Lo spettacolo si fa in salotto con Hometeatro

Essere pubblico ma a minima distanza, ridurre la separazione tra astanti e attori: l’Home Teatro organizzato da BaldoFestival da dieci anni permette di superare quella barriera invisibile che separa chi guarda da chi interpreta, e far diventare lo spettacolo un’occasione di relazioni.

Basta avere uno spazio domestico abbastanza capiente per ospitare una trentina di persone ed ecco che la magia del teatro si compie direttamente a casa. È quello che accadrà domenica 26 gennaio a Caprino Veronese nella cantina “Al Quadrifoglio” in via De Gasperi 67, a partire dalle 18.00, con  Fabrizio Brandi, affermato attore livornese, protagonista dell’arte della narrazione.

Porterà in scena “Blocco 3”, pezzo scritto a quattro mani con il drammaturgo Francesco Niccolini, che è stato anche pubblicato dalle Edizioni Erasmo. Il racconto che Brandi dispiega in mezzo al pubblico si svolge nella Livorno degli anni Settanta, nell’area su cui sorge appunto l’edificio che dà titolo all’opera. Mario Nesi è il protagonista, un ragazzino di 11 anni che descrive la popolazione del suo cortile, tra ribellione, umorismo e autocoscienza. Il Blocco 3 fa parte di una serie di edifici di sicurezza, che sorgono nel rione della Guglia, voluti dal regime fascista a scopo contenitivo per i sovversivi, e diventa il recinto entro cui non solo il piccolo Mario cresce, ma anche in cui, con lo sguardo vivace di un ragazzino, mescola la storia di suo padre, comunista tutto d’un pezzo, con un percorso di crescita condito di ironia, tra iniziazione politica e affettiva.

Fabrizio Brandi è noto al grande pubblico per aver lavorato con Paolo Virzì nelle pellicole “La prima cosa bella” e “La pazza gioia”, e dal 2016 è ideatore e direttore artistico del festival di narrazione “Scenari di quartiere”.

Beatrice Zuin in una foto tratta dallo spettacolo Pocket Juliet di Renzo Segala

«C’è una forte motivazione culturale in questo progetto – spiega Beatrice Zuin, attrice, cantante, regista, e direttrice artistica della rassegna -, perché il teatro professionale entra in pochi casi in stretta relazione con il pubblico. Sono molte le compagnie amatoriali, non solo a Verona ma in tutta Italia, i cartelloni dei teatri propongono spettacoli di compagnie di giro mentre l’attore monologhista non trova facilmente spazio. Questa realtà fuori circuito fatica inoltre a uscire dal proprio territorio, per cui la presenza di Brandi è a maggior ragione una grande opportunità. Anche perché oltre lo spettacolo c’è la relazione con l’artista che si instaura durante la cena che segue la rappresentazione.»

Sono dieci anni che questa formula piace e continua ad appassionare, grazie anche all’ideazione di un’offerta che varia ogni anno. «Cerco di programmare un ventaglio di proposte differenti – continua Zuin -. Quest’anno abbiamo iniziato il 24 novembre con “Le storie del Matto” di Matteo Curatella, quindi il 22 dicembre con I Gotturni e il loro spettacolo “I Gufi”. Con Brandi vivremo la ricchezza della narrazione, con questo testo ambientato nell’area popolare di Livorno anni Settanta, un ambiente circoscritto che però è specchio dell’Italia di quel periodo.»

Per chi fosse interessato a ricevere più informazioni, può rivolgersi a hometeatro@baldofestival.org o chiamare il 333.5821964. Per partecipare è necessario prenotare e contribuire con 15 euro per la cena. Gli appuntamenti successivi, che concluderanno la stagione, saranno il 23 febbraio con “Celestina e i Fiumi” di Beatrice Zuin e Claudio Moro, e il 22 marzo con “Una donna sull’orlo” con l’attrice e autrice Francesca Brotto.

La foto di Fabrizio Brandi è di Biancamaria Monticelli.

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Fabiana Bussola

Giornalista pubblicista dal 1996, sto frequentando dei corsi per diventare estroversa, ma sono ferma alla cintura blu. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali, e mi occupo di ufficio stampa e comunicazione. Parlo da sola in italiano, tedesco e inglese, sono la schiava di un cane anziano e di una gatta giovane, e cerco di cambiare il mondo senza riuscirci. Da storica dell'arte, sogno di organizzare la più grande mostra di arte contemporanea che l'umanità abbia mai visto. Ma forse sarà per la prossima volta.

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