna!?” L’attore perse ben 25 chili per quella parte e riuscì quasi a mettere in ombra la performance di Robert De Niro in Toro scatenato di Scorsese, quando per le scene finali fu costretto ad ingrassare di 30 chili per rendere credibile Jake LaMotta a fine carriera (Bella forza – direte voi – è da quando sono nato che mi alleno per quel ruolo…).

Ecco, la stessa cosa ha fatto Joaquin Phoenix per il suo Joker, solo che in questo film a torso nudo ci si mette più e più e più volte, perché va bene sacrificarsi per l’arte e il vil danaro di una major come la Warner Bros, ma se poi qualche spettatore o giurato degli Oscar si dovesse distrarre e non notasse la sua dedizione e immedesimazione nel personaggio e le sue acuminate scapole? Sia mai! Che poi io me lo immagino al primo colloquio con il regista: «Ma il mio Joker sarà abbastanza “pesantone”? No, perché io al cinema voglio interpretare solo ruoli di persone emotivamente problematiche, tristi e dilaniate dai problemi della vita!»; Todd: «Tranquillo, qualcosa possiamo fare…».

Joker è la croce e delizia di qualsiasi attore: croce perché il paragone con chi ha interpretato il medesimo ruolo prima di lui è inevitabile, delizia perché si può dar fondo a tutta una serie di gigionerie che gli erano state proibite già alla terza lezione del “Corso di recitazione di Radio Elettra”, quando venne bastonato per corrispondenza dal suo insegnante per aver esagerato con la mimica facciale pensando di essere Jim Carrey in preda alle convulsioni. Perciò Joaquin qui riderà tantissimo, farà ballettini su ballettini, mossette su mossette, non vi farà mancare improvvisi sbalzi d’umore e tristi sguardi con occhi lucidi e occhiaie da insonne all’ultimo stadio, ma riuscirà a rendersi credibile grazie anche a delle sfumature degne del buon attore quale è. Sì, perché Phoenix per essere bravo è bravo, questo già lo sapevamo tutti da tempo, ed essendo la pellicola di Todd Phillips praticamente un “one man show”, non è difficile capire come uno solitamente schivo e un po’ di nicchia come lui si sia convinto a partecipare a questo blockbuster mascherato da film d’autore interpretando un’icona del male dell’universo fumettistico della DC Comics.

In una plasticosa e colorata rincorsa ai più organizzati concorrenti della Marvel, l’approccio serioso e “adulto” al personaggio da parte della produzione questa volta si può dire che sia stato molto coraggioso, arrivando addirittura a rendere la pellicola vietata ai minori negli Stati Uniti. Coraggio e originalità, però, non sono sinonimi: la discesa nella follia di Arthur Fleck, prima di trasformarsi in Joker, è raccontata in modo tanto classico quanto schematico, addirittura giustificandone la pazzia come conseguenza di una società imbruttita che si accanisce sui più deboli tirandone fuori il lato peggiore.

I due sceneggiatori Todd Phillips (solitamente più votato alla commedia anche in fase di scrittura e non solo come regista, tipo i due seguiti di Una notte da leoni e il divertente Parto col folle del 2010) e il poco prolifico Scott Silver (8 mile del 1999 e The Fighter con Bale del 2010) ce la mettono tutta per dimostrare che sono le persone giuste nel posto giusto, ma a loro non bastano le citazioni del Cinema di Martin Scorsese (e daje…) tra sanguinose sparatorie ed il crescendo di pazzia degno del Travis Bickle (Taxi driver, 1976) di Robert De Niro, no, perché proprio a De Niro (e ridaje…) danno anche il ruolo di un intrattenitore televisivo che ricorda quello ambito dal personaggio di Robert Pupkin in Re per una notte che lo stesso Scorsese girò nel 1982. Non so voi, mai io sono esausto già con queste citazioni… Se ne volete ancora per avviare una conversazione soporifera con gli amici al termine della visione del film, non scordatevi di dire che la storia è ambientata a Gotham City nel 1981 e che si scorge l’insegna di un cinema dove si proietta Blow Out di Brian De Palma, riferimento fotografico proprio per Joker (là il direttore della fotografia era Vilmos Zsigmond, qui Lawrence Sher).

A forza di citare e omaggiare, a questo Joker manca il solo ingrediente che lo avrebbe potuto consacrare come un “filmone”: un guizzo, un tocco geniale. Invece è solo un discreto film e basta, dalle ambizioni troppo alte per le capacità dei suoi ideatori che merita la visione, anche da parte di chi di solito si tiene alla larga dai cinecomics, esclusivamente per non essere tagliati fuori nei prossimi mesi dagli inevitabili discorsi che si faranno sulle “straordinarie capacità recitative di Joaquin Phoenix”, prima e dopo l’assegnazione dell’Oscar come miglior attore.
Per i più sensibili: la violenza c’è, ma quella più disturbante è solamente in una scena. Comunque nulla di che, se siete conoscitori del Cinema di Scors… E BASTA, DAI!

Voto: 3/5

Joker
Regia di Todd Phillips
Con Joaquin Phoenix, Zazie Beetz, Robert De Niro, Jolie Chan, Brian Tyree Henry, Douglas Hodge, Mary Kate Malat e Brett Cullen.

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Corrado Benanzioli

Corrado Benanzioli viene alla luce nel 1968, ma da lì a poco si renderà conto che l’unica luce veramente interessante per lui è quella del proiettore cinematografico. Malgrado la sua memoria degna di un criceto un po’ stordito, riesce a ricordarsi tutti i cinema nei quali ha visto le migliaia di film fino ad oggi, ma ancora non ha capito a cosa gli potrà servire questo super potere.

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