Futuro incerto senza investimenti sui giovani

foto da "fanpage.it"

24 APRILE – Siamo prossimi all’uscita dal tunnel della crisi. Questa è in sintesi la convinzione del ministro per lo sviluppo economico Corrado Passera. Di fatto però la popolazione è sempre più provata dalla tassazione spropositata, rispetto al resto d’Europa, ed il Parlamento è alla costante ricerca di nuove entrate.

In questa ricerca senza fine, la scorsa settimana è stato presentato in Senato un emendamento, il n. 3142, al disegno di legge in materia di semplificazione fiscale, che ha dell’incredibile.

Se fosse stato accolto, si sarebbe tradotto nell’introduzione di una tassa su borse di studio, assegni e sussidi per gli studi e la formazione professionale, superiori agli 11.500€ annui.

Questa somma, percepita per esempio dagli specializzandi di medicina, era infatti intesa dai promotori di questo emendamento quale reddito da assimilare a quello derivante dal lavoro dipendente.

“In questo modo sarebbero stati colpiti gli studenti nel pieno del loro sviluppo professionale e formativo; in un momento in cui andrebbero invece aiutati. Soprattutto in un periodo di crisi – prosegue il dott. Andrea Ziglio, referente per Verona del Segretariato Italiano dei Giovani Medici – le risorse rappresentate dagli specializzandi, dai dottorandi e dai ricercatori vanno tutelate perchè necessarie al Paese”.

L’emendamento proposto da alcuni parlamentari appartenenti al PD si scontra con l’intento, dichiarato dal governo, d’aiutare i giovani ad inserirsi nel mercato del lavoro, per andare a costituire lo zoccolo duro sul quale fare perno per avviare la ripresa della nostra economia.

Equiparare gli specializzandi, a tutti gli effetti studenti che come tali versano le tasse universitarie, ai lavoratori dipendenti solamente ai fini fiscali, senza estendere loro le garanzie che i contratti a tempo determinato generalmente prevedono, sarebbe stata una palese discriminazione, a svantaggio dei ragazzi e delle ragazze che hanno scelto di dedicare la propria vita alla ricerca.

Preso coscienza di tutto ciò, la Commissione Finanza della Camera ha quindi rigettato l’idea di una nuova tassazione.

Questa proposta per “far cassa” a scapito dei soggetti meno tutelati, come spesso accade, non è che la punta dell’iceberg della situazione rispetto alla quale devono confrontarsi i neo laureati.

Se l’obbiettivo nel lungo termine è realmente quello di uscire dalla crisi e non, più semplicemente, raggiungere il pareggio di bilancio ad ogni costo, con tagli e nuove tassazioni deleterie nel lungo periodo, bisogna necessariamente investire sul futuro dei giovani.

Sebbene il governo Monti abbia più volte dichiarato di voler rendere il contratto a tempo indeterminato “la prassi”, relegando ad un ruolo marginare i contratti a tempo determinato (in questa grande categoria si fanno rientrare anche i co.co.pro, i contratti di apprendistato..); la realtà dei fatti è ancora ben lontana da quella auspicata.

Il primo osservatorio sulle professioni, redatto da IULM in collaborazione con la fondazione CRUI e Centromarca, rivela come l’82,6% delle assunzioni dei neo laureati avviene a tempo determinato. Questa è l’ipotesi più rosea.

Un giovane su due infatti ad un anno dalla laurea è ancora senza un impiego, indipendentemente dai meriti. È il caso di Luca Bauce che, uscito con il massimo del punteggio dal liceo classico e con un diploma di conservatorio in tasca, dopo la triennale in Lettere e la specialistica in Scienze dell’Antichità, entrambe conseguite con tanto di lode, negli ultimi 4 anni ha lavorato solamente per 4 mesi di cui uno presso un liceo e gli altri presso varie scuole medie.

Adesso è ancora alla ricerca di un posto di lavoro, dopo anni di sacrifici e studi.

“Uno dei principali problema – non il solo – degli ultimi anni è rappresentato dall’impossibilità per coloro che si sono laureati dal 2008 in poi di intraprendere un percorso verso l’abilitazione all’insegnamento – che diversi anni fa era riconosciuto tramite la SISS” rivela Bauce.

Quello che quindi si profila per un laureato in materie umanistiche (ma non solo) è un orizzonte dominato da un punto interrogativo.

Incerto è anche il futuro dei laureati in Giurisprudenza che intendano intraprendere le classiche professioni forensi. Con l’introduzione della l. 27/2012 è stato infatti previsto “l’equo compenso dopo il periodo iniziale” di praticantato (della durata minima di 2 anni). A prima vista una svolta, in realtà il periodo in questione non è ancora stato quantificato, lasciando così un ampio margine discrezionale agli studi. I praticanti quindi, pur lavorando senza sosta e senza un contratto (e relative garanzie) devono solamente sperare nella generosità del proprio dominus, dovendosi altrimenti accontentare dell’obbligo di rimborso spese, appena introdotto, trascorsi i primi 6 mesi.

Queste e tante altre sono le anomalie tutte italiane a cui il governo – come altri prima – non ha ancora posto mano nonostante le grandi promesse. Con una società basata su fondamenta tanto fragili, nonostante le più ottimistiche previsioni, ecco che la fine del tunnel è ancora lontana.

Facebook Comments

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial
Facebook
Twitter
LinkedIn