Austerity e delusione

6 GIUGNO – Nei giorni scorsi è tornato a salire lo spread, arrivando nuovamente a toccare quota 436 punti, livello al cui sopraggiungere il governo Berlusconi chiese al Fmi di verificare l’andamento dell’approvazione delle riforme per risolvere la crisi economica che già imperversava.

Da quel giorno si sono susseguiti una serie di avvenimenti che hanno stravolto l’assetto istituzionale italiano. Al IV governo Berlusconi si è sostituito un governo tecnocratico con a capo Mario Monti. L’illustre professore, con i suoi colleghi, si è fatto carico di un compito assai gravoso: traghettare l’Italia verso l’uscita dalla crisi economica, che ha investito l’intero Vecchio Continente a seguito del crollo di alcuni colossi bancari americani, anni fa.

Dopo mesi di tagli e sacrifici imposti agli Italiani, nel nome di una cura “amara ma necessaria”; lo stile di vita della popolazione italica è diminuito in modo significativo, le varie attività commerciali testimoniano tutte un crollo dei consumi, la gente si sposta meno a causa dell’aumento delle accise sui carburanti e così via; nonostante questo pesante pegno che l’Italia sta pagando nei confronti di un’Europa che continua a chiedere a gran voce maggiori garanzie di stabilità economica e non solo, il rischio “Grecia” è tutt’altro che allontanato.

Com’è possibile? I tecnici sono stati invocati perchè riuscissero a colmare quel vuoto decisionale lasciato dalla classe politica della II Repubblica; perchè prendessero quelle decisioni che per un politico rappresenterebbero la fine.

Forti del fatto che non si sarebbero dovuti presentare alle urne alla ricerca di un consenso per continuare la propria attività, i professori sin dalla loro investitura si sono presentati come i medici in grado di fermare, con un’incisione decisa, il dilagare dell’infezione in questo stanco corpo.

Sono stati preannunciati tagli su tutti i fronti, caratterizzati però da un regime di equità sociale. Così però non è stato.

Tagli alle spese ed imposizione fiscale si sono registrati sì, ma sono stati meno equi di quanto auspicato dalla popolazione e contemporaneamente meno incisivi rispetto a quanto fosse necessario. Questa l’origine della delusione che attanaglia il cuore di questa Nazione prossima allo stremo.

Prendiamo la Gran Bretagna di Cameron: occorreva ridurre le spese e così il governo ha fatto. Era scontato che ci sarebbero state delle manifestazioni, non esistono manovre di questo tipo che non siano impopolari, tuttavia di fronte all’opposizione della popolazione, il governo inglese ha avuto il coraggio di proseguire nella sua linea d’azione. Giudicheranno poi i cittadini britannici se le decisioni assunte saranno quelle più corrette oppure no, ma è stata apprezzata su più fronti la fermezza e la convinzione nel portare avanti le proprie decisioni.

Questo non è accaduto in Italia.

Sono state colpite ancora una volta le classiche categorie, quelle più esposte in quanto meno potenti, mi riferisco a pensionati, lavoratori dipendenti, studenti… quando è stato il momento di incidere su categorie fino ad ora tutelate, quasi temute dalla classe politica, il governo ha fatto marcia indietro. Il risultato è che in Italia sono state adottate misure che gravano tutt’ora pesantemente sulle classi più disagiate, mentre coloro che hanno una maggiore forza contributiva sono stati sfiorati di striscio.

Anziché imporre l’IMU sulla prima casa –e ricordiamolo, gli italiani da sempre sono stati propensi ad investire i propri risparmi nel mattone– che tocca quasi tutti, sarebbe stata auspicabile una patrimoniale sui grandi possidenti, non per penalizzare questi ultimi, ma perchè in un’ottica di equità sociale è normale che chi ha di più, dia di più; la percentuale di capacità contributiva dovrebbe variare in modo significativo dalla classica famiglia media italiana al proprietario di stabilimenti in Italia ed all’estero.

Abbiamo manager statali che guadagnano tre volte i loro colleghi tedeschi o francesi, ebbene in crisi economica, se la crisi deve esser sopportata da tutti, ecco che il comune cittadino che fatica ad arrivare a fine mese, sente di poter chiedere al governo di porre un freno a queste anomalie tipiche italiane.

Un profondo sconforto aleggia negli animi, alla preannunciata fase di tagli non è ancora seguita quella che punta alla crescita. Se il governo non agirà al più presto in tal senso ecco che verrà raggiunto il pareggio di bilancio, tanto agognato, ma il rischio recessione sarà sempre più vicino.

Giuliasofia Aldegheri

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Un pensiero riguardo “Austerity e delusione

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    6 Giugno 2012 in 23:11
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    Ho letto con piacere l’articolo che mi ha riassunto “l’andazzo” (l’andamento) o meglio il “mal andazzo” di questi dottori tecnici che sono stati messi al governo, all’inizio del governo tecnico seguivo ( un po’) i telegiornali ma da un po’ ho smesso…ma se Monti potesse leggere sarei contento di dirgli 2 parole..ma siccome non leggerà mi limito a usare toni corretti e civili.

    Mi è capitato per due giorno di lavorare in un paesetto della provincia di Brescia con 4000 – 6000 abitanti. In quei giorni mi sono visto 6 agenti della gdf in borghese controllare i clienti uscenti dai negozietti, una volta a tirare le storie ai commercianti per uno scontrino.

    Ma caro Monti, avrai studiato Economia ma se sguinzagli 6 agenti della finanza per tirare su mettiamo 6 mila euro ( ma non penso proprio che si raccimoli tale somma multando o imprimendo la costrizione di fare gli scontrini agli esercenti) secondo te stai intraprendendo un attività profittevole o le entrate non coprono le spese?

    …non ho parole, Monti ma ferma quel piffero di opere pubbliche da migliardi di euro che non servono a nulla se non a infilare le mazzette a chi le gestisce,

    spero che qualcuno mi controbatta altrimenti resterò con un disgusto politico, grazie per l’articolo!

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