Se il successo non è sinonimo di qualità

Vi spoilero subito il finale della recensione: il voto non è espresso in stellette di apprezzamento.

Checco Zalone debutta nella regia con una produzione lussuosa, guadagnata con gli stratosferici incassi delle sue precedenti fatiche dirette e coscritte dall’appiedato Gennaro Nunziante. Per questo evento ha fatto le cose in grande, non badando a spese su location e comparse e scomodando addirittura Paolo Virzì come cosceneggiatore.

Tutto bene, quindi? Per niente. A neppure metà film, tra una fantasia e l’altra del protagonista, ho immaginato anch’io una scena di questo tipo: Zalone sta passeggiando per strada, quando incappa in alcuni fogli appena stampati usciti dalla finestra dell’appartamento di Virzì per colpa di una folata di vento; si tratta di qualche pagina di una sceneggiatura scritta dal regista livornese per un film che avrebbe dovuto girare, ma al quale ha poi rinunciato perché un soggetto molto simile lo aveva già sfruttato poco prima Aldo Baglio per il suo debutto come protagonista assoluto nel miserello Scappo a casa di Enrico Lando (2019).
Poi realizzo che la scena l’ho rubata anch’io a FF.SS. – Cioè: “…che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?” (1983), quando Arbore s’impadronì allo stesso modo di una sceneggiatura di Federico Fellini.
Tutta ‘sta intorpidita divagazione solo per dire che puoi essere simpatico finché vuoi, puoi far ridere milioni di persone con qualche sketch ben riuscito in televisione, ma per fare del VERO Cinema non ti basteranno mai tutti i soldi del mondo se non avrai tra le mani una vera, robusta, inattaccabile sceneggiatura. Passi per Zalone, ma Virzì a quale scusa si attacca per un tale scempio? Fingersi morto credo che sia l’unica soluzione.

Coming out: a me Luca Medici ha sempre fatto ridere nelle sue rare apparizioni televisive e trovo che sia una persona intelligente e capace di gestire la propria immagine evitando d’inflazionarla, inoltre lo ammiro per alcune sue scelte (l’unico spot al quale ha partecipato è per sostenere la ricerca sulla SMA, l’Atrofia Muscolare Spinale), però a livello cinematografico non si può dire che abbia fatto proprio dei capolavori, anche se qualche risata prima o poi ci scappa (se non ricordo male il film che più apprezzai fu Sole a catinelle del 2013).
Con Tolo Tolo, però, la situazione si complica: se da una parte fa un passo in avanti per la scelta del tema trattato, dall’altra ne fa due indietro per l’incapacità nel gestirlo e per la sua verve comica che sembra essersi esaurita in temi già ampiamente sfruttati dal collega Antonio Albanese che, con il suo Cetto La Qualunque, ha già detto tutto e ancora di più sul sistema fiscale e politico italiano in ben tre pellicole. Perciò basta, pietà!

I 90 minuti di Tolo Tolo fanno sembrare i 209 di The Irishman un cortometraggio: l’opera prima di Medici pare non dover finire mai, annaspando verso un agognato happy ending che giunge dopo infelici o, addirittura, penosi siparietti fatti di canzonette, sogni e flashback che hanno l’ardito compito di riempire un vuoto cosmico con qualche gag che fa a malapena sorridere, quando va bene (l’ultima scena con il cartone animato è forse la migliore).

Prendersela con Luca Medici per la ripetitività del personaggio Checco Zalone è forse ingiusto, ma vogliamo giustificarlo solo perché anche un Alberto Sordi, in fondo, rifaceva sempre lo stesso ruolo nei suoi film? Scusate, ma no; al di là della bravura o della simpatia personale, Sordi conosceva bene l’importanza di una buona sceneggiatura e, non per niente, si attorniava di autori come Rodolfo Sonego, mentre a Medici la cosa pare che importi ben poco, a meno che non pensasse di affidarsi totalmente alla nomea di buon scrittore di Virzì, in questa occasione impegnato in un ruolo alla Prendi i soldi e scappa fregandosene della propria reputazione faticosamente guadagnata in tanti anni di buon Cinema.

La cosa che fa più ridere? Che qualche leghista abbia pensato di vedere in Checco Zalone un proprio faro nella nebbia padana; a certe persone le barzellette vanno spiegate.

Ah, il voto è così alto perché sono un buonista.

Voto: 2/5

Tolo Tolo
Regia di Luca Medici
con Checco Zalone, Barbara Bouchet, Alexis Michalik, Manda Touré, Jean Marie Godet, Eduardo Rejón, Souleymane Silla, Francesco Cassano, Nunzio Cappiello e Fabrizio Rocchi

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Corrado Benanzioli

Corrado Benanzioli viene alla luce nel 1968, ma da lì a poco si renderà conto che l’unica luce veramente interessante per lui è quella del proiettore cinematografico. Malgrado la sua memoria degna di un criceto un po’ stordito, riesce a ricordarsi tutti i cinema nei quali ha visto le migliaia di film fino ad oggi, ma ancora non ha capito a cosa gli potrà servire questo super potere.

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