Il saggio di Alfio Caruso sulle gesta eroiche degli Alpini

Con il suo nuovo libro, Una lunga penna nera, Alfio Caruso, ripercorre i più importanti eventi storici del nostro Paese, vissuti dal corpo militare degli Alpini.

Alfio Caruso

Affermato divulgatore storico, il catanese Caruso, classe 1950, è un grande giornalista – collaboratore per “La Stampa”, “L’Espresso”, vicedirettore della “Gazzetta dello Sport” e tra i fondatori, a soli 24 anni, de “Il Giornale” di Indro Montanelli –. E un apprezzato scrittore, autore di numerosi saggi sulla storia italiana dedicati agli eroismi e ai sacrifici dei soldati italiani nella Seconda guerra mondiale come Italiani dovete morire, Tutti vivi all’assalto e Arrivano i nostri.

Uscito in libreria il 30 aprile scorso e pubblicato da Piemme Editore, il saggio Una lunga penna nera si apre con l’elenco dei nomi dei soldati che si sono distinti per eroismo e grande ardore nella difesa del territorio nazionale. Tra di loro ci sono anche il tenente Giuseppe Caimi, mezzala dell’Inter e medaglia d’oro per le sue gesta eroiche nel conflitto, e il sottotenente Peppino Prisco, di cui si ricorda un’indimenticata vicepresidenza della medesima squadra milanese.

Il testo prosegue con una narrazione dedicata alla nascita degli Alpini, segnalando le tre personalità che si possono designare come i padri fondatori, anche se la certezza di chi sia il vero ispiratore è ancora da definire.
Ci parla dell’architetto Giuseppe Domenico Perrucchetti, che sembra fosse stato il primo a paventare, nel suo volume Il Tirolo, la necessità di creare un corpo militare, con soldati nati in montagna, capace di difendere il confine alpino. Il secondo è il generale Cesare Francesco Ricotti Magnani, che ha presentato tre progetti di legge per la formazione di nuovi distretti militari alla frontiera alpina. E, infine, il terzo, il colonnello Agostino Ricci, che già dal 1868 aveva pensato a una fanteria speciale da impiegare sulle Alpi e sulle Dolomiti.

A prescindere da chi sia il vero fondatore, il corpo militare degli Alpini viene istituito ufficialmente nel 1872 con Regio Decreto.
A ciascuna delle compagnie viene assegnato un mulo, animale simbolo del Corpo, con una carretta per il trasporto di viveri e materiali.
I primi addestramenti vengono descritti da Caruso come campi duri nelle vette montane e tra i ghiacciai, dove i soldati si mettono al servizio del prossimo in diverse prove e in circostanze imprevedibili – domare incedi nei boschi, il soccorso alla frontiera francese per l’epidemia del colera, l’aiuto incondizionato ai pastori in difficoltà, il soccorso ai superstiti delle valanghe –. La divisa adottata dal Corpo era diversa dai giorni nostri e il cappello era un copricapo militare di forma cilindrica o troncoconica, successivamente, nel 1873 si adotterà il cappello “Ernani”, con la leggendaria penna nera.

Il primo intervento che consacrò il nuovo ordine militare fu nella calda Eritrea – era il periodo della colonizzazione – a fine Ottocento.
Nonostante la formazione acquisita, tipicamente montana, i soldati mostrarono il loro valore e la loro grande forza adattandosi a un ambiente ostile a livello climatico. Con fierezza e volontà gli uomini delle Alpi affrontarono il nemico fino alla disfatta segnata nella battaglia di Adua del primo marzo 1896, dove il Corpo registrò i primi caduti: partirono in 954 uomini e tornarono solo in 92.

La panoramica di Caruso ci accompagna, nel contempo, dentro anche alle più sanguinose battaglie combattute in prima linea: l’intervento in Turchia nel 1911 e durante la Prima Guerra Mondiale. Dettagliata è la descrizione della drammatica lotta contro gli Austriaci, combattuta fino all’ultimo respiro, della vita in montagna e nelle trincee, dei numerosi caduti, della disperazione in mezzo alle stragi.
Gli Alpini, sottolinea l’autore, erano «esperti alla vita di montagna, agli stenti, alle rinunce, alla puzza nelle stalle, alla pioggia, alla resistenza al gelo, a nutrirsi di quasi niente, pertanto si abituarono alla vita nelle trincee tra fango ed escrementi purché al riparo».
Un’estenuante resistenza e una fiera lotta di fronte a un nemico superiore per strumenti militari e artiglieria, una forza che ancora oggi si fatica a misurare da quanto solida e tenace sia stata; l’identità di un gruppo militare, unito da un amore per il proprio Paese, non solo con gesti collettivi ma anche individuali di aiuto verso i propri compagni e rispetto nei confronti del nemico.
Saranno i reduci di questa estenuante battaglia, con la riunione d’esordio il 12 giugno 1919, a istituire l’Associazione Nazionale Alpini.

Il saggio di Caruso, poi, racconta dell’intervento durante la Seconda guerra mondiale. Gli Alpini furono occupati su diversi fronti: Alpi Occidentali, Grecia, Jugoslavia, Russia. Ed è proprio con la descrizione della campagna sovietica che l’autore, ancora più prepotentemente, fa emergere nella narrazione l’immensa tenacia di questi uomini.
Nonostante l’inadeguatezza della macchina militare italiana, priva di mezzi all’altezza della lotta, i soldati non si persero mai d’animo, combattendo con sacrificio e onore contro un nemico più forte e in un ambiente impervio tra freddo e gelo. Fu un’eroica ecatombe. Nel cimitero di Oranki tutt’oggi si trova una pietra dove è inciso “Ai caduti italiani in terra di Russia”.
Fino alla riconsegna all’Italia dei sopravvissuti non si conosceva l’immensa perdita di esseri umani che questa battaglia provocò, e forse, enuncia l’autore, «l’immonda strage continua a essere sconosciuta».

Oltre alle epiche gesta degli Alpini come militari, Caruso, infine ci parla del corpo speciale nella fase di ricostruzione dopo la guerra, fino ai giorni nostri: il supporto e l’aiuto umano negli alluvioni che hanno sommerso il Polesine, nel Vajont, nell’insurrezione in Kosovo, in Afghanistan, nei tragici terremoti all’Aquila, nella Pianura Padana, ad Amatrice.
Gli Alpini sono stati sempre presenti, solidali e generosi, un ordine che non ha mai mancato di supportare le persone in difficoltà e soprattutto di aiutare concretamente il proprio Paese.

Alfio Caruso delinea in modo dettagliato tutti gli eventi di cui gli Alpini sono stati protagonisti e che non si potevano tralasciare. L’autore dipinge un quadro terribile della nostra storia, ma vissuto dai nostri Alpini con umiltà, forza, eroismo, onore. Conoscere le loro gesta è un dovere per tutti, prendere coscienza fino in fondo di ciò che migliaia di uomini hanno fatto per il nostro Paese e che ancora adesso in tempo di pace fanno con una vena altruistica che non ha eguali. L’approccio alla lettura necessita di attenzione e desiderio di conoscere. Grazie alle quali le pagine scorrono velocissime, regalando una profonda lezione di vita.

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Katia Zantedeschi

Lettrice compulsiva e recidiva. Un vizio che l'accompagna fin dall'età adolescenziale, si nutre voracemente di libri che la condannano all'obesità mentale, ma senza alcun bisogno di una dieta ipocalorica. Il suo motto è: "Se anche solo una persona, grazie al mio cianciare di libri, decidesse di leggerne uno, sarebbe una grandissima vittoria".

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