«Il made in Italy? È arte.»

Sergio Compagna presenta il suo brand di calzature artigianali per la prima volta a Verona e porta “l’oro di Napoli” in città. A ospitarlo, il nuovo rooftop dell’hotel Trieste, culla di eventi dedicati al bello e al design.

Nel cuore dell’autunno veronese soffia un caldo venticello partenopeo che fa fantasticare sul meglio dell’estate e della sua bellezza. Sergio Compagna, artigiano della pelle, ha scelto di portare in riva all’Adige i suoi tesori, la collezione di sandali capresi che connotano la tradizione campana delle calzature fatte a mano.

Perfetta quindi l’occasione di inaugurare con questi gioielli dell’artigianato un nuovo spazio all’interno dell’Hotel Trieste, balzato recentemente alle cronache per aver vinto l’ultima puntata del programma “Bruno Barbieri 4 Hotel”, e che oggi apre il suo rooftop ottimamente ristrutturato. Tra oggetti vintage che appartengono alla storia del design italiano e internazionale, e qualche pezzo d’arte rappresentativo degli anni Settanta-Novanta, l’artigianato esclusivo di Compagna parla di una modernità classica, tanto legata alle sue radici quanto capace di interpretare la ricerca della moda contemporanea.

«Il nostro brand è nato nel 1988 ed è stata la naturale prosecuzione della mia passione per il lavoro artigianale della pelle e delle calzature – spiega Compagna, che è qui a Verona insieme alla moglie Rossella per proporre il suo marchio ad esclusivi buyer scaligeri -. Questo tipo di sandalo era già diventato un’icona dell’isola di Capri, grazie a Jackie Kennedy che lo rese famoso in tutto il mondo, tanto che pure oggi i turisti lo acquistano anche come souvenir. Ho pensato che fossero maturi i tempi per proporlo anche in nord Italia, dove era meno conosciuto.»

Sergio difende con orgoglio il lavoro artigiano italiano, che è frutto di un saper fare antico e di un uso attento dei materiali. «Vivendo da dieci anni a Milano, vedo da vicino come funziona il sistema moda, che è un motore sempre in corsa. Se mi adeguassi alle tendenze di massa non avrei futuro e non potrei proporre un prodotto così curato nei dettagli, invece il fatto di offrire alta artigianalità è un punto di forza. Richiede tantissimo impegno, ma mi appassiona il fatto a mano, su misura, con la massima cura.»

Il brand sceglie infatti solo pelli italiane a concia naturale, le calzature sono cucite a mano senza uso di colle, i cristalli applicati non sono sintetici per garantire la massima lucentezza anche a distanza di anni. Ogni modello può essere inoltre personalizzato al massimo, per finiture e dettagli. Ai classici sandali, da qualche anno si affiancano delle calzature per le stagioni fredde, tutte a tacco basso. Ballerine e slipper, in cavallino e in velluto, si arricchiscono di applicazioni gioiello e possono colorare anche l’inverno più buio.

Per l’ispirazione Sergio si affida ai suoi luoghi d’origine, ai colori di cielo e mare, alla brillantezza della flora delle isole partenopee e anche all’artigianato popolare, in particolare a quello che ha reso celebre San Gregorio Armeno.

«Ho dedicato una piccola collezione all’arte presepistica, facendomi realizzare da un’artigiana locale delle figurette che decorano la tomaia del sandalo. Sono decisamente articoli di nicchia, ma stanno piacendo, soprattutto ai clienti stranieri.» Accanto al pastorello, completano la linea l’angelo e alla figura tradizionale del “Pazzariello”, personaggio apparso nelle strade napoletane a fine Settecento e resistito nei costumi locali fino a metà Novecento. Vestito da generale borbonico, munito di bastone dorato, inizialmente diffondeva tra il popolo le notizie provenienti dalla corte reale, poi negli anni divenne un ambulante che promuoveva le varie attività commerciali e i rispettivi prodotti. Nel film “L’oro di Napoli”, Vittorio De Sica lo ha reso celebre grazie anche alla magistrale interpretazione di Totò.

Dettaglio dei sandali con l’angelo, realizzato da un’artigiana di
San Gregorio Armeno

Oltre a produrre i suoi classici, Sergio continua a progettare nuove cose, perché l’ispirazione è continua. «Amo i colori intensi, i contrasti e soprattutto l’arte in tutte le sue forme. Anche per questo mi piace molto Verona, mi dà un senso di pace, uno scorrere calmo lungo i suoi ponti, il fiume, piazza Erbe. Sono molti gli scorci che mi ispirano, ci torno sempre volentieri da anni, anche perché la trovo molto ospitale.»

Alla domanda su cosa sia per lui il Made in Italy, non esita un attimo. «È un’arte. I grandi brand italiani hanno sempre alle spalle un artigiano che pensa al prodotto in modo accurato, completo. Anche uno stilista, sebbene non produca con le sue stesse mani, è un artigiano del pensiero. È questa la nostra forza.»

Perfetto quindi l’abbinamento tra queste creazioni e la novità di questo nuovo spazio, curato, elegante ma anche vivace, accogliente, in cui il design che abita tutto l’hotel diventa parte di uno stile di vita dedicato al piacere della bellezza. Saranno da tenere d’occhio le prossime iniziative, perché è intenzione del proprietario Andrea Quiriconi fare di questo spazio uno luogo aperto anche alla città.

Uno scorcio del rooftop dell’Hotel Trieste
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Fabiana Bussola

Giornalista pubblicista dal 1996, sto frequentando dei corsi per diventare estroversa, ma sono ferma alla cintura blu. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali, e mi occupo di ufficio stampa e comunicazione. Parlo da sola in italiano, tedesco e inglese, sono la schiava di un cane anziano e di una gatta giovane, e cerco di cambiare il mondo senza riuscirci. Da storica dell'arte, sogno di organizzare la più grande mostra di arte contemporanea che l'umanità abbia mai visto. Ma forse sarà per la prossima volta.

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