“Accanite lettrici”: dieci anni di passione per i libri

Alla vigilia del minifestival con cui si festeggerà l’importante compleanno, la presidente Roberta Cattano ci racconta come è nata l’idea di far leggere insieme le persone. Partendo da un salotto in Valpolicella, oggi l’associazione fa incontrare autrici e autori italiani e stranieri con un pubblico sempre più appassionato.

Dieci anni di promozione della lettura, ma anche due lustri di relazioni, amicizie, di semina culturale in Valpolicella. Questo è il traguardo raggiunto dall’associazione “Botta & Risposta”, da cui nasce il club delle “Accanite Lettrici“, che domenica 9 giugno festeggerà con un minifestival a Sant’Ambrogio, in cui saranno protagonisti i libri e i loro autori.

Il primo appuntamento sarà alle 16.45 alla Cantina Meroni con il dialogo tra l’orientalista, traduttore e accademico Giorgio Amitrano, autore di Iro Iro – Il Giappone tra pop e sublime, e lo scrittore veronese Francesco Tacconi, per proseguire poi alle 21 a Villa Brenzoni Bassani con Olga Tokarczuk, scrittrice polacca autrice de I vagabondi, che grazie alla sua traduttrice Barbara Delfino converserà con la presidente di Botta e Risposta, Roberta Cattano (per maggiori informazioni, basta consultare il sito www.accanitelettrici.org).

Ed è proprio la presidente a raccontare come è evoluto questo decennio, tra progetti ambiziosi, tanto lavoro, difficoltà, ma anche tantissima passione.

Roberta Cattano

Roberta, come nasce l’idea di aprire un’associazione dedicata alla lettura condivisa? Non è stato un azzardo proprio in un Paese che legge sempre di meno?

«Beh, è stata un’intuizione e una necessità. Ho cominciato a immaginare un’attività di questo tipo proprio leggendo le storie della buona notte al mio primo figlio. Lavoro nel mondo editoriale eppure non mi ero resa conto di quanto leggere con e per altri potesse essere uno strumento potentissimo. La lettura ad alta voce educa, certo, all’amore per i libri, ma innanzitutto nutre l’immaginario. Una cosa che non si può limitare all’infanzia. Quindi ho pensato che si potesse tentare di fare un esperimento: con due amiche, Evelin Parigi e Mariangela Zandoval, che poi sono diventate motore del primo direttivo, abbiamo unito le forze e ci siamo buttate. Grazie alla gentilezza di Lucia Rimondi, che in Valpolicella ha una deliziosa cantina, siamo state ospiti per qualche tempo nel suo salotto e abbiamo formato il primo gruppo di lettura, in cui ci trovavamo ogni lunedì.»

Come scegliete i libri da leggere?

«Il primo testo è stato selezionato un po’ per caso: era di Brendan O’Carroll, Agnes Browne mamma. Stava nella mia libreria e mi sembrò adatto per cercare di unire persone di diversa provenienza intorno a un testo. Piacque tanto che fu spunto di ulteriori collegamenti: il bello della lettura condivisa è che presto le persone si conoscono, condividono interessi, passioni, conoscenze. E così poco dopo abbiamo approfondito l’esperienza collegando il libro al contesto culturale di un’Irlanda povera, alla fine degli anni Settanta, guardando dei film e creando una costellazione di collegamenti artistici. Nacque tutto così, parlando tra noi. Poi gli altri libri sono stati scelti cercando di ampliare gli interessi, ma privilegiando sempre una narrazione coinvolgente e trasversale. Ci siamo quindi aperte anche alla narrativa italiana, perché volevamo arricchire l’esperienza con l’incontro con gli autori. Così sono nati nel 2010 i Lunedì d’autore, in cui finalmente le lettrici si sono potute confrontare con scrittori e scrittrici anche locali.»

Quindi il progetto ha preso nuove strade: siete uscite dal salotto privato per andare a finire dove?

«Non potevamo abusare di un’ospitalità così generosa per sempre. E poi volevamo che la proposta raggiungesse un pubblico più ampio ed eterogeneo. I Lunedì d’autore così hanno trovato accoglienza nella biblioteca di Sant’Ambrogio, dove già avevamo avviato dei laboratori di lettura per bambini e ragazzi, che continuano ad esserci anche oggi, con attività anche di lettura in lingua inglese. E poi abbiamo ottenuto anche la splendida sala consiliare, dove abbiamo invitato Mariapia Veladiano a parlare del suo libro, La vita accanto. Fu un successo incoraggiante, che ci spinse a continuare, questa volta di venerdì, continuando a proporre autori italiani. Abbiamo scoperto in tempi non sospetti Paolo Cognetti, poi vincitore del premio Strega, la veronese Susanna Bissoli, Giampaolo Vettori, Giulio Mozzi…»

Fu proprio Giulio Mozzi a segnalarvi un emergente di Verona…

«Sì, ci fece conoscere uno scrittore che in seguito divenne un vero e proprio caso letterario, Matteo Bussola. Quello era il suo primo libro, quindi nessuno di noi lo conosceva: l’abbiamo tenuto a battesimo a un Venerdì d’autore con Notti in bianco, baci a colazione. Ma anche l’incontro con Michela Murgia fu un evento di grande partecipazione. E abbiamo proseguito con Vanni Santoni, Helena Janeczek, Sara Baume, Pietro Ichino, Loredana Lipperini, Beatrice Masini, Lidia Ravera.»

Un’immagine durante l’incontro con Michela Murgia

Da un’idea nata in famiglia, le “Accanite Lettrici” sono diventate delle vere e proprie operatrici culturali. La vostra presenza sul territorio sta avendo un riscontro da parte dell’amministrazione locale?

«Si sono fatti passi importanti, ma credo si debba fare di più. Oggi riusciamo a fare delle proposte grazie a degli sponsor che hanno compreso il progetto e al patrocinio del Comune. Però vorrei che si arrivasse a investire di più con uno sguardo a lungo termine: che si capisca, insomma, che con la cultura si fa economia vera, non si fa solo intrattenimento. Basti pensare che adesso riusciamo a organizzare i Venerdì d’autore anche grazie alle stesse case editrici, che ci contattano direttamente per proporci gli autori e collaborano sul piano organizzativo. È cambiato il paradigma: non c’è più una verticalità tra il libro e il lettore, piuttosto ciò che contribuisce a rendere vivo il settore editoriale è proprio lo scambio con chi legge. E questo significa arricchire il territorio, che fino a pochi anni fa era considerato periferico e poco attrattivo sul piano culturale.»

Foto di gruppo per il Venerdì d’Autore con Sara Baume (al centro)

Compiuti i dieci anni, quali sono i propositi per il futuro?

«Innanzitutto continuare così e poi aprirci di più ad altri territori. Da qualche mese siamo presenti anche a Montorio, per iniziativa di due nostre “accanite” che hanno voluto provare ad aprire un gruppo di lettura nell’Istituto Comprensivo 17. Sono ben quattordici partecipanti (in tutto le lettrici sono circa una trentina, ndr.) e già si parla di un progetto con il carcere, su interessamento della garante per i detenuti Margherita Forestan. Poi a Sant’Ambrogio vorrei proporre un laboratorio di lettura per l’infanzia dedicato ai genitori. Dato che non si legge quasi più, il problema non sono tanto i bambini, quanto gli adulti, che non sanno come rapportarsi bene al testo per viverlo insieme ai loro figli.»

I Venerdì d’autore continueranno?

«Certamente. Dal 2017 c’è stato un rinnovo delle cariche nell’associazione e alle mie storiche compagne di viaggio sono succedute altre persone, Serena Mazzurana, Deborah Botteon e Filiberto Semenzin. Sono una bella iniezione di energia e di progetti, anche perché tutti crediamo di poter portare proposte di qualità per la Valpolicella e Verona. Il programma di ogni anno si struttura in tre edizioni, tra ottobre e maggio, quindi con altrettanti libri e appuntamenti pubblici. Di lavoro ce n’è tanto. La chiave comunque non è solo nella qualità degli ospiti, quanto nelle relazioni che questo modo di vivere la lettura genera. Ci si incontra con un altro spirito, si dialoga con e di cultura in modo amichevole, aperto.»

Da sinistra: Deborah Botteon, Filiberto Semenzin, Roberta Cattano e Serena Mazzurana

Avete già programmato la prossima edizione?

«Ci stiamo lavorando, ma posso dire che torneremo a leggere Nadia Terranova, che sarà quindi di nuovo con noi.»

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Fabiana Bussola

Giornalista pubblicista dal 1996, sto frequentando dei corsi per diventare estroversa, ma sono ferma alla cintura blu. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali, e mi occupo di ufficio stampa e comunicazione. Parlo da sola in italiano, tedesco e inglese, sono la schiava di un cane anziano e di una gatta giovane, e cerco di cambiare il mondo senza riuscirci. Da storica dell'arte, sogno di organizzare la più grande mostra di arte contemporanea che l'umanità abbia mai visto. Ma forse sarà per la prossima volta.

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