Mario Calabresi racconta “La mattina dopo”

La mattina dopo, il giorno seguente a una delusione sentimentale, a un lutto, a un’ingiustizia sul luogo di lavoro, a una scelta sbagliata, a un errore. Quando arriva il momento di un evento critico con cui misurarsi.

Pubblicato da Mondadori, La mattina dopo è il nuovo libro – uscito il settembre scorso – del giornalista e scrittore Mario Calabresi. Direttore dei quotidiani “La Stampa” dal 2009 al 2015 e “La Repubblica” dal gennaio 2016 fino al febbraio 2019, Calabresi, ha sempre coltivato una forte passione per la scrittura realizzando diversi romanzi, tra i quali La fortuna non esiste (2009), Cosa tiene accese le stelle (2011) e Non temere per noi, la nostra vita sarà meravigliosa (2015).

In questo suo ultimo lavoro ci consegna un racconto dai toni estremamente schietti e umani. L’autore narra di circostanze difficili che ha affrontato nella sua vita accostandole a testimonianze di persone che ha intervistato e che altrettanto il destino ha reso protagoniste di momenti complessi. Tuttavia, il libro è incentrato sul giorno successivo a questi momenti, sul misurarsi con forza davanti a determinati eventi, il cercare di prenderli di petto, combattere la sofferenza, superarla in modo da recuperare una ragione per andare avanti.

Calabresi, prendendo spunto dal suo licenziamento repentino da direttore di “Repubblica”, che ha comportato per il giornalista uno shock visto il congedo inclemente da una posizione importante nell’ambiente giornalistico, offre al lettore delle memorie di persone, da lui intervistate o conosciute, su come affrontare per l’appunto “la mattina dopo”. 


Con delicatezza e toni garbati ci racconta tante storie. Come quella del giovane ecografista Damiano Cantone, 33 anni, fra i tre sopravvissuti a un disastro aereo nel Sudan del Sud. La sua mattina dopo è durata a lungo, a partire dal rimettersi in sesto a seguito di molteplici fratture e profonde lesioni fisiche oltre che della ferita più grande, il senso di colpa nei confronti dei ventisei morti. L’autore ci descrive il coraggio e la tenacia del medico di fronte a una sciagura così grande, che tuttavia non gli ha fatto perdere la voglia di tornare nella sua amata Africa: «Se mi chiedi di cosa mi preoccupi ogni mattina, ti rispondo in modo semplice, forse banale: sorridere e far sorridere. Tutto è precario, dobbiamo essere qualcosa».


C’è anche il mattino dopo di Yavuz Baydar. Presagendo il colpo di stato imminente di Erdogan, il cui regime avrebbe messo fine a ogni voce dissidente e di opposizione, il giornalista turco nel luglio 2016 decide di lasciare Istanbul, abbandonando la sua casa e la sua vita. A Calabresi Baydar racconta come è stato prendere il coraggio e la fermezza che aveva e fuggire, superare il confine, lasciare tutto e andare via. Oggi vive in Francia, si è creato una vita in un altro Paese, senza smettere di monitorare le notizie che provengono dalla Turchia e ha creato una testata online indipendente che parla della sua terra senza timori.

Calabresi con questo libro scava nella storia di diverse persone e anche nella sua, non certo per dare al lettore una precisa strada da seguire davanti a eventi difficili che possono presentarsi, ma semplicemente dà una visione non unilaterale nel fronteggiare le difficoltà della vita. Senza retorica o facili pietismi parla di circostanze reali che fanno parte dell’esistenza di tutti. Parla di quella mattina che «non poteva essere nemmeno immaginata. Accade con gli incidenti, le morti improvvise, accade quando l’equilibrio della tua vita è sconvolto senza preavviso».
Un libro da leggere. Intimo, schietto, umano dal quale si può trarre un messaggio di estrema bellezza che Calabresi esprime più volte durante il corso del libro: «Le persone si scoprono nelle difficoltà, li si misura la loro umanità».

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Katia Zantedeschi

Lettrice compulsiva e recidiva. Un vizio che l'accompagna fin dall'età adolescenziale, si nutre voracemente di libri che la condannano all'obesità mentale, ma senza alcun bisogno di una dieta ipocalorica. Il suo motto è: "Se anche solo una persona, grazie al mio cianciare di libri, decidesse di leggerne uno, sarebbe una grandissima vittoria".

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