“Pink Tank”, lo sguardo al femminile della politica italiana

«La politica è il riflesso della società. Se c’è un’arretratezza, si ritrova anche in politica. Soprattutto nei partiti sia a destra sia a sinistra. Su questo non c’ è  nessuna differenza. La sotto rappresentazione della donna è nella nostra cultura patriarcale e maschilista. Noi partiamo da una condizione svantaggiata e di oggettive difficoltà. Chi fa finta che non ci sia, questa differenza, sbaglia.»

Con questo emblematico incipit si dà inizio a una delle interviste realizzate da Serena Marchi a 18 donne della politica Italiana raccolte nel suo ultimo libro Pink Tank, pubblicato da Fandango libri. L’autrice scatta una precisa  fotografia circa la visione femminile sul mondo della politica Italiana.

Serena Marchi nasce nell’agosto del 1981 a Vallese di Oppeano, in provincia di Verona. Giornalista dal 2003, lavora da oltre quindici anni come addetta stampa di una multiutility.
Nel 2015 pubblica il suo primo libro Madri, comunque, sempre con Fandango Libri e inizia a occuparsi di tematiche femminili. 

Livia Turco, Emma Bonino, Anna Finocchiaro, Giorgia Meloni, Monica Cirinnà, Mara Carfagna, Cécile Kyenge, Daniela Santanché, Laura Boldrini, Mariapia Garavaglia, Rosa Menga, Luciana Castellina, Irene Pivetti, Marianna Madia, Elisabetta Gardini, Emanuela Baio, Elly Schlein e Paola Binetti sono le protagoniste di Pink Tank.
Il testo, come dice il titolo, è un vero e proprio “carro armato rosa” di prestigiose voci femminili che, se da un lato può apparire al lettore diviso nel suo interno a livello ideologico, dall’altro invece si delinea coeso e legato a filo doppio su una problematica comune: le difficoltà della condizione femminile nel mondo politico.

L’autrice, infatti, proprio in virtù di tale diversità, invita, prima di immergersi nella lettura, a coprire il nome dell’intervistata e ad addentrarsi nell’incontro senza pregiudizio alcuno, indipendentemente che si tratti di una politica di destra o di sinistra. Il risultato è sorprendente.

Mara Carfagna

Invero, è interessante osservare come non affiori nessuna faziosità. Anzi, al contrario, vengono messe in rilievo problematiche comuni che coinvolgono tutte le intervistate rispecchiando ostacoli che qualsiasi donna potrebbe affrontare nella propria vita. 
Durante i colloqui con la giornalista vengono sottolineati gli impedimenti con i quali deve ogni giorno combattere una donna politica per riuscire a conciliare il lavoro, o comunque una posizione di leadership, con le esigenze relative al ménage familiare, dando risalto al fatto che lo Stato non si è dotato alla base di una organizzazione per risolvere la questione ma, al contrario, obbliga una donna a scegliere o carriera o vita privata per esigenze pratiche.

Per di più, alcune interlocutrici segnalano che nel caso una donna decida comunque di scegliere la vita politica, o una posizione professionale di rilievo incorre, in una vera e propria assenza non solo di organizzazione ma anche di mentalità a favore: «In Italia non c’è una struttura sociale che aiuti le donne a scegliere di fare politica. Anzi, molto spesso, vengono colpevolizzate: “Lavori e fai politica? E alla famiglia quando ti dedichi?”»
(Monica Cirinnà, senatrice e firmataria della Legge 76/2016 sulla regolamentazione delle unioni civili).

Tra le problematiche toccate si fa strada anche la questione del  possedere una bella immagine e un aspetto estetico piacevole.
Mara Carfagna, vicepresidente della camera dei deputati, racconta che ha sempre vissuto il fatto di essere una donna esteticamente avvenente come un grave pregiudizio, fortemente inficiante sulla considerazione professionale che la società ha in merito alla preparazione della stessa e, in parlamento, dei colleghi, soprattutto uomini.

Le fa eco Daniela Santanché: «Sono stata la prima relatrice in Italia della legge finanziaria. Mi ricordo ancora come titolò “il Corriere della sera”: “Daniela Santanché dai tacchi a spillo e le profonde scollature la prima donna relatrice della legge finanziaria”. A un uomo non avrebbero mai dedicato un titolo così».

Laura Boldrini

Altro argomento molto sentito sono gli insulti sessisti soprattutto sui canali social. Al riguardo, vengono citate dalla senatrice Cirinnà le colleghe Boldrini, Meloni, Boschi e Merkel come donne oggetto di duri attacchi: «Agli uomini nessuno rivolgerebbe insulti sessisti o violenti. Erano belli Andreotti, Fanfani o Craxi?». 

Nel corso delle interviste si profila anche la spinosa questione relativa alla gestione del potere da parte delle donne. Emerge un senso radicato di inadeguatezza, che spesso la donna prova come conseguenza a un sistema sociale che ha sempre visto l’uomo a capo di ruoli di prestigio, mettendo al margine le  figure femminili.
Livia Turco lo chiama «il sentimento di secondarietà», un pregiudizio per le donne che spesso hanno rinunciato, come lei, a determinati ruoli per paura di non essere all’altezza.

Infine, ma non da ultima, è la necessità o meno delle quote rosa, domanda che la Marchi pone a ognuna delle intervistate. 
Alcune sono favorevoli (come Cirinnà, Finocchiaro, Santanchè) sulla base del fatto che viviamo ancora in un sistema in cui la distanza sociale uomo e donna è forte e che fintanto non si colma questo scarto le quote sono indispensabili, altre invece sono a sfavore (come Meloni e Bonino), prediligendo il principio della meritocrazia.

Con un tratto fluido ed essenziale, e senza perdersi in considerazioni personali, l’autrice riporta una cronaca di piacevole lettura relativa a testimonianze femminili di donne lontanissime tra loro negli ideali di partito, ma vicinissime nel vivere quotidianamente il loro stato di “sesso debole” con le difficoltà che questo include, soprattutto in un mondo politico e sociale ancora patriarcale e maschilista.
Da donna posso dire che ci si ritrova perfettamente nei disagi descritti da tutte queste voci femminili, assolutamente allineate in merito alle difficoltà che una donna deve affrontare come lavoratrice.

Un plauso a Serena Marchi che con questo testo tiene viva la questione femminile, una tematica da non sottovalutare ma da mettere al primo posto con un ruolo da protagonista nelle problematiche sociali, soprattutto e finché certe distanze tra uomo e donna, ancora e fortemente presenti, non vengano completamente eliminate.

Consiglio la lettura alle donne ma soprattutto agli uomini.

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Katia Zantedeschi

Lettrice compulsiva e recidiva. Un vizio che l'accompagna fin dall'età adolescenziale, si nutre voracemente di libri che la condannano all'obesità mentale, ma senza alcun bisogno di una dieta ipocalorica. Il suo motto è: "Se anche solo una persona, grazie al mio cianciare di libri, decidesse di leggerne uno, sarebbe una grandissima vittoria".

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