Una notte di mezza estate a Sant’Eufemia

“A Verona non succede mai niente” questo è un luogo comune con il quale in molti descrivono la città scaligera.
Facile dirlo, difficile argomentarlo di fronte ai numeri di “Teatro nei Cortili”:
206 spettacoli, iniziati il 15 di giugno e che si concluderanno il 7 settembre;
26 diverse compagnie teatrali, “capitanate” dalle Compagnie Guida nominate in seguito a un bando del comune, Estravagario, Armathan e ArteFatto Teatro che avevano il compito di interfacciarsi con gli uffici locali per l’organizzazione; 3 le location, il cortile ovest dell’Arsenale e i chiostri di Santa Maria in Organo e di Sant’Eufemia, che hanno visto, in particolare negli ultimi anni, aumentare il numero di scritture originali rappresentate in commedie ironiche.

Nell’incantevole cornice del chiostro di Sant’Eufemia, costruito intorno all’anno 1000 dai monaci agostiniani, ieri sera si svolgeva la quinta serata de La Bella e la Bestia della Compagnia dell’Arca, con la regia di Valerio Bufacchi, che rimmarrà in cartellone fino all’8 agosto.
Lo spettacolo rappresenta la celebrazione dell’anniversario della compagnia che proprio 10 anni fa mosse i primi passi sulla celebre favola di madame Beaumont diventata poi famosa con il cartone Disney.

La reintepretazione della storia è quella di un vecchio vedovo, il mercante Lear, interpretato da Marco Poggiani, che vive insieme alle tre figlie, la svampita Goneril, la cattivisima Regan e Cordelia, che diventerà poi la celebre Bella, portata in scena da Giulia Guandalini.
L’uomo viene a sapere che una delle sue tre navi mercantili, naufragate con tutti i suoi averi, è invece arrivata al porto. Durante il cammino verso il porto, il povero mercante si imbatte in un palazzo apparentemente abbandonato in cui vi risiede una Bestia, impersonata dal regista Valerio Bufacchi, circondata da strani esseri rappresentati da Arlecchino, Colombina, Pantalone, Brighella e Rosaura.
È a questo punto che l’uomo, mentre coglie una rosa da prendere in dono per la figlia Cordelia, fa la conoscenza della Bestia che, come ricompensa di tale furto, chiede in cambio la presenza della figlia al palazzo.
Da qui nasce il rapporto tra Cordelia e la Bestia che vedrà i due unirsi nel finale più comune che tutti conoscono.

Non è facile portare sul palco una commedia che parli lo stesso linguaggio delle persone, soprattutto se il pubblico che ti accoglie è il più disparato come età. Ma questo testo ci riesce perfettamente.
Lo spettacolo è innanzitutto divertente, le particolarità caratteriali e gli sketch presentati dalle sorelle Goneril e Regan, interpretate da Daniel De Fanti e Serena Berardo, rappresentano uno stile comico attualissimo, mai scontato, capace di far tenere gli occhi sognanti tipici delle favole, strappando un sorriso a un bambino come a un adulto.
Le musiche e i dialoghi si miscelano perfettamente con le parti cantante e quelle recitate. L’entusiasmo si percepisce non solo sul palco ma anche in regia, dove gli attacchi giusti e i passaggi di scena vengono celebrati con esultanze sentite.


Straordinario anche il lavoro di Sara Ferrari che crea la scenografia in tempo reale proiettando i suoi lavori con la sabbia – durante queste serate si è alternata con Alessandra Coltri, che invece si occupa di disegni con la china –.

Il risultato è uno spettacolo “fresco”, non solo per il meteo magnanimo che ha contribuito alla scenografia con tantissimi lampi e vento senza mai piovere, ma anche perchè scivola veloce, non annoia e fa tornare a casa proprio con gli occhi sognanti e il sorriso che hanno accompagnato il racconto.

Lo spettacolo è in replica anche questa sera, sempre a Sant’Eufemia, mentre a Santa Maria in Organo è presente la compagnia Armathan con Jena Ridens e in Arsenale l’Estravagario Teatro con Allontanarsi dalla linea gialla (qui per vedere tutto il programma)

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Matteo Guidotto

Trevigiano di nascita ma ormai veronese d'adozione, è amante del web da più di dieci anni (anche se non sempre è corrisposto) ed è una delle colonne portanti dell'Associazione TEDxVerona. Ha sempre cercato di legare il suo lavoro e le sue passioni (fra cui giornalismo e musica) ai rapporti con le persone. Con inevitabili delusioni e stupefacenti soddisfazioni.

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