Social contro-hit parade

Un po’ bar sport, un po’ notiziario, un po’ sfogatoio, un po’ veicolo promozionale. In definitiva, ognuno utilizza i social network secondo una personalissima logica. Facebook, Instagram, Twitter e tanti altri: libertà di pensiero e relativismo si sono dati appuntamento in rete dal 2006, con effetti talvolta discutibili. Per alcuni esperti le note piattaforme sono una sorta di aggregatore sociale che crea una falsa sensazione di comunità. A prescindere da come la pensiate, prendiamola un po’ sul ridere. Scherziamo dunque su una serie di modalità di utilizzo da parte di noi utenti. Ecco dunque la classifica dei post che, secondo il nostro sindacabile giudizio, riteniamo più paradossali o curiosi. Talvolta si tratta solo di umane debolezze, dunque considerate la hit parade in maniera semiseria. Cioè, non è preoccupante se vi ritrovate in una delle seguenti casistiche. Se invece vi riconoscete in almeno tre, meglio ci riflettiate su.

10 – Lo spacciatore di saggezza

Copia-incolla frasi celebri di autori che non ha mai letto, su tema preconfenzionato. L’immensità del messaggio ha svariati obiettivi. Il più profondo è spacciare una profondità di pensiero per rimorchiare. In alternativa si tratta di una versione 4.0 del vecchio adagio “Parlare a nuora, perché suocera intenda“: comunicazioni cifrate riferite a situazioni personali. Non è grave: sempre meglio che tatuarsele sul proprio corpo.

9 – Gli eroi dei profili di coppia

In un’epoca in cui i social network sono tra le principali cause di separazione, alcuni utenti sfidano la tendenza e anzi l’affrontano a testa bassa creandosi un “profilo di coppia”. In Italia una statistica ufficiale sostiene che nelle istanze di divorzio il termine “Facebook” compaia una volta su cinque come causa principale, con messaggi privati e profili finti che si posizionano tra le prime modalità per eludere i controlli del proprio partner. Perfino Zuckerberg in alcune occasioni ha sottolineato quanto i social network siano «Terreno fertile per qualche scappatella e anche un modo per scoprire un tradimento». Non per tutti, Mark: per alcuni l’amore vince sempre.

8 – L’aspirante famoso

Quella pop star che mette cento hashtag in inglese è seguita in tutto il mondo. Lo stesso vale per l’influencer del découpage. Ma voi, che accompagnate la vostra foto delle vacanze con frasi o acronimi nella lingua di Shakespeare, perché lo fate?

7 – Il post-whatsapparo

Alcuni utenti comunicano con i propri interlocutori via Facebook dalle proprie pagine con post che presentano contenuti evidentemente personali. Messaggi che nel piccolo mondo antico sarebbero definiti “privati” ma nell’universo attuale alcuni decidono di renderli visibili a tutti. “Grazie per la bella serata”, o per l’amicizia o per quel regalo tanto gradito. Il telefono, Whatsapp, gli Sms, Telegram, Skype: rispetto al 2006 esistono mille modi e strumenti per interagire direttamente con gli altri senza mettere tutto in piazza. Forse siamo vecchi ma ci sfugge la ratio di rendere noto a tutti qualcosa che, pensiamo, sia molto personale e intimo.

6 – Il fidanzato compulsivo

Okay siete una coppia felice. Alla centesima foto insieme che postate su Instagram è inevitabile che a chi vi vede sorga il sospetto che abbiate qualche problema. Innanzitutto di autostima. Che magari riguarda solo uno dei due, con l’altro che, per non scontentarvi, accetta di vedere pubblicata l’ennesima immagine di voi abbracciati. Però ci sta: sempre meglio sottolineare alla sua ex che lui è vostro, o che abbiate la necessità di avvertire quell’altro che ogni tanto la invita a prendere l’aperitivo che alle terme di Abano o a Düsseldorf ci è andata con voi. #Semplicementenoi, ma guardatevi alle spalle.

5 – L’opinionista disattento

Dalla crisi di governo italiano alla politica estera degli Usa fino all’ultimo film di Zalone, ci tengono a far sapere il proprio parere. No problem, nemmeno che, a volte, nella fretta, dimentichino la punteggiatura. Piuttosto l’avvertimento è rivedere le fonti: suffragare il pensiero con un link ad un articolo che, a guardar bene, è tratto da siti improponibili per attendibilità, non è il massimo. Notizieperallocchi.it

4 – Il commentatore di incidenti stradali

“Ben gli sta”. “In auto si va piano”. “Ecco, guidava un extracomunitario: che vadano a fare gli incidenti a casa loro”. “Rip”. “Perché non mettono un semaforo? Sono anni che quell’incrocio è pericoloso”. “Sicuramente stava usando il telefonino”. Un tempo stazionavano davanti ai cantieri, oggi sono dietro la tastiera. Una nuova straordinaria casistica si è sviluppata e sta proliferando in rete: il commento alle notizie degli articoli pubblicati dalle testate relativi agli incidenti stradali. Premio “buon tempo” assicurato.

3 – Quelli che hanno un cuore

Postano immagini strazianti a caso, con una scritta in calce: “Condividi se hai un cuore”. Dopo che hanno condiviso si sentono meglio, manco avessero speso una intera notte a sfamare i poveri con la Ronda della Carità.

2- Il genitore liquido

Siamo in una società liquida, dice il nostro guru. Al punto che, a quanto pare, certi genitori sono si sono talmente liquefatti da parlare ai figli via social. Anziché farlo a casa, a cena, a colazione o quando gli pare, papà e mamma postano messaggi rivolti ai propri amati direttamente su Facebook, corredando il tutto con foto di loro alle prese con la pagella della scuola elementare o in attività sportive. Post che oltretutto i loro piccoli forse non vedranno mai. Nella migliore delle ipotesi non hanno un profilo Facebook attivo. Nella peggiore sono su Instagram.

1 – I geolocalizzati all’ospedale

La salute è l’unica cosa che conta veramente: su questo siamo tutti d’accordo. A chi ha tempo e testa tale da mettersi a scrivere un post in cui si informa urbi et orbi di essere al pronto soccorso, talvolta con il bonus del selfie, il sospetto di chi legge è che il vero problema di salute non sia quello che li ha spinti ad andare in ospedale. Quando vi visiteranno, segnalate al medico di guardia di esservi appena geolocalizzati: vedrete che per voi chiamerà uno bravo.

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Paolo Sacchi

Nato a Genova, ha scoperto quasi subito che le Scienze Politiche non facevano per lui. Viaggiatore e calciofilo, già ufficio stampa, come giornalista collabora con diverse testate cartacee, web e radiofoniche e da anni racconta dal vivo in diretta alla radio le partite del ChievoVerona. Esperto di turismo e di sport britannici, è felice di dover rifare spesso il suo bagaglio a mano.

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