Uno, due, tre… Ri-Ciak!

Riaprire un cinema storico, nell’era dei multisala, non sembra un sogno, ma un’utopia. Eppure un gruppo di veronesi ci sta credendo, ha fondato un’impresa sociale, ViveVisioni, per realizzare il progetto e ha già ottenuto l’appoggio di diversi soggetti pubblici e privati, come Accademia di Belle arti, Cisl, Cgil, Mag Verona, dipartimento di Culture e civiltà dell’Università di Verona, Camera di commercio e la sua Agenzia t2i.

A oggi sono più di 230 persone che si sono coinvolte attivamente per aprire di nuovo i battenti dello storico Ciak di via XX Settembre e farne un cinema di comunità. Un luogo di aggregazione, socialità, svago e offerta culturale, uno spazio che sarà abitato non solo da film e spettatori, ma che sarà catalizzatore delle diverse anime del quartiere e della città.

Il fenomeno in realtà non è isolato: in diverse città italiane ed estere si stanno sviluppando progetti simili, che credono nella funzione del cinema come linguaggio non solo artistico, ma anche sociale. La fruizione delle piccole sale tutto sommato ha resistito negli anni, come testimoniano non solo i cinema parrocchiali, ma anche altre piccole sale indipendenti. Concorsi e festival continuano a tener vivo un settore culturale tutt’altro che spento, con una buona ricaduta sulla vivibilità degli spazi cittadini anche periferici.

Veronetta, poi, è storicamente un quartiere con molti cinema e oggi è protagonista di continui cambiamenti, a partire dalla presenza di abitanti di culture diverse, accanto alla popolazione studentesca, che ha proprie dinamiche di relazione e fruizione del contesto sociale. «L’interesse da parte dell’università alla realizzazione del progetto è alta – spiega Massimo Rimpici, tra i soci della prima ora e responsabile delle relazioni esterne -, perché sarebbe per loro comodo utilizzare un cinema per attività didattiche, con la proiezione delle pellicole. Pensiamo anche a fare delle proposte in lingua, non solo per gli studenti, ma anche per gli abitanti della zona, che provengono da diversi Paesi. Le idee sono molte, adesso le potenzieremo cercando nuovi partner e collaborazioni con altre realtà culturali del territorio.»

Massimo Rimpici

Vive Visioni infatti sta per firmare il preliminare di acquisto, previsto per metà gennaio, e ciò consentirà di presentare l’idea a molti più interlocutori rispetto alla fase di avvio. D’altronde, il piano di investimento ammonta a 960mila euro, tra acquisto e ammodernamento, per cui la raccolta fondi deve perseguire diverse strade. Oltre alla partecipazione ai bandi, conta la sottoscrizione della quota associativa, che ammonta a 55 euro (per informazioni, scrivere a cinemariciak@gmail.com e sulla loro pagina Facebook), che è lo strumento più immediato per coinvolgersi nel progetto.

«Quando sarà a regime, il Ri-ciak sarà aperto otto ore al giorno per tutta la settimana – continua Rimpici – quindi sarà un riferimento vero e proprio per il quartiere e la città. Dato che ci vorranno circa 4 anni prima che sia fruibile al pubblico, stiamo lavorando per sistemare un locale al suo interno, dove disporre la sede dell’associazione, ma soprattutto abbiamo messo in moto la prima rassegna firmata Riciak, intitolata “Cinema del reale”.»

L’avvio del programma è domani, venerdì 20, con “Paese nostro. Il film che avremmo voluto mostrarvi”, negli spazi della Fucina culturale Machiavelli alle ore 21. L’idea è di dare visibilità ad un cinema “giovane e km zero”, ossia a documentari di registi under 35 provenienti da Veneto e Trentino, che saranno presenti in sala per scambiare idee e dialogo dopo la proiezione.

“Paese nostro” è un film collettivo sull’Italia dell’accoglienza diffusa, realizzato nel 2016 dagli autori ZaLab e prodotto dal Ministero degli Interni, ma mai distribuito. Seguiranno il 27 gennaio “Vergot”, di Cecilia Bozza Wolf, “Lupele” il 25 febbraio, di Razvan Hanganu e Mattia Parisotto, e il 17 marzo “Cos’hai per la testa”, di Enrico Meneghelli e Sara Pigozzo (la locandina si può scaricare qui).

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Fabiana Bussola

Giornalista pubblicista dal 1996, sto frequentando dei corsi per diventare estroversa, ma sono ferma alla cintura blu. Ho collaborato con diverse testate locali e nazionali, e mi occupo di ufficio stampa e comunicazione. Parlo da sola in italiano, tedesco e inglese, sono la schiava di un cane anziano e di una gatta giovane, e cerco di cambiare il mondo senza riuscirci. Da storica dell'arte, sogno di organizzare la più grande mostra di arte contemporanea che l'umanità abbia mai visto. Ma forse sarà per la prossima volta.

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