Corruzione e politica, un connubio inscindibile?

foto da "fanpage.it"

3 APRILE – Il fenomeno della corruzione dilaga sempre più. Dopo il caso Lusi, il tesoriere della Margherita accusato d’aver sottratto al partito 20 milioni di euro; dopo Pasquale Quinto, tesoriere dei Radicali Italiani, processato per direttissima e condannato a 10 mesi di reclusione per appropriazione indebita aggravata e continuata, reo di aver sottratto “soli” 200.000 euro; ieri è stata la volta della Lega Nord.

C’è stato infatti un blitz delle forze dell’ordine e della Guardia di Finanza nella sede di via Bellerio a Milano. L’operazione sarebbe stata voluta dalle Procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria, il principale indagato infatti è Belsito, tesoriere del Carroccio, che avrebbe avuto legami anche con Lavitola e Tarantini –già saliti agli onori della cronaca per reati quali estorsione e corruzione.

La seconda Repubblica non sembra quindi distinguersi di molto dalla prima Repubblica, non è un caso che il Presidente della Repubblica nel celebrare i 150 dell’Unità d’Italia, abbia posto l’accento sul tema della lotta alla corruzione e della trasparenza che dovrebbe muovere l’operato dell’intera classe politica.

In una simile realtà appare sempre più necessaria una legge anti-corruzione.

Questa viene invocata da tempo da diversi esponenti politici, primi tra tutti i centristi con l’on. Casini, che sprona l’esecutivo per avere un testo pronto entro Pasqua; accanto all’Idv, da sempre impegnata a promuovere la legalità nel Paese. Sentito in merito all’arresto di De Gennaro, consigliere regionale pugliese, l’on. Pierfelice Zazzera ha infatti definito “non più rinviabile l’approvazione in Parlamento di una legge anti-corruzione, che miri a rafforzare i sistemi di controllo e di trasparenza sugli affidamenti pubblici”.

Dello stesso avviso è, ora, anche il segretario del PDL Alfano, con una particolarità: mentre i partiti fin qui citati si concentrano sulla corruzione dilagante, il PDL sin da quando era al governo, preme per l’approvazione di una riforma della giustizia che investa non soltanto la corruzione, ma anche la responsabilità civile dei magistrati e soprattutto le intercettazioni.

”La lotta alla corruzione deve essere una priorita’ per il governo Monti. Per questo, una volta che il ministro Severino avra’ depositato gli emendamenti del governo, auspichiamo che tutta la maggioranza sia compatta in parlamento per approvare una legge capace di contrastare corrotti e corruttori. Auspichiamo che la convergenza possa essere tale da approvare in entrambi i rami del parlamento il ddl anticorruzione gia’ entro la pausa estiva” – queste le parole di Ferranti, capogruppo del PD in Commissione Giustizia.

Quello che emerge è perciò un quadro in cui tutte le forze politiche sono unite per un obbiettivo comune, almeno a parole. Da domani il ministro Severino inizierà una serie di incontri bilaterali – così è stato infatti richiesto dai partiti – con gli esponenti dei vari gruppi politici, a cominciare da Fli rappresentato dall’avvocato ed onorevole Giulia Bongiorno, l’on. Bocchino e l’on. Della Vedova.

Entro la prossima settimana, stando alla “tabella di marcia” concordata dal premier con i vari leader politici, le consultazioni dovrebbero esser concluse, per arrivare così, in breve tempo, alla formulazione di un testo di legge bipartisan.

Consapevoli del crescere delle tensioni politico sociali attorno ad un tema così scottante, specialmente ora dopo l’ennesimo caso venuto allo scoperto, dal Ministero fanno sapere che la Guardasigilli “intende rispettare pienamente l’impegno preso per iscritto con le Commissioni Giustizia e Affari costituzionali per illustrare la sua proposta a partire dal 16 aprile, secondo il calendario deciso dalle Commissioni”.

Ben presto sapremo quindi se, in periodo di elezioni amministrative, i partiti riusciranno a coordinarsi oppure se, come spesso accade, cercheranno solamente di distinguersi gli uni dagli altri, per conquistare l’elettorato.

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