Van Gogh rivive in Dafoe

Una luce eterna, mobile, accecante è l’ossessione del Van Gogh di Julian Schnabel. Come più volte dichiarato dal regista e pittore americano: «L’unico modo di descrivere un’opera d’arte è fare un’opera d’arte». Sicuramente il suo film più ambizioso e complesso, già in Basquiat, del 1996, aveva affrontato la vita e le opere di altro artista. La pellicola si concentra sugli ultimi anni di vita del pittore olandese, certamente i più sofferti e produttivi. La macchina da presa si muove con inquadrature sghembe, mosse e sporche: la stupenda soggettiva sulle gambe del protagonista che cammina con irruenza nella folta erba in un campo, alla ricerca della luce giusta, ci fa assaporare l’odore della terra: siamo anche noi in quel campo. Defoe, premiato con la Coppa Volpi come miglior attore al Festival di Venezia, si immedesima perfettamente nel personaggio cogliendone le sfumature e le idiosincrasie.

Distante dal classico biopic di taglio agiografico, che certamente qualsiasi altro regista avrebbe riproposto, (per i nostalgici consigliamo il classico Brama di Vivere del 1956 di Vincente Minelli) il cineasta newyorkese si concentra sull’origine dell’opera d’arte, da dove proviene? Come nasce? Se, come ci ricordava Heidegger, analizzando proprio il famoso dipinto Un Paio di scarpe del 1886, l’artista stesso è l’origine dell’opera, ma nel medesimo tempo anche l’opera è origine dell’artista, giungiamo alla conclusione che l’arte non è altro che disvelamento, messa in opera della verità.

Nelle lunghe discussioni, a volte forse leggermente verbose, tra il protagonista e Gaughin, si coglie la propensione al rivelare qualcosa di celato nel suo approccio alla pittura.

Una pellicola di non immediata fruibilità che solleva diverse questioni e tenta, con la potenza metaforica delle immagini, di restituirci una riflessione sull’arte e sull’essere artista.

Voto: 3,5 /5

VAN GOGH – SULLA SOGLIA DELL’ ETERNITÁ

Regia di Julian Schnabel
Con Willem Dafoe, Oscar Isaac, Mads Mikkelsen, Rupert Friend, Mathieu Amalric, Niels Arestrup, Stella Schnabel

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Nicola Barin

Nicola Barin è da sempre un appassionato di musica jazz e di cinema. Dal 2008 al 2017 ha condotto il programma di musica jazz "Impulse Jazz" per l'emittente radiofonica Radio Popolare Verona. Dal 2016 conduce per la radio web www.yastaradio.com il programma di musica jazz "Storie di Jazz" Collabora inoltre con i magazine on-line: www.jazzconvention.net, www.jazzitalia.net, www.distorsioni.net, www.silenzioinsala.com e per la testata giornalistica di cultura musicale www.sound36.com. Rimasto folgorato dalla lettura del libro "La Nausea" di Jean-Paul Sartre in adolescenza si intestardisce e continua gli studi scellerati laureandosi in filosofia. Il cinema diventa la sua missione e, dopo la scoperta del programma Fuori Orario di Enrico Ghezzi, si appassiona al cinema d'autore. Frequentatore assiduo di sale cinematografiche è paradossalmente convinto che, citando Godard, ....il cinema è la verità 24 volte al secondo.

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