Luca Di Fulvio appassiona con “La figlia della Libertà”

Ad aprile è arrivato in libreria La figlia della libertà, l’ultimo romanzo di Luca Di Fulvio, pubblicato da Rizzoli Editore.

L’autore nasce a Roma nel 1957, si diploma all’Accademia Nazionale di Arte drammatica “Silvio D’Amico”, dove studia drammaturgia con Andrea Cammilleri. Successivamente lavora al film di Andrzej Waida ne L’affare Danton, interpretato da Mario Maranzana e fonda con Pino Quartullo la compagnia teatrale “La Festa Mobile”. Oltre a numerosi spettacoli di successo, i due, realizzano il cortometraggio Exit, nominato agli Oscar e vincitore della Concha de Oro al Festival di San Sebastian.  

Vince poi il Premio Under 35 dell’Istituto del Dramma Italiano con segnalazione speciale per l’atto unico Solo per amore, scritto con Carla Vangelista. Si dedicherà alla scrittura solo verso la metà degli anni Novanta, riscuotendo un grande successo. I suoi romanzi sono tradotti in sedici lingue; alcuni di essi hanno venduto milioni di copie, tra cui i best seller La gang dei sogni e La ragazza che toccava il cielo, scalando le classifiche tedesche.

La figlia della libertà è un romanzo dai tratti epici. Ambientato nel 1912, racconta la storia di tre ragazzi, Rosetta, Raechel e Rocco, tre vite molto lontane l’una dall’altra che tuttavia il destino e il desiderio di libertà unirà inesorabilmente. Il primo personaggio che Di Fulvio ci fa incontrare è Rosetta, una caparbia siciliana che combatte ogni giorno per far rispettare la sua figura di donna. Orgogliosa e fiera, viene discriminata dalla gente del suo paese, con pregiudizi e violenza, perché vuole decidere della sua vita senza intromissioni da parte dell’uomo.

La narrazione, poi, abbraccia il secondo personaggio, Raechel, una ragazzina ebraica, che vive col padre in una comunità in Russia. Raechel è diversa dalle sue coetanee perché grazie al padre impara a scrivere e ad amare la lettura. Una mente aperta e consapevole. Anche qui, come Rosetta, Raechel vive delle forti disparità di trattamento perché donna.

Infine viene presentato Rocco, un ragazzo siciliano, figlio di un capo mafioso che non vuole soccombere al sistema mafia. Non vuole diventare un “uomo d’onore”, si oppone alla violenza, alle vendette e ai soprusi. Rocco desidera essere una persona normale.

Il percorso di questi tre giovani avrà come radice comune l’esigenza di affrancarsi da un destino che altri hanno scelto per loro. Decidono così di fuggire da tristi realtà, imbarcandosi su una nave diretta a Buenos Aries per iniziare una nuova vita. Sarà in Argentina che le loro esistenze si incroceranno, vicende terribili faranno parte del loro cammino tra i vicoli dei barrio, ma nonostante tutto nessuno riuscirà a fermare quella dirompente determinazione, ben impregnata nel loro animo, volta a creare un destino voluto e scelto e non imposto.

Luca Di Fulvio, ci consegna un libro sviluppato con una scrittura semplice e coinvolgente, una narrazione densa di vicende in grado di far confluire perfettamente queste tre realtà; dipinge in modo accurato un affresco di un epoca dove la legge del potere, economica e per lo più maschilista, sarà sconfitta dall’impetuoso coraggio della speranza, della dignità e dell’amore. La bellezza del racconto sta soprattutto nella capacità dell’autore di farci sentire lì, accanto ai protagonisti, Raechel, Rosetta e Rocco, fin dall’inizio del libro. Stiamo combattendo con loro i torti, le angherie e la miseria che vivono giorno dopo giorno; stiamo soffrendo con loro ma al contempo ci entusiasmiamo, perché la forza di questi tre giovani, descritta mirabilmente dall’autore, si percepisce così potente da arrivare a toccare punte di eroismo, un ardore che il lettore sente come proprio.

Luca Di Fulvio

E cosa c’è di più bello di un libro che ci trasporta nel cuore dei protagonisti, ci fa vivere il loro sentire, ed essere spettatore attento delle loro vicende? Ecco, Luca Di Fulvio ha la capacità di prenderci per mano e portarci nei vicoli di Buenos Aires, dove la povertà fa da padrona, dove le donne sono buone solo per soddisfare gli appetiti maschili, dove vince il più ricco, dove bisogna avere spalle larghe e un’immensa forza d’animo per conquistarsi una vita migliore.

Il pregiudizio più rilevante che Di Fulvio descrive nelle vicende narrate è la discriminazione sociale delle donne, il loro essere considerate esclusivamente oggetti sessuali e non esseri umani con una propria capacità di determinazione; questo aspetto, ed è l’unica pecca del romanzo, viene purtroppo trattato con un linguaggio un po’ troppo crudo e brutale. In particolare alcuni dettagli descritti, a mio parere, potevano essere evitati perché comunque intuibili dal lettore. Per il resto, La figlia della libertà è un testo che appassiona e convince, ricco di avventure, intrecci, vicende e intensi colpi di scena. Raechel, Rosetta e Rocco non sono solo tre giovani che riescono a svincolarsi da un percorso prestabilito e poi difficile, ma rappresentano l’emblema dell’impetuosa forza giovanile, degli ideali, della conquista della dignità, della libertà, del proprio destino. Sì, perché quello che alla fine vuole trasmette il romanzo è ben chiaro: la volontà e il forte desiderio di costruire la propria strada può trionfare davanti a qualsiasi ostacolo che la vita ci pone davanti: «Ogni essere umano aveva il dovere, più ancora che il diritto, di scrivere il proprio destino».

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Katia Zantedeschi

Lettrice compulsiva e recidiva. Un vizio che l'accompagna fin dall'età adolescenziale, si nutre voracemente di libri che la condannano all'obesità mentale, ma senza alcun bisogno di una dieta ipocalorica. Il suo motto è: "Se anche solo una persona, grazie al mio cianciare di libri, decidesse di leggerne uno, sarebbe una grandissima vittoria".

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