La magia delle giostre in mostra a Palazzo Roverella

Colorate, divertenti e luminose. Le giostre rappresentano un mondo dove i ricordi dell’infanzia si intrecciano con la vita e il mondo che gira e va avanti: qualcosa che ci riporta ai tempi della giovinezza, così carica di attese e di promesse di felicità. Questa, e altre emozioni sono racchiuse nella mostra “Giostre! Storie, immagini, giochi” ospitata presso Palazzo Roverella a Rovigo, fino al 30 giugno 2019 e voluta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo insieme al Comune di Rovigo e all’Accademia dei Concordi. Visitandola, si potranno osservare immagini di giostre, ruote e montagne russe immortalate da più di sessanta fotografi dall’Ottocento a oggi, ma anche una selezione di singolari opere pittoriche e variopinti manifesti di fiere di paese, accanto alle più fantasiose rappresentazioni della struttura della giostra in carillon, giocattoli, e modellini. Per i più nostalgici, parti e frammenti di antiche giostre come organi e cavalli di legno.

Carousel, Paolo Ventura

All’interno dell’esposizione, curata da Roberta Valtorta, con la collaborazione di Mario Finazzi per il percorso riservato alla pittura, il visitatore seguirà un itinerario storico e sociale che si collega perfettamente alla tradizione giostraia del territorio del Polesine: dai caroselli dell’Ottocento, agli ottovolanti e le giostre degli anni Quaranta-Sessanta, avvolte in un velo nostalgico nella fotografia di artisti come Henri Cartier-Bresson, Robert Doisneau, Elliot Erwitt, Luigi Ghirri, Paolo Gioli, David Seymour, ai dipinti moderni di Giacomo Balla che tratteggia ombre e luci di un luna park parigino e di Massimo Campigli, che ne ritrae la magia dei colori nel 1958.

Tradizione e rito si fondono nell’installazione dell’artista contemporaneo Stephen Wilks Donkey Roundabout, in cui gli asini sono i protagonisti di una scultura meccanica rotante, metafora antica del luna park moderno e dell’eterno peregrinare di nomadi e giostrai. Le prime e più antiche giostre sono nate infatti grazie alla tradizione contadina ed erano composte da animali veri, soprattutto cavalli, che, legati a una corda, giravano intorno a un palo. Più avanti saranno gli animali di legno, cartapesta o altri materiali a sostituirsi agli animali veri. Nel Rinascimento la giostra subentrerà ai tornei cavallereschi e a partire dal Seicento diventerà un’attrazione popolare. Ma sarà solo verso il 1700 che il divertimento diventerà spettacolo autonomo per poi trasformarsi nell’Ottocento da giostra meccanica a giostra a vapore e, nel Novecento in vero e proprio luna park mosso dall’elettricità.

Uliano Lucas, Modena 1990

Ed è proprio il luna park come il riflesso di una comunità sospesa nel tempo, che lascia trasparire i volti e le storie dei giostrai, al centro del poetico cortometraggio di 13 minuti di Adriano Sforza Jodi delle giostre, vincitore del David di Donatello 2011 e visibile a Palazzo Roverella. Una proiezione che sarà possibile vedere anche la sera del 18 maggio, durante la quindicesima edizione della Notte Europea dei Musei, a cui partecipa anche il Palazzo, aprendo eccezionalmente le sue porte dalle 21 fino a mezzanotte con ingresso gratuito.


Il profumo dello zucchero filato, le risate, i colori accesi delle luci stroboscopiche, emozioni collettive che da sempre riuniscono adulti e bambini. A quest’ultimi la mostra dedica numerosi i laboratori didattici, aperti alle scuole dell’infanzia e primo ciclo delle primarie: da quello di decorazione e collage sullo sfondo di un originale luna park, a quello di pop up con i prodigi tridimensionali delle giostre e la meraviglia del divertimento, capace ancora oggi di avvincere grandi e piccini.

«E la grande ruota panoramica continua a girare, i neon ardono lassù, e io sono in cima al mondo» così Mark Knopfler descriveva nel 1980 l’emozione delle giostre in Tunnel of Love, canzone fra le più celebri dei Dire Straits, ambientata nel luna park di Newcastle, che l’autore era solito frequentare da bambino, e di cui ricorda ogni attrazione, nome per nome (Waltzer, Sixblade, Switchback). E così, chissà se anche noi attraverso le foto, i dipinti, i giocattoli e i cavalli di legno della mostra di Palazzo Roverella potremmo ricordare quella sensazione spensierata di salire su un carosello dopo l’altro, cavalcando la fantasia al di fuori del tempo e dello spazio, senza mai davvero avere voglia di fermarci.

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Chiara Cappellina

Bilingue (italiano-inglese) da sempre, giornalista pubblicista dal 2005, Chiara ha iniziato a scrivere i primi articoli all’età di 16 anni sulle pagine di Verona Fedele. Ha lavorato nella redazione de Il Giornale a Milano nel 2001 seguendo i tragici eventi dell’11 settembre. Già laureata in Scienze della Comunicazione nel 2002, con una tesi sulla “Macchina redazionale dei quotidiani” e con un master in Comunicazione e Giornalismo Scientifico conseguito a Padova nel 2003, si è occupata di nuove tecnologie e stili di vita nella lunga collaborazione con il quotidiano L’Arena. Ha poi collaborato con la redazione veronese di Leggo e del Corriere del Veneto. Tra il 2011 e il 2014 ha diretto la comunicazione in Italia di multinazionali americane come Patagonia e Harman e dal 2015 al 2017 ha curato l’Ufficio Stampa di Fiera di Vicenza. Appassionata di vino e golosa di formaggio, sensibile da sempre alle problematiche ambientaliste, ama la Scozia e la fotografia, ma le sue vere “addictions” sono pattinaggio artistico, freccette, & i suoi animali domestici (cane e gatto) a cui dedica ogni minuto libero (fosse anche di notte).

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Chiara Cappellina

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