“ArtVerona”: la città scopre il suo volto contemporaneo

La quindicesima edizione della fiera d’arte, che si inaugura venerdì prossimo, dopodomani, offre un programma sempre più fitto e intrecciato con diverse realtà culturali scaligere. Non solo mercato, quindi, ma anche una (pacifica) invasione urbana per rinnovare lo sguardo sulla realtà. E magari immaginare qualcosa di nuovo.

Ci sono le fiere leader, poi ci sono realtà minori ma non per questo meno interessanti. Confrontare per dimensione le realtà espositive non è sufficiente per capire se valgano esclusivamente i numeri di Frieze, a Londra, di ArtBasel o, in Italia, di Miart o di Arte Fiera. Se ArtVerona è riuscita a compiere quest’anno quindici anni, ciò dimostra che anche piccolo è bello, che pure realtà relativamente giovani possono inserirsi in un settore di nicchia come l’arte contemporanea portando novità interessanti. Molti elementi concorrono a un risultato positivo, purché stiano in equilibrio alcuni fattori fondamentali, tra cui un grande rilievo lo rivestono i collezionisti.

Ma andiamo per ordine: ArtVerona si inaugura venerdì 11 ottobre con un evento ad invito, per poi aprire i battenti dei padiglioni 11 e 12 di Veronafiere dalle 14. Ad avviare la tre giorni è l’installazione ambientale pensata per gli oltre seimila metri quadri delle Gallerie Mercatali ad opera di Norma Jeane, artista senza corpo e identità precisa, e di Contemporary Locus, associazione che riscopre spazi dimenticati attraverso l’arte contemporanea. Loony Park, spiega la curatrice Paola Tognon, «di giorno è un luna park abbandonato, surreale, mentre di notte diventa una macchina che pompa luci, suoni, in cui l’umano si può muovere al passo delle macchine». Attorno all’opera performativa, che coinvolge direttamente il pubblico, si muovono i suoni d’avanguardia di Path Festival, che dal 2014 porta in città proposte internazionali dello scenario musicale specie in ambito elettronico. Tra venerdì e sabato in console si alterneranno Actress, Laurel Halo, Elena Colombi, Futuro Tropicale, Daniele Fabris e Giacomo Ceschi che creeranno ambientazioni musicali in sinergia con l’installazione.

Il programma di eventi è particolarmente fitto: in fiera le centocinquanta gallerie propongono accanto al moderno e al contemporaneo anche spazi di sperimentazione. In quest’ultima area saranno ospitate cinque gallerie provenienti da Repubblica Ceca e Slovacchia, nella sezione Focus, mentre nel percorso Grand Tour si propone la visione di chi, spazio espositivo o gallerista, lavora in un’ottica di scambio tra Italia ed estero.

Due le aree dedicate ai giovani, Scouting e Raw Zone, cui si affianca Free stage, sezione dedicata ad artisti non ancora rappresentati da una galleria: sono otto quest’anno i giovani invitati dall’artista e docente Alberto Garutti, mentre sono quattordici i project spaces curati da Cristiano Seganfreddo. Nove i premi (Icona, WiDiBa, Level 0, i10 Spazi indipendenti, Sustainable Art Prize, Display, A disposizione: Veronafiere per l’arte, LCA, Casarini Duetorrihotels, Mz Costruzioni), sette gli appuntamenti e i format di ricerca (ArtVerona talk, ArtVerona young, Critical collecting, Free stage, Io, l’opera e tu, Primo amore, K1).

Level 0 è un progetto che dal 2013 sta ampliando le adesioni: oggi vi prendono parte Fondazione Modena arti visive, Museo Ettore Fico di Torino, Palazzo Strozzi, Ca’ Pesaro, Galleria d’arte moderna Achille Forti, GAMeC di Bergamo, Galleria nazionale di arte moderna e contemporanea di Roma, Kunst Merano Arte, MA*GA di Gallarate, Mart di Rovereto, Museo civico di Bassano, Museo del Novecento di Milano, Villa Adriana e Villa d’Este a Tivoli. I tredici direttori dei musei si impegnano infatti a valorizzare il lavoro di un artista selezionato durante la manifestazione, inserendone il lavoro nella programmazione dell’anno successivo. Un’iniziativa in logica di rete, che cerca di privilegiare la progettualità degli artisti e non solo il loro valore di mercato.

Negli ArtVerona talk quest’anno il focus dei collezionisti invitati è tutto sull’arte italiana, ma anche sul ruolo del curatore, degli archivi nel mercato dell’arte e su come si gestisce e si rinnova una collezione (il programma dettagliato è consultabile qui).

La manifestazione ha innescato negli anni un moto sempre più dinamico nelle istituzioni pubbliche, ma anche nelle relazioni con i collezionisti e gli spazi cittadini. Lo dimostra il coinvolgimento dell’Accademia di Belle arti, per la prima volta sede della conferenza stampa, ma anche spazio espositivo per la monumentale opera di Anselm Kiefer appartenente al ciclo “Für Paul Celan”, del 2005, visibile fino al 20 dicembre, e collocata nella corte del Palazzo Verità Montanari. La scultura in cemento armato e piombo fa parte di un ciclo del 2005 dedicato al poeta rumeno, cui spesso Kiefer rivolge la sua ricerca.

Se è prevalentemente all’interno dei due padiglioni che si riuniscono gli operatori del settore – critici, direttori di musei, collezionisti, giornalisti – altri eventi investono anche la città. Oltre alla performance di Norma Jeane, a Veronetta il quartiere si coinvolge ne “La quarta notte di quiete: Scarti” curata da Christian Caliandro, edizione numero quattro di una non-mostra che coinvolge undici artisti all’interno di dieci spazi ed attività commerciali del quartiere. L’opening è giovedì 10 ottobre alle 19.30 partendo dal caffè Pedrotti in via XX Settembre e sono previsti dei tour guidati. «Esporre vuol dire in fondo barare, fingere – dichiara il curatore -. L’unico luogo in cui un’opera può davvero funzionare è quello della vita quotidiana, individuale e collettiva, perché non è un luogo.» Punto informazioni è The Hostello, in Via XX Settembre 80.

Partecipa alla manifestazione anche Giardino Giusti con la mostra To be played – video, immagine in movimento e videoinstallazione nella Generazione Ottanta, a cura di Urb Picta e Careof, visitabile dall’11 ottobre al 22 novembre. L’esposizione è anche occasione per visitare l’Appartamento 900, edificio che si sviluppa architettonicamente dal Cinquecento fino al secolo scorso, recentemente restaurato e riallestito.

Verona quindi si scopre città d’arte contemporanea, grazie al coinvolgimento di molti protagonisti della promozione culturale, istituzionali e non: alla Gam Achille Forti, oltre alla mostra di Mauro Fiorese Treasure rooms, aperta fino al 26 gennaio 2020, sono visibili dal 12 ottobre l’installazione di Thomas Scalco Frammenti e il progetto “First step – Beyond”, esposto fino al 10 novembre e curato dall’Accademia di Belle Arti per sostenere il lavoro di giovani artisti veronesi con l’esposizione del loro lavoro in un contesto museale. Sempre il 12 ottobre, per la Giornata del Contemporaneo, alla Gam sono previste visite guidate gratuite alle 11.30, 15.30 e 17.30.

Opening il 10 ottobre nello Spazio Cordis della mostra di Rebecca Moccia Catarifrangente, a cura di Jessica Bianchera. Su invito, lo stesso giorno, è invece il talk organizzato da Hidden Hub e da Ashtart consultancy Create. Share. Impact, in cui protagonisti del mondo della cultura, imprenditori, artisti, intellettuali si confrontano su innovazione sociale e commistione di linguaggi, partendo dalla fotografia, a cura dell’Archivio Tommasoli.

Forse ArtVerona è una tappa in più nella lunga, estenuante maratona che molte gallerie ingaggiano ogni anno in giro per il mondo; certo è che questa fiera per molti spazi emergenti è un ottimo trampolino di lancio, proprio per la sua dimensione ma anche per l’intensità delle proposte.

Sicuramente ne ha molto bisogno la città, che nonostante il suo patrimonio storico artistico non può bastare a se stessa.

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Fabiana Bussola

Giornalista pubblicista dal 1996, sto frequentando dei corsi per diventare estroversa, ma sono ferma alla cintura blu. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali, e mi occupo di ufficio stampa e comunicazione. Parlo da sola in italiano, tedesco e inglese, sono la schiava di un cane anziano e di una gatta giovane, e cerco di cambiare il mondo senza riuscirci. Da storica dell'arte, sogno di organizzare la più grande mostra di arte contemporanea che l'umanità abbia mai visto. Ma forse sarà per la prossima volta.

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