La visione di Alessandro

Un quarto di secolo. Una generazione, in fondo. Il tempo passa veloce e il Film Festival della Lessinia, nato proprio 25 anni fa dall’intuizione di Alessandro Anderloni, è diventato prima un bel bambino, poi un adolescente e infine un ragazzone sempre più forte e robusto. Oggi rappresenta per molti un appuntamento a dir poco imperdibile, che fra l’altro ogni anno coinvolge migliaia di persone fra organizzatori, visitatori e persone che vivono non solo a Bosco Chiesanuova, ma anche nei dintorni.

Quest’anno il FFdL andrà in scena dal 23 agosto al primo settembre e si annuncia come un’edizione particolarmente interessante. Negli anni la manifestazione ha saputo creare un vero e proprio happening di appassionati della montagna (il principale tema delle proiezioni), ma non solo, con tutta una serie di eventi collaterali – concerti, incontri con l’autore, mostre, laboratori e chi più ne ha più ne metta – che hanno contribuito a creare anche quella sorta di habitat naturale ideale per far crescere idee e una cultura rispettosa dell’ambiente, in generale, e delle nostre montagne, in particolare. Pochi giorni fa il festival è stato insignito dell’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo e per molti aspetti questo riconoscimento rappresenta una sorta di “chiusura del cerchio”, anche se – ne siamo certi –Anderloni non si accontenterà e continuerà a macinare idee, iniziative e chissà cos’altro per veder crescere ulteriormente la sua creatura. Che poi, a dirla tutta, è diventata la creatura di un’intera comunità.

Anderloni, partiamo dalla notizia più recente: nei giorni scorsi è stato conferito l’Alto Patrocinio del Parlamento Europeo al Film Festival della Lessinia. Cosa significa questo per lei e per il festival stesso?

«È la conferma di una visione, iniziata 25 anni fa: quella di aprire gli orizzonti verso l’Europa. Quella visione oggi, a distanza di un quarto di secolo, ottiene proprio dall’Europa un Patrocinio che per noi è un incoraggiamento a proseguire con il nostro sogno, a camminare sulla nostra strada. Verona e la Lessinia sono sempre stati un crocevia di strade, lingue e popoli, con la presenza cimbra a marcare in particolare l’attitudine di incontro tra culture di  questo territorio. Il nostro festival è un ponte verso le linee e le culture d’Europa, e questo riconoscimento lo testimonia.»

Anderloni (di spalle) al Teatro Vittoria di Bosco Chiesanuova

Mancano ancora alcune settimane al Festival, che aprirà i battenti il 23 agosto, ma ovviamente già c’è molta attesa. Che edizione sarà quella di quest’anno?

«Sarà la 25esima edizione e per l’eccezionalità dell’anniversario la presenteremo alla Casa del Cinema a Roma, in conferenza stampa il 18 luglio. Il Festival quest’anno sarà preceduto da un pre-festival con proiezioni cinematografiche in tutti i paesi della Lessinia, anche per ricordare che questa manifestazione non riguarda solo Bosco Chiesanuova ma tutta la comunità montana. Apriremo l’edizione, il 23 agosto, con un film dedicato al nostro pianeta e tutta la programmazione di quest’anno sarà un omaggio alla Madre Terra, anche per condensare i 25 anni della nostra storia. Tutti i film, i laboratori, gli incontri, le mostre parleranno di cambiamenti climatici, di sfide per la conservazione dell’ambiente, di biodiversità e della montagna come laboratorio di convivenza tra Uomo e Natura.»

Facendo un rapido excursus delle tante edizioni precedenti c’è qualche edizione che ricorda più delle altre?

«Ricordo con grande affetto i primi dieci anni trascorsi a Cerro Veronese. Dieci anni silenziosi, dove il Festival si è costruito nelle fondamenta, dove sono stati allacciati i rapporti nazionali e internazionali, dove siamo cresciuti e irrobustiti. In quei dieci anni, soprattutto, è maturata la nostra visione sulla vita in montagna. E ripenso anche alla prima edizione di Bosco Chiesanuova, nel 2007, dove abbiamo capito che grazie a un teatro moderno con attrezzature cinematografiche potevamo costruire il Festival internazionale che siamo oggi.»

Il suo progetto può rappresentare, secondo lei, una sorta di modello anche per altre realtà geograficamente decentrate, non solo della provincia di Verona, che grazie a iniziative culturali di spessore possono diventare con il tempo attrattive?

«Mi piacerebbe che diventasse un esempio anche per Verona, a dire il vero. È una città che tende a lasciare a se stesse le piccole realtà culturali, che spesso fanno fatica a emergere. Il nostro è un piccolo festival che mi piace paragonare al sottobosco dei grandi festival. E i montanari sanno che se il sottobosco è sano, è sano anche il bosco. Le piccole manifestazioni come la nostra dimostrano di poter parlare al mondo proprio perché affondano le radici nella loro terra, con ricadute economiche sempre più importanti, non solo in termini di ricettività, di allungamento della stagione turistica estiva di oltre dieci giorni, di valorizzazione dei prodotti enogastronomici, ma anche per la valorizzazione dello stesso nome della Lessinia. Con i riconoscimenti internazionali, e ora anche il Patrocinio del Parlamento Europeo, grazie al Festival il nome della Lessinia viene conosciuto in Italia e all’estero.»

Paolo Rumiz e Alessandro Anderloni durante uno degli incontri con l’autore organizzati al LFF

Pensiamo anche alle collaborazioni che ha avuto il Festival con l’Università e tante altre realtà…

«Abbiamo avviato questo progetto con l’Università nel 2015 come partner del ciclo di incontri “Parole Alte”; alte per contenuti e per qualità. A questa collaborazione si aggiungono quest’anno altre due prestigiosi patrocini, quello del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e quello del WWF Italia, tutte realtà da cui non è facile vedersi riconosciuti e che invece, anche in occasione della nostra 25esima edizione, hanno deciso di affiancarci.»

Ovviamente Anderloni non è solo FFdL. È anche e soprattutto teatro, con il Teatro Comunale di Lonigo (di cui è direttore artistico), è Dante, è la Compagnia Teatrale Le Falie, è teatro nelle scuole e nelle carceri.  E molto, molto altro ancora. Quali sono, però, i suoi sogni ancora da realizzare?

«Lo confesso: mi piacerebbe tornare a fare cinema. Anche grazie a questi anni di Festival, è tornato in me il desiderio di occuparmi di regia e produzione di fiction e documentari. Sono passati dieci anni da L’abisso, il docufilm con cui abbiamo raccontato il mondo della speleologia. Ricordo bene in quel periodo di aver girato Festival in tutta Europa con quell’opera, che ottenne dodici premi internazionali, come regista. Ero dall’altra parte, insomma, rispetto al ruolo di direttore in Lessinia. Fu una bellissima esperienza e mi piacerebbe tornare a viverla, prima o poi.»

Torniamo indietro di qualche mese e al suo intervento in Comune sulla cultura a Verona che tante polemiche politiche generò all’epoca. Cosa non è piaciuto, secondo lei, del suo discorso?

«Questa è una città che sembra infastidirsi dei ragionamenti. Riflettere e parlare fuori dal coro viene bollato come critica, anziché come contributo utile. È una città che non si mette quasi mai in discussione e dove non nasce mai, a ben guardare, il nuovo. Quello che arriva nasce quasi sempre fuori e qui trova palcoscenici a ospitarlo. C’è una sovrabbondanza di grandi eventi, e chi lavora nel piccolo, nel sottobosco appunto, con sforzo e con coraggio, deve arrabattarsi e arrancare per sopravvivere. Eppure Verona è una città dalle potenzialità e con un’attitudine internazionale enorme. Dovrebbe, però, interrogarsi su cosa sia davvero uno sguardo che parli al mondo.»

Un abbraccio ideale di pubblico e volontari ad Alessandro Anderloni

Infine lei è stato a lungo fra i più seri candidati alla nomina di sovrintendente dell’Estate Teatrale Veronese, che poi è andata a Carlo Mangolini. Qual è la sua valutazione in merito? 

«C’è stata una gara con la presentazione di curriculum e di progetti. Complimenti a chi ha ottenuto quel posto. Se, come previsto dal bando e come auspicato da gran parte del mondo teatrale e culturale veronese, il neodirettore si dimetterà dal ruolo che ricopre al Teatro Stabile del Veneto, e non andrà “solo” in aspettativa come fin qui è stato paventato, allora augurerò a lui e ai suoi collaboratori buon lavoro.»

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Ernesto Kieffer

Inizia nel 2000 a collaborare per alcuni periodici veronesi come “L’Altro Giornale”, “L’Adige” e “Verona Fedele” e ottiene nel 2002 il patentino di Giornalista Pubblicista. Laureato in Giurisprudenza nel 2003, è da quello stesso anno addetto stampa, organizzatore e presentatore di eventi. Oggi è radiocronista sportivo e giornalista - fra gli altri - de "Il Nazionale - Verona" dove è caporedattore Politica&Attualità. Si è dedicato, nel corso di tutti questi anni, al cinema, alla musica, allo sport, senza disdegnare l'approfondimento e la cronaca. Pratica con “inequivocabili” risultati il calcio e millanta di essere un musicista. Ma sono notizie false e tendenziose.

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