Merano WineFestival: trionfo per i vini veronesi

Sono più di 50 le aziende vinicole veronesi che, dall’8 fino al 12 novembre, parteciperanno con oltre 200 etichette alla 28esima edizione di Merano WineFestival, la storica manifestazione altoatesina nata nel 1992 e dedicata al panorama wine&food italiano e internazionale di prestigio. Una partecipazione che conferma come i vitivinicoltori scaligeri sappiano conquistare sempre più un ruolo da protagonisti sul mercato, consolidare la propria presenza nelle manifestazioni che contano ed eccellere con alcune tra le migliori etichette nel mondo del vino.

Una qualità che è stata premiata dal Merano WineFestival con i WineHunter Awards, gli ambiti riconoscimenti della guida The WineHunter Award 2019 assegnati dalla giuria capeggiata da Helmuth Köcher, WineHunter e patron della manifestazione, che ogni anno ricerca, scopre e seleziona le eccellenze vitivinicole e culinarie che partecipano al WineFestival. Il premio viene attribuito a prodotti nazionali ed internazionali che si distinguono per la loro personalità, carattere e unicità e che, a seguito di una attenta valutazione, raggiungono un punteggio minimo di 88 punti su 100.

The Wine Hunter Award

I vini degustati sono 5.800, di cui 2.900 scelti dalle otto commissioni di assaggio: a vincere l’Award Rosso (da 88 a 89,99 punti) 2.400 etichette, mentre 500 sono quelle insignite con l’Award Gold (da 90 a 94,99 punti). Di queste, 100 sono state le candidate alla vittoria dell’Award Platinum (da 95 a 100 punti). Il massimo riconoscimento ha incoronato anche le realtà vitivinicole della Valpolicella ed è stato assegnato per la categoria “Wine” a Carlo Ferragù con l’Amarone Della Valpolicella DOCG 2014 e per la categoria “Old Vintage Collection Ante 2011” a Garbole con l’Amarone Della Valpolicella Riserva DOCG 2010 Hatteso, a Ernesto Ruffo con l’Amarone Della Valpolicella DOC 2009 e a Gerardo Cesari con l’Amarone Della Valpolicella Riserva DOCG 2010 Bosan.

«Si tratta di una grande soddisfazione, un riconoscimento che ti fa capire di essere sulla strada giusta e ti aiuta a continuare nella ricerca dell’alta qualità» conferma Carlo Ferragù, che ha all’attivo 14 anni di partecipazione alla manifestazione altoatesina. L’azienda ha prodotto il suo primo Amarone nel 1997 e da allora continua a puntare su elementi di forza come il legame indissolubile con il territorio in cui viene prodotto questo vino, frutto dell’accurata selezione di uve Corvina, Corvinone, Rondinella, Oseleta e Croatina, coltivate sulle pendici delle colline della Val d’Illasi. Soddisfatto anche Filippo Finetto di Garbole, l’azienda di Tregnago che ha fondato con il fratello Ettore nel 1994. «Per noi è la prima volta al Merano WineFestival e la partecipazione è stata sicuramente premiante – commenta Finetto –. Il nostro vino di punta è l’Hurlo 2011 un Rosso Veneto IGT che rappresenta la massima espressione del nostro modo di intendere il vino.» Un vino prodotto in edizione limitata solo nelle annate più vocate e che nasce dall’appassimento dell’uva corvina e di altre quattro uve autoctone veronesi.

Merano si conferma una scelta strategica per le aziende vinicole veronesi.
«Il Festival è una manifestazione che negli anni è cresciuta e si è evoluta proponendo eventi collaterali; i primi anni era frequentata molto dagli operatori, in queste ultime edizioni abbiamo visto un grande afflusso di appassionati e privati» segnala Stefano Tommasi che con l’azienda di famiglia, nata nel 1902, partecipa al festival dall’edizione del 2003.
Un palcoscenico d’élite, quello di Merano, riconosciuto anche dalle Famiglie Storiche, l’Associazione nata nel 2009 che oggi riunisce tredici storici produttori di Amarone Docg (Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre d’Orti, Venturini e Zenato) che promuovono il vino divenuto icona vitivinicola italiana conosciuta e apprezzata in tutto il mondo. «Con le Famiglie Storiche e The Circle organizziamo due masterclass il 9 e il 10 novembre, dove presenteremo il De Buris Amarone della Valpolicella Classico doc Riserva 2009 ed il Ca’ Florian Amarone della Valpolicella Classico doc Riserva 2011 (premiato con l’Award Gold)» annuncia Tommasi. La verticale del pregiato vitigno, che metterà a confronto 13 diversi Amarone, 10 annate e celebrerà il decennale delle Famiglie Storiche, si inserisce nelle novità dell’edizione 2019 del Merano WineFestival con “The Circle. People Lands Experiences”, un programma di iniziative e di intrattenimento in Piazza della Rena, dedicate a storie di uomini, di cibo, di vino e di territori.

Helmut Kocher

L’edizione 2019 della manifestazione meranese Helmut Kocher l’ha voluta dedicare ai 500 anni di Leonardo Da Vinci e punta sulle novità del Fuorisalone e sull’approfondimento di temi quali la sostenibilità, l’innovazione e il vino al femminile. Il Merano WineFestival si rivela così un vero e proprio think tank, un forum di scambio di opinioni tra produttori, opinion leader, professionisti del settore e consumatori.

Tra le novità in programma per questa 28eima edizione ci sono “Vino in Anfora WineHunter Area” (23 vini), una nicchia che valorizza vini affinati nel modo più antico e le aziende veronesi non mancano, con due vini premiato con l’Award Gold. Si va dal Recioto della Valpolicella DOCG Classico 2016 di Pietro Zardini, che in cantina conserva circa 1000 litri di Recioto della Valpolicella con affinamento di 18 mesi in anfore, al Bardolino Chiaretto DOC 2016 in anfora di Zeni 1870, la storica azienda con sede a Bardolino, che partecipa per il secondo anno al Merano WineFestival. «Il nostro Chiaretto in Anfora fa parte della FeF Collection, acronimo di Fausto, Elena e Federica e rappresenta la quinta generazione della famiglia Zeni» racconta Elena Zeni. Quella del 2017 è la seconda vendemmia e nasce dalle uve Corvina e Rondinella affinate sulle proprie fecce fini in anfore di terracotta Tava per un anno. «Con questo progetto abbiamo voluto omaggiare la nostra generosa terra dove nasce il Bardolino Doc» conclude Zeni.

Produzioni che racchiudono in sé la maestria del viticoltori veronesi, ma soprattutto il legame indissolubile con il territorio come sottolinea anche Marica Bonomo, Monte del Frà, l’azienda nata nel 1958 che partecipa da otto anni consecutivi al festival. «Al Meraner portiamo la nostra Valpolicella nelle figure del Ripasso e del nostro Amarone premiato con l’Award gold, Amarone Della Valpolicella DOCG 2015 Lena), vini dalla profonda eleganza dettata dal luogo nei quali li si produce, il comune di Fumane» dichiara Bonomo. Da una decina d’anni la famiglia è infatti proprietaria della tenuta nel comune di Fumane lungo il piccolo torrente Lena, a Lena di Mezzo.
Lunga la tradizione di partecipazione anche per la storica Casa Vinicola Sartori di Verona fondata nel 1898. «Abbiamo partecipato per la prima volta nel 2007, e dal 2012 in poi tutti gli anni – dice Elena Brisighella –. Quest’anno portiamo i vini selezionati dal festival, l’Amarone della Valpolicella Classico DOCG Reius 2013 e Regolo Il Valpolicella Ripasso Superiore Doc Regolo 2016» entrambi premiati con l’Award rosso dalla giuria del Merano WineFestival.

Produttori che investono per elevare la qualità, apportare un significativo miglioramento nello sviluppo di nuovi vini e privilegiare tecnologie sostenibili per l’ambiente. «Il nostro modo di fare impresa vuole essere un modello di sostenibilità in un progetto idealmente molto più ampio, che sappia influire sulle altre realtà produttive del territorio attraverso la qualità dei nostri prodotti ed attraverso un modello economico-produttivo nel rispetto del valore ambientale e della comunità» afferma Diego Cottini, titolare dell’azienda di famiglia di Caprino Veronese, che ritorna a Merano per la seconda volta con il Calinverno Rosso Veronese IGT 2014, premiato con l’Award Gold da The WineHunter. «Calinverno viene prodotto solo nelle annate migliori sin dal 1998. Un vino di cui andiamo fieri, che ben rappresenta la nostra volontà di raccontare il territorio che amiamo con un linguaggio nuovo. Oggi crediamo sia giunto il momento di farlo conoscere di più anche in casa nostra, convinti che possa trovare una propria collocazione nel novero dei grandi vini rossi italiani» ribadisce Cottini.

Driver recente per il mercato del vino, per la comunicazione e per i processi produttivi ed organizzativi viticoli ed enologici, la sostenibilità sarà al centro della giornata di apertura del Merano WineFestival 2019 che venerdì 8 novembre presenta la terza edizione di “Naturae et Purae”, simposio su sostenibilità, naturalità e purezza nel settore wine&food. Il convegno ha lo scopo di informare e riportare, attraverso esempi concreti, l’evoluzione delle tecnologie e dell’organizzazione vitivinicola testimoniando l’impegno delle aziende verso una nuova strategia sostenibile. Scelte indispensabili per affrontare le conseguenze del cambiamento climatico sulla vendemmia che quest’anno secondo i dati di Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) ha evidenziato una produzione in calo del 16%.

«I cambiamenti climatici influiscono notevolmente sul ciclo vegetativo, rendendo la nostra zona spesso più vulnerabile a piogge torrenziali e grandine che è la vera causa di depauperamento del raccolto» spiega Matteo Bestetti, Sales Executive di Massimago. L’agricoltura biologica rappresenta il processo produttivo scelto dall’azienda di Mezzane di Sotto (VR) Massimago che produce vini biologici al 100% dal 2008 e che partecipa al Festival con l’Amarone biologico Conte Gastone 2015, premiato con l’Award Rosso e con la nuova annata (presentata al Festival all’interno di Enoteca Italia, lo spazio dedicato alla Guida I Vini Buoni d’Italia), del Valpolicella Superiore bio 2015 Profasio. «Mantenere alta la qualità delle nostre vinificazioni (selezionando accuratamente le uve) e applicare un controllo sui prezzi in uscita sono le uniche soluzioni adottabili per gestire le perdite in vigna» sottolinea Bestetti.
Un progressivo azzeramento dei prodotti della chimica di sintesi, la cura della biodiversità lasciando ampi spazi di bosco fra un vigneto e l’altro e sistemi di irrigazione contro lo spreco di acqua preziosa sono alcune delle tecniche adottate da Monte del Frà. «Siamo rimasti molto contenti del risultato qualitativo raggiunto, dipeso comunque da un attento lavoro in vigna con l’irrigazione a microgoccia che non ha portato a situazioni di stress la vigna e la sfogliatura dopo i grandi picchi di caldo per evitare che la buccia ne risentisse» rimarca Marica Bonomo.

Un richiamo alla protezione di una filiera controllata arriva da un’altra azienda storica, quella dei fratelli Degani, viticoltori dal 1900 nella Valpolicella Classica. «La vendemmia 2019 è stata molto buona e il calo di produzione è stato una fortuna. Io sono convinto che nella nostra zona bisogna produrre solo vini DOC / DOCG e non i vini IGT, alcune aziende producono vini che poi pubblicizzano come vini “Tipo Amarone” e questo è un danno per la denominazione» denuncia Aldo Degani. L’azienda di Marano di Valpolicella (VR), che partecipa per la prima volta al Merano Wine Festival, è stata premiata con l’Award Gold per l’Amarone Della Valpolicella Classico DOCG 2015 La Rosta e per l’Amarone Della Valpolicella Classico DOCG 2015.

Tutte le migliori etichette presenti e premiate con i WineHunter Awards saranno protagoniste al Kurhaus dal 9 all’11 novembre con “The Official Selection”, l’espressione del meglio che il nostro paese ha da offrire, selezionata The WineHunter Award. Già da venerdì 8 invece spazio al settore più in crescita, quello dei vini biologici, biodinamici, naturali, “orange” e PIWI (vitigni resistenti alle malattie), con “Bio&dynamica”, un percorso con oltre 100 produttori e più di 200 etichette. Infine, martedì 12 novembre, il Kursaal ospita l’evento conclusivo di Merano WineFestival, “Catwalk Champagne”, sfilata glamour dedicata alle migliori case di Champagne in abbinamento a selezionate specialità gourmet.

Facebook Comments

Chiara Cappellina

Bilingue (italiano-inglese) da sempre, giornalista pubblicista dal 2005, Chiara ha iniziato a scrivere i primi articoli all’età di 16 anni sulle pagine di Verona Fedele. Ha lavorato nella redazione de Il Giornale a Milano nel 2001 seguendo i tragici eventi dell’11 settembre. Già laureata in Scienze della Comunicazione nel 2002, con una tesi sulla “Macchina redazionale dei quotidiani” e con un master in Comunicazione e Giornalismo Scientifico conseguito a Padova nel 2003, si è occupata di nuove tecnologie e stili di vita nella lunga collaborazione con il quotidiano L’Arena. Ha poi collaborato con la redazione veronese di Leggo e del Corriere del Veneto. Tra il 2011 e il 2014 ha diretto la comunicazione in Italia di multinazionali americane come Patagonia e Harman e dal 2015 al 2017 ha curato l’Ufficio Stampa di Fiera di Vicenza. Appassionata di vino e golosa di formaggio, sensibile da sempre alle problematiche ambientaliste, ama la Scozia e la fotografia, ma le sue vere “addictions” sono pattinaggio artistico, freccette, & i suoi animali domestici (cane e gatto) a cui dedica ogni minuto libero (fosse anche di notte).

Chiara Cappellina ha 30 articoli e più. Guarda tutti gli articoli di Chiara Cappellina

Chiara Cappellina

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial
Facebook
Twitter
LinkedIn