Lost in Sanremo – Sì, no, forse

E allora, vi è piaciuto questo Festival di Sanremo? Siete soddisfatti dei risultati e del vincitore? Come dite? Insomma? Tranquilli, è sempre così. Siamo all’ultimissima fatica, ecco cosa ha funzionato e cosa meno in questa settimana di Festival. Per il sottoscritto ovviamente.

Amadeus – Alla fine l’ha portata a casa. Prima gliene hanno dette di ogni, durante il Festival c’è chi lo ha definito “il valletto” di Fiorello, Tiziano e degli altri ospiti. Quando però si arriva da due anni di Baglioni e di monopolio bulgaro del palco, questa conduzione è come una birretta fresca in quelle calde giornate lì. Alla vigilia si era autodefinito come un’ala destra felice di porgere l’assist agli attaccanti. Non è proprio così. Amadeus più che un’ala è un terzino, ma non di quelli che fluidificano, no. È uno di quei terzini destri che non superano quasi mai la metà campo, danno la palla a chi ha più classe e chiedono scusa quando il passaggio è troppo lungo. Se poi la squadra vince, si prendono un 6,5 in pagella e la coppa la alzano pure loro. E poi, siamo onesti, ve lo immaginate Baglioni a dover gestire i secondi dove Bugo fugge dal palco?

I Giovani giovani – Sarà perché abbiamo avuto più tempo per conoscerli e parlare con loro, ma queste nuove proposte mi sono sembrate più cazzute di numerosi big. Hanno voglia di fare, sperimentare e parlare, anche di temi importanti. Con le illusioni e i limiti dei ventenni, certo, ma confido che qualcosa possa venirne fuori davvero.

Alle spalle di Matteo Dani, la folla di media per Elettra Lamborghini

Elettra Lamborghini – Chiaramente non stiamo parlando di musica, perché in quel caso il suo pezzo è un wormhole che inghiotte ogni cosa gli graviti attorno. La sua partita non era il festival, e inizia solo ora. Avete presente quando durante i talk politici sentite gli esperti parlare di “paese reale”? Bene, prendete i grafici di Pagnoncelli, i panieri Istat, le supercazzole con scappellature a destra o sinistra e guardate l’immagine qui accanto. Vedete, tra la selva di telecamere e macchine fotografiche, la figura femminile sfocata sulla sinistra? Quella che i flash sembrano eternare nel fulgore di un’aura divina?  È lei, è Elettra Lamborghini, and this is the fucking paese reale.

Trattoria “A Cuvea” – Andrea e il suo staff sono un porto sicuro a cui attraccare durante i perigli di questa settimana. A qualsiasi ora, con qualsiasi faccia e fregandosene dei pass che tutti portiamo al collo. In grado di rimbalzare anche il massimo dirigente se la saletta è piena. Le sue trenette alla ligure sono quell’estasi di carboidrati senza la quale probabilmente non saremmo in grado di passare neanche il mercoledì di Sanremo, altro che la finale.

FORSE

Il Festival – Per carità, ok lo spettacolo e le risate. Vanno bene pure Fiorello, Tiziano Ferro e tutta quella serie infinita di ospiti, co-presentatrici e markette varie. Ma con più moderazione, dài. Altrimenti poi è chiaro che le prime donne litigano. Come nel Real dei Galacticos quando c’era da battere una punizione. 

L’immarcescibile Beppe Vessicchio

Vessicchio – A parte che non ho mai capito da dove sia partita tutta questa ondata di adorazione incondizionata per il maestro. Lui sembra fare buon viso a cattivo gioco, io un po’ meno, ma sembra che agli umori del popolo non ci si possa sottrarre. A questo punto mi aspetto che la sinistra italiana riparta da Vessicchio.

Il carrozzone – Vedere una Sanremo invasa (ma davvero invasa) di dipendenti/collaboratori/uscieri firmati Rai ti fa capire che tipo di complessità governi la grande macchina del Festival. Certo, magari ti viene anche il dubbio che sia il tuo canone a foraggiare la loro trasferta, ma in fondo poi sono sempre loro a regalarti capolavori come “L’amica geniale”, vuoi non ringraziarli?

NO

Achille Lauro – Io il De Marinis Lauro lo aspettavo al varco. Dopo le parole scambiate con lui lo scorso anno, volevo vedere quale sarebbe stata la sua evoluzione. Ma la realtà è che non c’è stata nessuna evoluzione. La canzone è pochissima roba, e non bastano tutti i vestiti del mondo a riempire quel senso di vuoto pneumatico. Perché anche alla trasgressione serve un minimo di contenuto, altrimenti rimane una baracconata fine a sé stessa. E finisce che fa più rumore di te uno che se ne va dal palco senza cantare, e tu resti solo uno con una tutina che mette in evidenza il segno delle mutande. Spiace.

Un giovane Roberto Benigni, al centro, in una scena di Berlinguer ti voglio bene

Roberto Benigni – Ve lo ricordate il Mario Cioni di Berlinguer ti voglio bene? Le filastrocche in bicicletta con Bozzone e le dissacrazioni vere. Io sono legato a quel Benigni lì, che il palco dell’Ariston lo avrebbe rivoltato da parte a parte. Ormai sono immagini sbiadite, come certe sue esibizioni attuali. Sarò pure radical chic, ma sono convinto che il Monni la penserebbe come me.

Royal Family – Georgina Rodriguez in Ronaldo e Francesca Maria Novello in Rossi, ce n’era proprio bisogno?

I Giovani vecchi – Riky, Alberto Urso, Giordana Angi, l’anno scorso Il Volo e tutta quella schiera di cantanti che ci hanno propinato negli ultimi dieci anni, risalendo la cascata su fino a Marco Carta e Valerio Scanu. Prodotti vacui ad uso e consumo immediato del mercato. Un po’ come leggere un libro di Fabio Volo, o mangiare al McDonalds. Il packaging è ben fatto, il contenuto già lo conosci e non ti lasciano mai completamente soddisfatto, così da dover per forza fare un altro giro di giostra. Dentro di te sai di non volerlo davvero, ma lo fai.

BONUS TRACK

Diodato – Sempre sia.

Oggi – Dopo una settimana del genere la voglia è di tornare a casa e ritrovarsi in uno di quei film dove tutti fanno silenzio perché ci sono mostri alieni che trucidano la gente richiamati da ogni minimo rumore. La grande bellezza.

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