Don Verzè, un uomo religiosamente controverso

foto by www.sanraffaele.org

4 GENNAIO – “Pensava in grande e s’intestardiva a realizzare grandi opere anche se mancava di mezzi”. Con queste parole ha avuto inizio,tra le navate della Chiesa Parrocchiale  di Illasi (VR), l’omelia che S. Ecc. Mons. Giuseppe Zenti ha voluto pronunciare  durante i funerali di Don Luigi Verzè.

Le esequie già dall’inizio si manifestavano particolari, in quanto vi era una forte attenzione mediatica riguardo una persona e sacerdote che in questo  ultimo periodo si trovava all’interno di una vicenda molto particolare ed ancora  molto oscura.

E il Vescovo di Verona non ha voluto farsi intimidire dall’aspra “contesa” sulla  figura di Don Verzè che i mass-media avevano da tempo ingaggiato, vedendo,  da una parte il Corriere della Sera e Repubblica molte volte lasciarsi condurre  da dietrologie non sempre attendibili, e dall’altra parte la forte difesa della  persona e dell’opera del Sacerdote Veronese da parte de Il Giornale e Libero.

Mons. Zenti, invece, ha voluto sottolineare soprattutto il lato personale e a volte intimo che impegnava Don Luigi Verzè a condurre ogni giorno il  San Raffaele.

Proprio per questo Mons. Zenti ha sottolineato il forte carattere di Don Verzè  che lo spingeva a compiere anche operazioni rischiose dal punto di vista  finanziario per il Gruppo del San Raffaele, senza “mezze misure e mediocrità  che non entravano nel suo paniere”.

Questa forza di volontà e a volte spregiudicatezza, per il Vescovo di Verona  erano guidate in Don Luigi Verzè affinchè i malati “avessero il meglio sul piano dell’attenzione umana e sul profilo professionale che voleva sempre eccellente”.

Infatti, l’attenzione verso il malato in Don Verzè era portata quasi alla venerazione e alla sua dedizione totale affinchè ogni persona che fosse ricoverata al San Raffaele avesse la possibilità di ricevere le migliori cure  possibili.

Oltre a questo, per Verzè, il rapporto con i malati diveniva quasi una esperienza mistica paragonabile al dono eucaristico.

Questo, nella sua omelia, Mons. Zenti lo ha voluto sottolineare molto attentamente citando proprio il Sacerdote originario di Illasi, quando disse:  “I malati vanno venerati come l’eucarestia in quanto in essi c’è una presenza  certa di Gesù sotto i segni del limite umano”.

Pertanto, per Mons. Zenti, l’Ospedale San Raffaele di Milano diviene il  monumento della genialità di Mons. Verzè, pensato come segno dell’amore  di Dio per l’uomo.

E, ha continuato Mons. Zenti nella sua omelia, “Senza Don Luigi tale  Ospedale riconosciuto come eccellenza mondiale, non esisterebbe”.

Però, tutto questo, aveva portato anche Don Luigi Verzè ad accumulare forti debiti, ad avere qualche inchiesta giudiziaria e qualche chiacchericcio che si  diffondeva in tutta Italia.     Davanti a tutto questo Mons. Zenti, invece, da padre pastore della Chiesa Cattolica ha voluto evidenziare come l’opera di Don Luigi Verzè fosse stata  ampia ed articolata oltre che frutto di una persona geniale che, se è vero  che ha avuto degli eccessi, la colpa di essi va attribuita per l’eccesso amore  per gli ammalati.

Concludendo la sua omelia, il Vescovo di Verona ha voluto pertanto stemperare gli animi sulla figura del Sacerdote Milanese che sicuramente, ancora in questi  giorni, si riaccenderanno, affermando la più importante verità cristiana su  ogni uomo: cioè che l’unico vero giudizio spetta a Dio.

Pertanto, secondo Mons. Zenti oggi si chiede a tutti di “affidare Don Luigi  al giudizio misericordioso di Dio che scruta i cuori e conosce il travaglio  della vita”.

Ora che la sua salma riposa nel Cimitero di Illasi in attesa che venga costruito  il suo proprio loculo all’interno della Cappella del San Raffaele, rimane alla  storia ecclesiastica e civile d’Italia la figura di un Sacerdote che partendo  dalla provincia Veronese con la sua genialità ed i suoi limiti umani, ha voluto  donare al nostro Paese un’Opera benefica che al di là dei giudizi di parte,  sta costruendo un importante bene comune sanitario nel nostro Paese.

Chissà se dopo la morte di Don Luigi, questo verrà ampiamente riconosciuto nel nostro Paese. Oltre i suoi limiti e i suoi eccessi, valorizzando invece la sua genialità e la sua volontà più intima di curare i suoi segni di Cristo presenti davanti a lui.

P. Carlo Maria Veronesi

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