Esce “Ricette migranti”, storie e cibi per unire

Le avevamo conosciute in questo articolo quando Erica Tessaro ci aveva raccontato di Indovina chi viene a cena? con passione e determinazione perché le ragazze di veronetta129, tra cui anche Elena Guerra e Alice Silvestri, sono una forza della natura e oggi le ritroviamo – come promesso nell’intervista precedente – pronte per presentare Ricette Migranti, il libro edito da Cierre, in uscita il 10 ottobre in tutte le librerie e store online, che nasce dall’esperienza delle cene interculturali che hanno attraversato, e attraverseranno, le case, i cuori e le anime, di veronesi e migranti.

Erica Tessaro

Il testo si conclude con un capitolo dal titolo “Cucinare è condividere, lo è davvero secondo voi e perché?

«Nel progetto Indovina chi viene a cena? e nella creazione di Ricette migranti, cucinare una nuova ricetta significa aprire il proprio cuore e la propria mente verso gli altri. Ed è proprio così, come scritto nell’ultimo capitolo di Cookpad che ci ha sostenuto! Una ricetta porta inevitabilmente con sé tradizioni e saperi altrui: cucinarla vuol dire far rivivere queste tradizioni e questi saperi. Se, invece, una ricetta è “nostra” e innovativa, non vediamo l’ora di proporla ad amici e parenti. Perché è vero che si cucina per sé ma anche per gli altri; con un piatto ci si presenta, si porta un po’ di sé in tavola e si condivide la propria storia assaporando assieme a tutti i presenti gusti e profumi.»

La vita in un piatto, 20 piatti, 20 vite, come le avete scelte tra le tante passate attraverso il progetto?

La copertina del libro in uscita il 10 ottobre in tutte le librerie e store online

«Abbiamo cercato di presentare ricette da tutti i continenti per dare una visione il più possibile globale per poter parlare delle diverse aree del mondo; inoltre, visto che sì, questo è un libro di ricette, ma è per noi soprattutto un libro di storie, abbiamo cercato la partecipazione di chi si sentiva più disposto a parlare di sé. Il dialogo, infatti, è stato da subito intimo, è stata sorprendente l’attitudine al racconto e l’immediatezza con cui ognuno ha saputo ricostruire non solo alcuni passaggi della propria vita, ma anche le emozioni che li hanno accompagnati. Il difficile è arrivato dopo, al momento di ridurre, tagliare, scegliere tra l’enorme mole di storie di vita ascoltate. Siamo partiti con le famiglie di Indovina chi viene a cena? per, poi, aprirci a conoscenti e contatti nuovi di veronetta129

La vostra esperienza personale attraverso Indovina chi viene a cena? e questo libro: cosa vi portate a casa?

«Molto, moltissimo. Personalmente, ma sono sicura sia così anche per Elena e Alice, Indovina chi viene a cena? e Ricette migranti sono stati e sono sinonimo di momenti di gioia e di allegria, momenti che mi fanno capire che una società diversa, migliore e colorata è possibile e che i semi per questo diverso modo di vivere sono già qui, tutti i giorni, attorno a noi. Mi porto a casa nuovi aneddoti su culture che magari prima non conoscevo, usanze e tradizioni, storie di Paesi che altrimenti avrei continuato a ignorare. Ma mi porto a casa anche… aperitivi! Tanti aperitivi con i vari protagonisti per prendere appunti per raccontare la loro storia e la loro ricetta del cuore. Bellissimi momenti, tutti.»

Nella intensa introduzione a firma di donpasta, lui afferma che la nostra cucina italiana è così proprio grazie alle contaminazioni. Perché secondo voi non si riesce ad essere davvero, oggi, inclusivi?

Dinusha, protagonista del
capitolo sullo Sri Lanka

«Bella domanda! Penso che essere inclusivi significhi avere la capacità di andare oltre le proprie abitudini, uscire dalla propria comfort zone, accettare che non c’è UN modo per leggere e capire la realtà e che sicuramente, anche se ci fosse, non è il nostro a priori. Temo che sia una capacità che, purtroppo, non accomuna tutti: per molti alzare un muro è più facile che aprire una porta.»

Qualche aneddoto su queste ricette e le autrici?

«Alice è vegetariana e temeva un po’ di urtare le sensibilità non mangiando tutti i piatti proposti dagli intervistati che ci hanno aperto le loro porte, invece nessuno ha fatto una piega, anzi, non è mai andata via a stomaco vuoto perché si è subito manifestata una variante senza carne né pesce che potesse farla partecipare al banchetto. Questa prontezza è stata per alcuni anche frutto dell’esperienza di Indovina, in cui è previsto che possano presentarsi persone vegetariane o con diete particolari. È successo, inoltre, che alcune famiglie ci abbiano raccontato un piatto durante l’intervista e, poi, al momento di cucinare abbiano cambiato la ricetta perché – pensandoci bene – non era esattamente la più bella ma quella che consideravano il “piatto del cuore” come molti lo hanno definito.»

Voi le avete provate tutte?

«Per scrivere questo libro siamo andate per un anno di casa in casa e di tavola in tavola, assaggiando (e riassaggiando) ogni settimana i piatti proposti nel volume; ora che è finalmente pubblicato sicuramente ci cimenteremo anche noi nella preparazione delle ricette, ma alcuni ingredienti che prima non sapevamo bene come usare, come il latte di cocco o la farina di mais, sono già arrivati sulle nostre tavole ispirandoci nuovi abbinamenti. In una sola casa non abbiamo assaggiato il piatto scelto nel libro: la storia della protagonista era talmente coinvolgente che dopo tre ore siamo passate direttamente al caffè senza mangiare… sono stati momenti emozionanti. E in un’altra occasione abbiamo fatto l’intervista via Skype e ci siamo solo immaginate i sapori che si stavano unendo in cucina.»

La cerimonia del caffè eritreo di Senait

A chi è rivolto questo libro?

«Direi a tutte le persone curiose. “Ricette migranti” contiene ricette, ma non è assolutamente solo un libro di ricette manicaretti, anzi, infatti racconta anche le storie dei 20 protagonisti, le loro esperienze personali che però non sono solo faccende private ma che ci fanno da guida verso realtà che non conosciamo.»

A chi non è rivolto?

«A chi pensa di potervi trovare facili categorizzazioni o visioni assolute su un determinato Paese. Il nostro intento non è stato statistico, al contrario, ciò che emerge fortemente da questa esperienza è che per quanto possano emergere alcune caratteristiche tipiche di una o dell’altra zona del mondo, ogni persona e ogni storia è unica, insomma mentre Makiko ci mostrava il kimono, dietro a lei era in bella mostra un LP di Patty Smith, sopra la scrivania di Yi c’era un ritratto di Pasolini, e come accompagnamento al piatto paraguayano di Virginia c’erano dei biscotti cinesi della fortuna. Anche per questo la prima cosa che abbiamo chiesto loro è stata di cucinare non il piatto tipico, che possiamo trovare standardizzato online, ma il piatto del cuore, che ha viaggiato, si è modificato ed è cambiato con loro.»

Sebastian, protagonista del capitolo sulla Colombia,
sfoglia l’album di famiglia

Progetti futuri? Farete ancora Indovina chi viene a cena? Nuove ricette tra qualche anno?

«Al momento ci trovate al Cinema Teatro Nuovo di San Michele di Verona, con la rassegna di film mediorientali MediOrizzonti, che durerà tutto il mese di ottobre e proseguirà con alcuni eventi anche in novembre. Per il resto, il 30 novembre ripartirà Indovina chi viene a cena?, nella sua settima edizione! Ci porterà a casa di stranieri residenti a Verona senza farci sapere la nazionalità delle persone che ci ospiteranno. Sicuramente incontreremo persone che prima non conoscevamo e nuove ricette. Io, sinceramente, ho già l’acquolina in bocca! E chissà, potrebbe essere lo spunto di qualcosa di nuovo. Abbiamo girato anche due booktrailer del volume, in particolare la storia giapponese e quella messicana… Ci siamo talmente tanto divertite che chissà se ci porterà verso altri progetti. E quando parlo di Indovina chi viene a cena? mi viene sempre, e ora, anche quando parlo di Ricette Migranti!»

Elena Guerra intervista Fatiha,
protagonista del capitolo sul Marocco
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Tiziana Cavallo

Tiziana Cavallo giornalista e comunicatrice pubblica, esperta di comunicazione digitale esplora da sempre i confini della narrazione applicata ai nuovi media. Ha fondato una delle prime web radio universitarie italiane e da qualche anno naviga verso la comunicazione transmediale cercando di fare capire ai suoi studenti che sarà la chiave del futuro. Ha attaccato da tempo le ginocchiere da pallavolo al chiodo ma le rispolvera con nostalgia quando capita, ama il suo Salento visceralmente, sa cucinare bene poche cose ed è regina del mi invento qualcosa con quel che c'è in frigo. Ama il the bianco e la pizza, non insieme però.

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