Andrea Segre racconta Porto Marghera

Entrare a Marghera, cuore meccanico della Laguna di Venezia, che da cento anni non smette di pulsare, significa entrare dentro a un mondo complesso, in bilico tra il suo ingombrante passato e il suo futuro incerto, dove lavorano operai di oltre 60 nazionalità diverse. Ricordi e canti in veneziano, preghiere ad Allah e i racconti dei lavoratori del Meridione che l’accento lo hanno perso in questo porto globale. Un tuffo nel passato e nel presente dell’industria veneta, una delle più grandi zone industriali costiere d’Europa, che si estende su una superficie complessiva di oltre 2mila ettari dei quali circa 1.400 occupati da attività industriali, commerciali e terziarie. Tanti contributi storici dell’Istituto Luce, lo sguardo di Andrea Segre che di questo posto ha voluto restituire una storia intima «per superare le grandi controversie politiche che in questo luogo ancora pesano» attraverso il suo ultimo documentario, Il Pianeta in mare, prodotto da ZaLab di cui lui stesso è socio fondatore. Lo presenterà lui stesso a Verona grazie a veronetta129 lunedì sera 4 novembre alle 20.30 al Cinema Nuovo San Michele, in via V. Monti 7c (ridotto € 5.00, intero € 6.50), in collegamento skype e intervistato dalla giornalista Jessica Cugini di Fondazione Nigrizia.

Andrea Segre

«Sono nato a Dolo eppure non mi ero mai inoltrato all’interno di questa grande area – spiega Segre –. A solo 5 chilometri da Venezia si trovano enormi capannoni dove le persone ancora oggi saldano a mano, si scambiano storie, tra caschetti e guanti sporchi di fuliggine.» Attraverso le vite di operai, manager, camionisti e della cuoca Viola dell’ultima trattoria del Pianeta Marghera, le immagini di Andrea Segre ci aiutano a capire cosa è rimasto del grande sogno di progresso industriale del Pianeta Italia, oggi immerso, dopo le crisi e le ferite del recente passato, nel flusso globale dell’economia e delle migrazioni.

«Negli ultimi due anni a chiunque io abbia detto che stavo lavorando ad un film su Marghera la risposta era sempre: “Ah, perché esiste ancora Marghera?” – spiega in una nota al suo lavoro Andrea Segre –. Le tante ferite e le tante crisi che hanno attraversato questa zona industriale, come molte altre in Italia, hanno costruito una grande rimozione nazionale. Crediamo che in quegli spazi non ci sia più nulla, più nessuno. Invece non è così. Un regista di cinema documentario ha un importante compito: portare le persone lì dove non possono o non vogliono entrare. Il Pianeta in mare nasce per questo.» Segre, classe 1976, questa strada l’ha sempre battuta, nei suoi tanti film e documentari, come Mare chiuso, Il Sangue Verde, e ancora Paese nostro con il suo racconto da Caserta, solo per citarne alcuni. «È da 15 anni ormai che mi occupo di migrazioni e complessità sociale. Oggi si tratta di un tema centrale che non si può lasciare al racconto superficiale.»

A Verona ha scelto di incontrare anche giovanissimi tra i 15 e i 29 anni che si vogliono mettere in gioco attraverso un laboratorio, “Verona fuori le mura”, affiancandoli nella realizzazione di brevi cortometraggi, partendo da una ricerca sul tema centro-periferia. «Il cinema del reale prevede un metodo partecipativo dove le persone coinvolte nel racconto diventano esse stesse co-autrici con il regista del video. Una pratica che da anni ZaLab mette in pratica. La formazione sarà divisa in due parti, una pratica e una un po’ più teorica, sia per italiani che stranieri.» I posti sono 24, ci si può iscrivere a info@zalab.org entro le 23.59 di martedì 5 novembre, attraverso una mail con in oggetto “iscrizione laboratorio Verona fuori le mura – nome cognome” insieme al proprio cv e a una lettera di motivazione.

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Elena Guerra

Elena Guerra, giornalista e addetta stampa, laureata magistrale in Giornalismo, ha svolto ricerche nell’ambito del giornalismo interculturale grazie al gruppo di ricerca Prosmedia di cui è co-fondatrice. Si occupa di media relations, organizzazione di eventi culturali al fine di promuovere l’incontro di persone e culture diverse.

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