Il futuro del fast food è vegano

Seguaci del burgerismo ecofriendly esultate: la rivoluzione green per il fast food è finalmente arrivata. In America impazza il panino vegetariano fatto con “carne coltivata”, ovvero quella ricavata in laboratorio, dopo che il colosso del fast food Burger King ha lanciato ai primi di aprile l’hamburger vegetariano “Impossible Whopper”: contiene infatti una patty (polpetta), specificamente progettata per le dimensioni del panino di Burger King, prodotta in laboratorio dall’azienda californiana Impossible Foods con una carne a base vegetale che riproduce fedelmente il sapore della carne vera. La start up della Silicon Valley, tra i cui investitori maggiori figura il magnate americano Bill Gates, ci è riuscita grazie all’aggiunta di uno speciale composto geneticamente modificato per produrre l’eme, una molecola trasportata nelle cellule del sangue che l’azienda ha estratto dalla soia, e che conferisce all’“hamburger impossibile” l’aspetto, l’aroma e il sapore della carne tradizionale. 

L’“Impossible Whopper”, che promette di avere lo stesso sapore dell’originale (in un video i clienti di Burger King che l’hanno provato affermano stupiti di non distinguerlo dall’altro fatto con vera carne) è attualmente disponibile in 59 negozi, solo nell’area di St. Louis, nel Missouri, in una fase che Burger King definisce sperimentale: se avrà successo, l’azienda lo commercializzerà in tutti i 7.200 ristoranti della catena diffusi globalmente.

Fonte: Burger King

Il Whopper vegetariano (viene proposto con la maionese, quindi non è considerato vegano) ha un costo di circa un dollaro in più rispetto all’originale e Burger King lo pubblicizza come un’alternativa più sana, dato che contiene il 15% in meno di grassi, il 90% in meno di colesterolo e quasi le stesse proteine (25 grammi per l’Impossible, 28 grammi per il Whopper). In realtà, se si confrontano bene gli ingredienti, l’“Impossible Whopper”, contiene una quantità leggermente inferiore (11 grammi) di grassi saturi rispetto a un Whopper normale (12 grammi di grassi saturi) e quasi le stesse calorie, 630 calorie contro le 660 calorie della versione tradizionale.

Pur non essendo più sano, l’hamburger vegetariano ha un minor impatto ambientale rispetto a quello di fonte animale. La FAO ha infatti stimato che il 18% delle emissioni è costituito dai gas derivanti dagli allevamenti intensivi, superando persino il settore dei trasporti (13,5%). L’associazione animalista Essere Animali, asserisce in una nota che un “hamburger di manzo ha un’impronta idrica media di 2.350 litri: «È l’acqua che un essere umano beve in tre anni. Un burger di soia, invece, ha un’impronta idrica pari a solo il 7% del suo equivalente di carne».

Nel 2017, il volume di affari derivato dalle vendite di cibo vegano o vegetariano ha raggiunto la cifra di due miliardi di dollari nei soli Stati Uniti, un dato in crescita del 23% rispetto all’anno precedente. Fiutato l’affare, i rivali di Burger King hanno subito iniziato a darsi da fare con proposte di hamburger a base vegetale. McDonald’s, la più grande catena mondiale di fast food (che sembra essere sempre un passo avanti dato che ha appena annunciato l’acquisizione della start-up israeliana Dynamic Yield, per accaparrarsi la tecnologia decision-logic con la quale personalizzare al meglio i menu dei clienti adeguandoli al meteo, al traffico ecc.) propone dal 2017 in Svezia e Finlandia il McVegan un hamburger vegano a base di soia, mentre la catena statunitense di fast food Wahlburgers (dell’attore Mark Wahlberg) offre dal 2018 nel suo menu l’ Impossible Burger, l’hamburger vegetale con il sapore di manzo, fratello gemello del Whopper di Burger King.

E in Italia? Al momento entrambi i giganti dell’hamburger mondiale non hanno fornito notizie su un possibile arrivo dell’“Impossible Whopper” o del “McVegan” sul nostro mercato.
Nel Belpaese, secondo l’indagine Eurispes 2019, la dieta vegetariana e vegana sembrano già essere ormai saldamente radicate nella cultura alimentare nazionale e Verona, dal canto suo, offre numerose alternative green all’hamburger di carne bovina.

Germogli di soia, tofu, ceci e quinoa sono gli ingredienti alla base degli hamburger di Flower Burger, la prima veganburgheria nata nel 2015 nel cuore di Milano, che ha aperto a Verona a fine 2018. Anche il ristorante vegano Flora propone delle speciali patty o polpettine fatte con cicerchie, miglio, rapa rossa, oppure con lenticchie e quinoa, accompagnate da maionese alla curcuma. Il menu del ristorante “Universo Vegano” prevede numerose alternative, dal burger di cereali e legumi al burger di fagioli con jalapeño, dal burger di funghi tartufato al più classico fatto di soia rigorosamente condito da maionese veg. Il “paninaro” Buns propone un burger vegetariano fatto con polpetta di ceci, barbabietola e cumino, e accompagnato da monte veronese, cipolla caramellata, molesini oppure una versione fatta con polpetta di carote, piselli e semi di girasole, guarnita da coleslaw di cappuccio, ravanelli e finocchio, semi di sesamo e maio vegan alla paprika affumicata. L’alternativo Oblò comfort food presenta invece nel suo menu il burger Veggie con patty di radicchio impanato e ripieno di monte veronese e noci, su spinaci e ricotta, scalogno caramellato e chips di zucca. 

L’introduzione sul mercato di hamburger vegani o vegetariani da parte delle multinazionali americane del fast food è sicuramente indice, da una parte, di un significativo cambiamento di atteggiamento nei confronti del riscaldamento globale e della salute, dall’altra di un’attenzione maggiore verso la fetta di mercato che l’alimentazione vegetariana/vegana sta conquistando.

Le Nuggets Vegan sono una realtà in Norvegia

E nonostante la Commissione per l’agricoltura del Parlamento europeo abbia approvato da pochi giorni il divieto di chiamare con nomi “tradizionali” i piatti a base di carne per alimenti vegetali (e i burger vegetariani rischino di essere rinominati “discs”, ovvero dischi, in base al regolamento UE), sembra che la strada futura per il fast food sia quella di trovare approcci alternativi o sostitutivi della carne per consentire una nutrizione completa a chi sceglie di preservare animali e ambiente: in Norvegia, McDonald’s sta testando le “nuggets” vegane, e KFC ha promesso, almeno ai suoi utenti britannici, che presto sperimenterà il pollo vegetariano. Perché sicuramente non basterà un hamburger veg per salvare il pianeta.



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Chiara Cappellina

Bilingue (italiano-inglese) da sempre, giornalista pubblicista dal 2005, Chiara ha iniziato a scrivere i primi articoli all’età di 16 anni sulle pagine di Verona Fedele. Ha lavorato nella redazione de Il Giornale a Milano nel 2001 seguendo i tragici eventi dell’11 settembre. Già laureata in Scienze della Comunicazione nel 2002, con una tesi sulla “Macchina redazionale dei quotidiani” e con un master in Comunicazione e Giornalismo Scientifico conseguito a Padova nel 2003, si è occupata di nuove tecnologie e stili di vita nella lunga collaborazione con il quotidiano L’Arena. Ha poi collaborato con la redazione veronese di Leggo e del Corriere del Veneto. Tra il 2011 e il 2014 ha diretto la comunicazione in Italia di multinazionali americane come Patagonia e Harman e dal 2015 al 2017 ha curato l’Ufficio Stampa di Fiera di Vicenza. Appassionata di vino e golosa di formaggio, sensibile da sempre alle problematiche ambientaliste, ama la Scozia e la fotografia, ma le sue vere “addictions” sono pattinaggio artistico, freccette, & i suoi animali domestici (cane e gatto) a cui dedica ogni minuto libero (fosse anche di notte).

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Chiara Cappellina

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